Covid-19 il virus della paura, il racconto in un docufilm

«Chissà se riusciremo ad imparare qualcosa da tutto questo?». Si chiude con questo interrogativo, mentre un uomo attaccato ad un respiratore muore, il trailer del docufilm “Covid-19 – il Virus della Paura”, presentato oggi a Roma. Girata su iniziativa di Consulcesi e patrocinata dal ministero della Salute, questa pellicola ha un triplice obiettivo: oltre ad essere un omaggio per i medici e tutti i professionisti sanitari impegnati nella lotta alla pandemia in questi mesi, offre loro un innovativo strumento formativo e dà al grande pubblico una rielaborazione accurata di quanto accaduto, smontando fake news e teorie antiscientifiche.

Con l’obiettivo di non dimenticare ma soprattutto di imparare dagli errori. «La pandemia – ha sottolineato il ministro della Salute Roberto Speranza in un messaggio di saluto – ha cambiato tutti i paradigmi, ma con un obiettivo: ridare centralità alla sanità. In tal senso, la formazione e l’aggiornamento continuo sono le solide basi da cui partire per costruire un nuovo Ssn». Il docufilm, firmato dal regista Christian Marazziti e dall’autrice Manuela Jael Procaccia, è disponibile dal 22 giugno sul sito www.covid-19virusdellapaura.com per tutti i professionisti sanitari. Una versione leggermente adattata al grande pubblico sarà inoltre destinata ai principali festival cinematografici e alle maggiori piattaforme di distribuzione on demand.

La pellicola ripercorre in 80 minuti i momenti principali della pandemia di coronavirus: il discorso del Presidente Conte del 4 marzo, la chiusura delle frontiere, il blocco delle attività produttive, scolastiche e ricreative. Il film, inoltre, racconta i sentimenti degli italiani: la paura dell’ignoto che sfocia in comportamenti di discriminazione verso un nemico immaginario. La stessa paura che alimenta ipocondria e psicosi, responsabile del proliferare di bufale e fake news.

A questa, si contrappone il polo positivo della conoscenza e del metodo scientifico. Il docufilm, il corso di formazione a distanza e il libro da cui trae ispirazione sono firmati da un virologo, il professor Massimo Andreoni, direttore del reparto Malattie Infettive Tor Vergata, e da uno psico- terapeuta, Giorgio Nardone, che opera al Centro Terapia Strategica, che analizzano la pandemia cogliendo i due principali aspetti: come affrontare il virus e come gestire le conseguenze sulla psiche umana. Presenti anche gli interventi di Giuseppe Ippolito, direttore Scientifico Lazzaro Spallanzani e del professor Ranieri Guerra, direttore generale aggiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. «Dalla pandemia abbiamo imparato che il metodo scientifico e la diffusione della conoscenza sono le più importanti armi di difesa che abbiamo contro un’emergenza sanitaria – spiega Massimo Tortorella, Presidente Consulcesi -. Da qui è nata l’idea di creare un percorso formativo ad hoc per professionisti sanitari sul Covid-19: una collana di corsi Ecm, un libro-ebook e un docufilm in grado di offrire un’esperienza coinvolgente. Il nostro obiettivo è quello di esportare il modello italiano che abbiamo creato a livello internazionale con cinema, scienza e tecnologia per formare e aggiornare gli operatori sanitari”. Il docufilm e l’ebook saranno presto disponibili anche in lingua inglese. La collana di corsi Ecm è fruibile sulla piattaforma www.covid-19virusdellapaura.com/

Cosa ha insegnato il COVID – 19? Il parere degli esperti a margine della presentazione online del docufilm promosso da Consulcesi

A margine della presentazione online di “Covid-19 – il Virus della Paura”, il progetto di informazione e formazione dedicato ai medici e agli operatori socio – sanitari, curato e realizzato dal pool legale Consulcesi, con il supporto del Ministero della Salute, alcuni esperti del settore medico – scientifico hanno evidenziato le lacune che la pandemia da COVID – 19 ha lasciato dietro di sé. L’attenzione è stata posta particolarmente sui seguenti aspetti: assenza di una strategia anti  Coronavirus, insufficienza di specialisti esperti in malattie infettive e l’erronea convinzione di poter sconfiggere l’emergenza sanitaria da soli. 

Secondo il parere degli esperti, bisogna partire da questi elementi per poter apprendere la giusta lezione per il futuro. L’allarme maggiore viene dal Direttore delle Malattie Infettive dell’Università di Tor Vergata, Massimo Andreoni, che ha affermato: “La maggior parte delle nostre strutture ospedaliere sono impreparate sul fronte delle malattie infettive. Basti pensare che molti ospedali non hanno un reparto dedicato e in altri il reparto di malattie infettive è stato proprio chiuso. Allo stesso modo negli ospedali c’è una carenza di infettivologi, figure fondamentali per la gestione di un’emergenza di questo tipo”. Il Direttore Generale Aggiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) Ranieri Guerra, invece, ha sottolineato che l’emergenza sanitaria ha dimostrato come il mondo sia legato da un’inevitabile interconnessione. 

Nonostante almeno inizialmente le istituzioni abbiano optato per la chiusura delle frontiere, il confinamento e la difesa del territorio, coltivando l’illusione di trovare una soluzione stando isolati oppure entrando in competizione per ottenere strutture e servizi prima di tutti gli altri, ora, ha evidenziato Ranieri Guerra, “l’Unione Europea ha finalmente iniziato a comportarsi come tale e le grandi agenzie internazionali stanno lavorando con gli stati membri perché vaccini, diagnostica e farmaci siano patrimonio di tutti”. Il Direttore Scientifico dell’Ospedale Spallanzani Giuseppe Ippolito, invece, ha parlato di effetto – sorpresa. Pertanto, appare quanto mai necessario “mettere a punto un piano antipandemico prima dell’emergenza. Solo così saremo preparati ad affrontare a un’eventuale seconda ondata o a una nuova pandemia”. Infine, lo psicoterapeuta Giorgio Nardone, che opera presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo, ha focalizzato l’attenzione sulle conseguenze psicologiche, sullo stress e sui disturbi mentali che potrebbe aver causato il prolungato e pesante confinamento. A tal proposito, ha affermato: “La necessità di dover rispondere ai bisogni dei pazienti, unita all’impossibilità di incontrarli fisicamente <<costretto>> a imparare a usare nuovi strumenti e nuove forme comunicative che si sono rivelate efficaci quanto le tradizionali”. 

Covid-19 e telemedicina WhatsApp, chat e email: attenzione alla privacy dei pazienti, rischio maxi multe per i medici

In Italia primato europeo di sanzioni, gli errori più comuni degli studi medici. I consigli di C&P per essere in regola con le normative europee 

App, messaggi e videochiamate piacciono a medici e pazienti: creano un rapporto diretto, riducono i tempi d’attesa e cancellano la burocrazia. Ne abbiamo avuto dimostrazione durante la quarantena, con un’impennata di webinar, consulti telefonici e online. Ma attenzione, senza le dovute cautele, si può compromettere un bene prezioso, il cui valore è ancora sottovalutato: i dati personali e sanitari del paziente. 

L’allarme arriva da Consulcesi & Partners network legale a tutela degli operatori sanitari. «Il rischio per i professionisti sanitari è molto alto perché loro sono i depositari dei cosiddetti dati sensibili che secondo il Regolamento generale per la protezione dei dati GPDR sono sottoposti a tutela particolarmente severa. In caso di errato trattamento dei dati, le sanzioni potrebbero arrivare fino 20 milioni di euro o, se superiore, fino al 4% del fatturato globale. Ora, – ci tiene a precisare C&P – tale importo è la previsione massima e difficilmente si arriverà a tali cifre per un singolo medico, ma sicuramente l’Autorità Garante potrà disporre sanzioni di diverse migliaia di euro. (il rapporto Federprivacy, stima una media di 145 mila euro in sanzioni). A questo, si aggiunge il rischio che il paziente possa proporre un’azione per richiedere il risarcimento dei danni. E non escluso che gli Ordini possano conseguentemente disporre provvedimenti disciplinari» sostiene Ciro Galiano, avvocato consulente di Consulcesi & Partners esperto in privacy e digitale. Gli strumenti di comunicazione istantanea hanno migliorato il rapporto medico-paziente e rappresentano il futuro della medicina ma possono compromettere sia la tutela della privacy del cliente che il principio deontologico relativo alla segretezza professionale, descritto nel giuramento di Ippocrate. Con il digitale entra in campo un soggetto terzo, cioè l’azienda fornitore del servizio nel quale i termini del trattamento dei dati non sono sempre trasparenti, soprattutto se si tratta di piattaforme gratuite. 

Secondo l’analisi dell’Osservatorio Federprivacy, l’Italia ha il primato europeo di sanzioni su 410 milioni di multe in Europa nel 2019. Riguardo alle infrazioni più spesso sanzionate , nel 44% dei casi si è trattato di trattamento illecito di dati, nel 18% dei procedimenti sono state riscontrate insufficienti misure di sicurezza. Altre sanzioni sono state determinate dalla omessa o inidonea informativa (9%) o dal mancato rispetto dei diritti degli interessati (13%). Sesso, età, religione, così come i dati sanitari rientrano nei dati sensibili (la terminologia attuale è particolari) e vanno tutelati. Ad esempio, i dati di WhatsApp sono di proprietà di Facebook e vengono memorizzati sui server al di fuori dell’Unione europea, il che risulta in contrasto con le norme sul trattamento dei dati in vigore da maggio 2018. Come si è visto, il GDPR su questo punto non transige: il paziente va informato e i suoi diritti vanno agevolati nella maniera più efficace possibile. avvocato consulente di Consulcesi & Partners esperto in privacy e digitale. 

Gli strumenti di comunicazione istantanea hanno migliorato il rapporto medico-paziente e rappresentano il futuro della medicina ma possono compromettere sia la tutela della privacy del cliente che il principio deontologico relativo alla segretezza professionale, descritto nel giuramento di Ippocrate. Con il digitale entra in campo un soggetto terzo, cioè l’azienda fornitore del servizio nel quale i termini del trattamento dei dati non sono sempre trasparenti, soprattutto se si tratta di piattaforme gratuite. Secondo l’analisi dell’Osservatorio Federprivacy, l’Italia ha il primato europeo di sanzioni su 410 milioni di multe in Europa nel 2019. Riguardo alle infrazioni più spesso sanzionate, nel 44% dei casi si è trattato di trattamento illecito di dati, nel 18% dei procedimenti sono state riscontrate insufficienti misure di sicurezza. Altre sanzioni sono state determinate dalla omessa o inidonea informativa (9%) o dal mancato rispetto dei diritti degli interessati (13%). 

Sesso, età, religione, così come i dati sanitari rientrano nei dati sensibili (la terminologia attuale è particolari) e vanno tutelati. Ad esempio, i dati di WhatsApp sono di proprietà di Facebook e vengono memorizzati sui server al di fuori dell’Unione europea, il che risulta in contrasto con le norme sul trattamento dei dati in vigore da maggio 2018. Come si è visto, il GDPR su questo punto non transige: il paziente va informato e i suoi diritti vanno agevolati nella maniera più efficace possibile. C&P offre alcuni consigli che i medici possono seguire per tutelare la privacy dei pazienti: ad esempio, se il medico ha introdotto nuovi sistemi di comunicazione, prima di utilizzarli deve applicare una nuova informativa per la tutela dei dati e aggiornare i documenti relativi alla gestione della privacy e del necessario consenso informato. Inoltre, verificare se i software informatici utilizzati sono a norma, nonché controllare il sistema di protezione antivirus e dei programmi, ma soprattutto di verificare l’adeguatezza della documentazione rilasciata al cliente (con riferimento al trattamento dei dati e del consenso informato). In linea con un recente analisi sul British Medical Journal2, C&P propone l’utilizzo di app di messaggistica istantanea appositamente dedicate. Inoltre, sarebbe buona prassi che i medici che vogliano utilizzare i social media facciano attenzione nel dare consigli tramite social, che abbiano una gestione attenta delle opzioni di privacy delle piattaforme e ne leggano attentamente i termini contrattuali. 

Coronavirus e alimentazione: come ‘allenare’ il sistema immunitario per la fase 2

Uno studio cinese individua un ‘dialogo’ tra microbiota e polmoni. Gli esperti spiegano come mangiare per avere una microflora protettiva e fare scorta di nutrienti 

Di nuovo fuori sia pure con qualche limitazione. Tra voglia di tornare alla normalità e paura di esporsi al contagio, i prossimi giorni possono essere anche l’occasione per rimettersi in forma e rinforzare il sistema immunitario che rappresenta una delle forme di difesa più efficaci contro le infezioni virali. Anche se aumentare le difese del sistema immunitario non è così semplice come sembra, è ormai acquisita la relazione tra l’efficacia di risposta del sistema immunitario, lo stato di salute del microbiota intestinale e ciò che mangiamo. Ecco cosa consigliano gli esperti per ‘armare’ al meglio l’organismo provato anche dalla lunga quarantena. 

Microbiota e sistema immunitario Come facciamo a migliorare la reattività del nostro sistema immunitario? “Il mondo scientifico ha ormai preso atto della correlazione tra efficacia di risposta immunitaria e stato di salute del cosiddetto microbiota intestinale”, risponde Giovanni Spera, endocrinologo e ordinario di Medicina Interna presso La Sapienza di Roma. “Si tratta di un assemblaggio di miliardi e miliardi di batteri, virus e miceti che colonizzano la mucosa intestinale di ogni individuo condizionando positivamente o negativamente, non soltanto la funzione digestiva, ma molte altre funzioni tra cui quella metabolica e finanche quella intellettiva”. 

Il cibo può aiutarci contro il Coronavirus? Allora è vero che possiamo difenderci dal Coronavirus con la dieta? “Non è dimostrato, ma è plausibile che almeno indirettamente sia possibile”, spiega Spera. “I nutrizionisti sanno e ci dicono che per migliorare il microbiota intestinale e di conseguenza il suo equilibrio dobbiamo eliminare gli abusi di cibi che ‘infiammano’ l’organismo, come l’eccesso di carboidrati e di zuccheri semplici in grado spesso di creare la cosiddetta disbiosi intestinale. E’ di certo plausibile che se mangiamo sano, con poco sale, con fonti proteiche selezionate (pesce, legumi) con buon apporto di acidi grassi insaturi e polinsaturi come quelli della frutta secca, del pesce e dell’olio d’oliva, oltre che con abbondante uso di vegetali ricchi di oligoelementi e soprattutto fibre, ottimizziamo composizione e funzione del nostro microbiota intestinale e di conseguenza la sua capacità di implementare l’efficacia difensiva del sistema immunitario nei confronti di tutti gli agenti patogeni esterni. Quindi anche nei confronti del Coronavirus, perchè no?”. 

La relazione tra tessuto polmonare e microbiota A confermare il ruolo che può avere l’alimentazione rispetto al Coronavirus è anche uno studio realizzato dallo Shangai Institute of Digestive Disease e pubblicato sul Journal of Digestive Disease che indaga sul nesso tra la salute del microbiota e la polmonite da Covid-19. “Questo studio condotto sulla popolazione contagiata di Whuan – spiega Chiara Manzi, nutrizionista, docente all’Università di Milano Bicocca e di Ferrara e fondatrice di Cucina Evolution – ha trovato che esiste una relazione, una sorta di dialogo tra intestino e tessuto polmonare. Infatti, al contrario di quanto era successo con altri coronavirus come Sars e Mers, alcuni contagiati hanno avuto inizialmente sintomi gastrointestinali. Di qui lo studio ipotizza che per prevenire la comparsa dei sintomi o curare più efficacemente la polmonite da Covid-19 sia fondamentale creare uno stato di eubiosi intestinale. Non è una novità assoluta perchè ci sono 130mila studi che correlano la salute dell’intestino con la prevenzione dell’obesità, del diabete, dell’asma, della depressione e di tante altre patologie”. 

Se gli anti-virali li produciamo noi Come mai ci sono tanti portatori sani, cioè persone che hanno preso il virus ma non lo manifestano o ci sono persone che lo prendono in forma lieve e riescono a guarire in pochi giorni semplicemente con la tachipirina mentre altri finiscono in terapia intensiva? A questa domanda hanno cercato di rispondere i ricercatori di Shangai che hanno osservato come nei pazienti con disbiosi aumenta la severità delle infezioni da Coronavirus e quindi la gravità della polmonite. “Quando il microbiota è in salute – prosegue Manzi – produce degli interferoni che sono proteine anti-virali che portano all’immunità e alla sopravvivenza del contagiato. Quindi, è certamente importante trovare farmaci e un vaccino efficace ma questo studio, anche se va approfondito, sottolinea che è possibile trovare nel nostro organismo sostanze antivirali in grado di tenere a bada i sintomi”. 

Come avere una microflora intestinale ‘buona’ Ma come si fa ad avere uno stato di eubiosi? “Non è così facile perché la salute della nostra microflora intestinale è determinata da ciò che mangiamo: un’alimentazione ricca di zuccheri e grassi fa morire la microflora protettiva. Quindi, anche se assumiamo fermenti lattici se la nostra l’alimentazione è troppo ricca di fruttosio, zuccheri, sale e grassi distruggerà la microflora positiva. Il giusto nutrimento per la microflora sono le fibre solubili di frutta, verdura e cereali, alimenti ricchi di polifenoli, omega 3 e altri antiossidanti”, conclude Manzi. 

Come reintegrare la vitamina D Dopo tanti giorni al chiuso è importante anche reintegrare la vitamina D visto che moltissimi italiani, chiusi in casa e alcuni senza possibilità di usufruire di giardini o terrazzi, non hanno avuto occasione di esporsi a sufficienza ai raggi solari, principale fonte di questa vitamina. “Dati recenti mettono i bassi livelli di vitamina in correlazione con una minore risposta immunitaria, soprattutto negli anziani”, spiega Silvia Migliaccio, segretario nazionale Società Italiana di Scienze dell’Alimentazione, tra i principali esperti coinvolti nei corsi Ecm Fad su “Nutrizione ai tempi del coronavirus” organizzati da Consulcesi. Ecco perché è necessario portare la ‘vitamina del Sole’ sulle nostre tavole. “La vitamina D è contenuta soprattutto in alimenti grassi quali salmone, sgombro e tonno”, spiega Migliaccio. “La possiamo trovare anche nell’olio di fegato di merluzzo, nel tuorlo d’uovo, nel burro e, in generale, nei formaggi più grassi. Tuttavia, la quantità contenuta in questi alimenti – prosegue – è relativamente bassa, e nei casi di deficienza l’alimentazione non riesce a sopperire alle necessità dell’organismo. In questi casi è utile fare ricorso ad un integratore che permetta di ripristinare i normali valori ematici. Comunque, se l’alimentazione durante la quarantena si è  mantenuta corretta ed equilibrata, seguendo lo schema della dieta mediterranea e quindi con 5 porzioni di frutta e verdura non si dovrebbero manifestare carenze specifiche né di sali minerali né di vitamine”, specifica Migliaccio. Inoltre, una graduale ripresa dell’attività fisica all’aperto, aiuterà a ripristinare la massa muscolare che purtroppo è stata poco sollecitata. 

Alimenti che proteggono gli occhi Con l’aumento delle interazioni sociali nella fase due, visto che il Coronavirus è stato isolato anche nelle secrezioni oculari, sarà importante proteggere gli occhi non solo indossando occhiali avvolgenti con lenti protettive (oltre a mascherine e guanti) ma anche attraverso un’alimentazione corretta. “Portare sulla tavola piatti di frutta come kiwi, agrumi, ciliegia amazzonica e il mirtillo nero, ma anche pesce azzurro, il merluzzo oppure il salmone selvaggio dell’Alaska e gran parte dei vegetali, da oggi è un must per nutrirsi di sostanze altamente immunologiche”, dichiara Claudio Savaresi, primario Unità Operativa Oftalmologia Policlinico San Marco-Zingonia di Bergamo. In particolare, è bene assumere le giuste quantità di omega 3 e 6 che sono dei modulatori dei processi infiammatori e agiscono come prebiotici a livello del microbiota intestinale. “A livello oculare – prosegue Savaresi – partecipano alla formazione della porzione lipidica del film lacrimale permettendone una migliore funzione di barriera contro agenti esterni. Per avere dei validi coadiuvanti in caso di alterazioni e disturbi della retina e della macula, abbiamo la Astaxantina difensore della retina dai danni indotti dagli ultravioletti, i carotenoidi come la Luteina e la Zeaxantina che servono per schermare ed assorbire la componente nociva dei raggi solari mentre lo zinco lo possiamo usare per meglio contrastare la progressione della degenerazione maculare senile soprattutto nelle sue fasi iniziali”. 

Covid-19 – Il Virus della Paura Arriva il vaccino per le fake news da coronavirus

Immagine che contiene cibo

Descrizione generata con affidabilità molto elevata

Docufilm, Libro e Collana Ecm: un progetto virale per professionisti sanitari e cittadini

Covid-19 – Il Virus della Paura è il più grande progetto di formazione e informazione finanziato da privati sulla pandemia da Covid-19. Prodotto da Consulcesi, l’obiettivo è di fare chiarezza su quello che è stato e su quello che potrebbe succedere in futuro per aiutare medici e cittadini a orientarsi in una giungla di informazioni, tra evidenze scientifiche e fake news. Tutti gli introiti saranno devoluti alla Protezione Civile e questa iniziativa la stiamo portando avanti con il supporto delle istituzioni e delle principali realtà scientifiche.

Covid-19 – Il Virus della Paura è realizzato con consulenza scientifica del Direttore dell’Istituto Lazzaro Spallanzani Giuseppe Ippolito, di Massimo Andreoni dell’Università degli studi di Roma “Tor Vergata” dello psicoterapeuta Giovanni Nardoni e vede il coinvolgimento di influencer scientifici e dello spettacolo.  

Quattro sono le aree coinvolte, dalla formazione, all’ arte e cultura alla solidarietà.

• Formazione: progetto formativo accreditato Ecm presso il Ministero della Salute, destinato a tutti gli operatori sanitari italiani ed esteri (collan a di corsi professionali anti-Covid-19)

• Arte e Cultura: libro e Docufilm destinati alla collettività

• Solidarietà: sostenere la Protezione Civile attraverso i proventi derivanti da eventuali vendite del libro e del docufilm

Il primo step di questa maxi operazione è l’uscita venerdì 24 aprile del libro, gratis con il quotidiano Libero “Covid-19 – il virus della paura”. Il libro diventa un ebook gratuito, fruibile da tutti a partire dai primi di maggio, anche in lingua inglese. L’area formativa su arricchisce del Docufilm formativo Ecm in Fad, destinato agli operatori sanitari. A seguire, il Docufilm destinato al grande pubblico che sarà distribuito da importanti distributori di prodotti video (piattaforme video streaming/on demand, tv, cinema, festival, etc..)

Da sempre al fianco di medici e operatori sanitari, Consulcesi ha in questo periodo concentrato tutte le su risorse nella realizzazione di questo progetto basato sull’informazione corretta e anti bufale contro il coronavirus, oltre che al sostegno di un milione di euro in mascherine e altri DPI per diversi ospedali colpiti.

COVID 19 – FASE DUE. L’ESPERTO: «ECCO I CIBI PROMOSSI PER REINTEGRARE LA VITAMINA D DOPO LA QUARANTENA»

“La vitamina del Sole è importante per il nostro sistema immunitario”. Con la nutrizionista Silvia Migliaccio, il corso FAD di Consulcesi ed i consigli utili su alimentazione e integratori per sopperire alle carenze

Roma, 30 aprile 2020 – Salmone, sgombro e tonno. Ma anche olio di fegato di merluzzo, tuorlo d’uovo, burro e formaggi grassi. E all’occorrenza un supplemento specifico da concordare con il proprio medico. È così che per Silvia Migliaccio, segretario nazionale Società Italiana di Scienze dell’Alimentazione, si può sopperire, almeno per il momento, a eventuali carenze di vitamina D, conseguente a queste lunghissime settimane di quarantena. “Moltissimi italiani, chiusi in casa e alcuni senza possibilità di usufruire di giardini o terrazzi, non hanno avuto occasione di esporsi a sufficienza ai raggi solari, la nostra principale fonte di vitamina D”, spiega la nutrizionista, tra i principali esperti coinvolti nei corsi ECM FAD su “Nutrizione ai tempi del coronavirus” organizzati da Consulcesi, azienda impegnata sul fronte coronavirus con un progetto integrato e formativo https://www.covid-19virusdellapaura.com/

  “La vitamina D è un ‘ingrediente’ essenziale per il nostro organismo, specialmente ora che rischia di trovarsi dinanzi a un nemico sconosciuto, il virus responsabile del Covid-19”, aggiunge. 

“La vitamina D svolge diverse importanti funzioni a livello del nostro organismo”, dice l’esperta. “Innanzitutto, aiuta a far assorbire il calcio che introduciamo con gli alimenti da parte dell’intestino. Poi aiuta – continua – i processi di mineralizzazione a livello scheletrico, prevenendo il rachitismo nell’infanzia e l’osteomalacia negli anziani. Inoltre, dati recenti mettono i bassi livelli di vitamina in correlazione con una minore risposta immunitaria, con alterazione dell’omeostasi dei glucidi, con la ridotta funzionalità muscolare negli anziani, con la predisposizione per alcune tipologie tumorali. In particolare, i bassi livelli di vitamina D negli anziani sono stati messi in relazione con una minore risposta immunitaria”. Da qui nasce la necessità di portare la “vitamina del Sole” sulle nostre tavole o, sotto consiglio medico, di reperirla in farmacia. 

“La vitamina D è contenuta soprattutto in alimenti grassi quali salmone, sgombro e tonno”, spiega Migliaccio. “La possiamo trovare anche nell’olio di fegato di merluzzo, nel tuorlo d’uovo, nel burro e, in generale, nei formaggi più grassi. Tuttavia, la quantità contenuta in questi alimenti – prosegue – è relativamente bassa, e nei casi di deficienza l’alimentazione non riesce a sopperire alle necessità dell’organismo. In questi casi è utile fare ricorso ad un integratore che permetta di ripristinare i normali valori ematici. Le modalità d’integrazione possono essere mediante il colecalciferolo o mediante il calcifediolo, che possono essere assunti con diverse posologie”. In generale, sarà da valutare in ogni singolo individuo l’eventuale necessità di integrare specifici nutrienti.

“La buona notizia è che se l’alimentazione durante la quarantena si è mantenuta corretta ed equilibrata, seguendo lo schema della dieta mediterranea e quindi con 5 porzioni di frutta e verdura (con un introito calorico adeguato alle necessità dei singoli individui) non si dovrebbero manifestare carenze specifiche né di sali minerali né di vitamine”, specifica Migliaccio. “Inoltre, una graduale ripresa dell’attività fisica all’aperto, aiuterà a ripristinare la massa muscolare che purtroppo è stata poco sollecitata”, conclude.

L’impegno di Consulcesi contro il coronavirus, vede l’azienda impegnata in un progetto integrato https://www.covid-19virusdellapaura.com/ che va da un’intera collana di corsi ECM FAD sul coronavirus, a l’ebook Covid 19 Il Virus della Paura contro infodemia e fake news, al docufilm in uscita.

Emergenza Coronavirus, Consulcesi & Partners lancia l’allarme: Medici e personale sanitario privi di dispositivi di protezione individuale

La pandemia da COVID – 19 sta provocando un alto numero di vittime non solo tra la popolazione, ma anche tra il personale medico e sanitario. Stando agli ultimi dati diffusi, sono quasi 5000 gli operatori sanitari colpiti dal contagio, circa il 10% di chi si è sottoposto al tampone. Molti di questi non ce l’hanno fatta, pagando con la loro vita l’abnegazione e il sacrificio per il lavoro sul campo. Infatti, dietro agli elogi per gli 8000 volontari che hanno deciso di aderire alla richiesta della protezione civile per fronteggiare l’emergenza sanitaria, si nasconde una realtà difficile, che parla di una classe medico – sanitaria ormai estenuata da turni massacranti. Inoltre, dalle testimonianza giunte presso il team legale Consulcesi&Partners, gli operatori medico – sanitari lamentano una scarsa attenzione per il rispetto delle regole in materia di sicurezza sul lavoro. L’elemento più grave segnalato dai professionisti del settore è la totale assenza di adeguate misure per la protezione individuale, venendo meno a quanto previsto dall’articolo 5 del Decreto “Cura Italia”. Quest’ultimo, infatti, prevede che i dispositivi di protezione individuale debbano essere messi a disposizione prima di tutto degli operatori medico – sanitari; inoltre, le disposizioni previste dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 17 marzo avrebbero dovuto trovare attuazione entro 5 giorni dalla sua entrata in vigore. Stando alle disposizioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, i professionisti del settore medico – sanitario devono indossare filtranti respiratori FFFP2 e FFFP3 per le procedure che generano aerosol. Inoltre, diventano obbligatori l’uso della protezione per il viso, del camice impermeabile a maniche lunghe e dei guanti. Queste importanti misure di sicurezza non sono purtroppo rispettate in molti nosocomi e, dunque, il personale si trova a lavorare in condizioni estreme, per la scarsità o manca di dispositivi di protezione individuale adeguati. 

Da alcune segnalazioni è emerso come in alcuni ospedali si sia fatto ricorso ai panni swiffer, utili per spolverare, come misure di protezione individuali. Sono Sardegna, Sicilia e regioni del Sud a lanciare l’allarme più urgente. Oltre ai dispositivi di protezione, si registra anche il mancato aggiornamento delle misure, già esistenti, in tema di rischio da agenti biologici. Inoltre, molti medici liberi professionisti che lavorano in struttura private adibite in luogo di cura per i malati da Coronavirus, si sono trovati costretti ad acquistare autonomamente gli strumenti di protezione personale e a reperire da soli di una copertura assicurativa idonea per poter proseguire il loro operato in questa situazione di grave emergenza. Pertanto, Consulcesi & Partners diventa una sorta di mediatore tra la classe medica e i datori di lavoro perché, seppur consapevoli della situazione di particolare eccezionalità che si sta vivendo, si vigili sul rispetto delle tutele di sicurezza e di lavoro essenziali per tutti i professionisti del settore medico – sanitario. Infatti, all’intera categoria sarà importante riconoscere elogi nel presente e nel futuro, oltre che i minimi livelli di garanzia, di cui ha diritto ogni lavoratore. In questa situazione di emergenza, poi, la tutela e la salute dell’incolumità dei professionisti del settore dell’intera popolazione sono priorità ancora più stringenti. Il pool legale Consulcesi & Partners, invece, continua a ricevere segnalazioni, che raccontano di una situazione ancora distante da questi standard di sicurezza.

Emergenza Coronavirus. Tortorella Consulcesi: “Più attenzione ai giovani medici”

«PIU’ ATTENZIONE AI GIOVANI MEDICI, GRAVE MANCANZA BORSE SPECIALITA’ IN DECRETO CONTE»

Marotta, SIGM giovani medici: «Delusi dal mancato stanziamento dei fondi in ultimo decreto per formazione, ma non ci fermeremo»

Al via accordo Consulcesi- Sigm per tutela legale, assicurativa e formazione gratuita ai giovani medici 

Roma, 24 marzo 2020 «Cancellare i fondi per le borse di specialità in medicina con l’ultimo decreto legge emanato dal governo è stato un colpo di spugna che non ci voleva. In un momento in cui il Servizio Sanitario è sotto pressione per l’emergenza coronavirus, sarebbe stato doveroso dare un segnale ai giovani medici che rappresentano il futuro del nostro Ssn». È il commento di Massimo Tortorella Presidente Consulcesi all’ultimo provvedimento con le misure specifiche per la sanità, annunciato dal Consiglio dei Ministri. A pronunciarsi sul tema anche il Presidente FNOMCEO Filippo Anelli, chiedendo, in una nota stampa, un ulteriore impegno al Governo su borse di studio per evitare un gap formativo in futuro. È forte il rammarico della SIGM, il Segretariato Italiano Giovani Medici, che affida ad un post sulla pagina Facebook, – che conta oltre 22 mila contatti attivi –  il resoconto della vicenda: «Il 26 febbraio abbiamo incontrato il Ministro dell’istruzione, e abbiamo ribadito della assoluta necessità di inserire un numero di contratti adeguato per il concorso di specialità. Il Ministro sembrava aver compreso, anche se a causa di questa emergenza, che solo con un finanziamento di nuovi contratti di formazione, il nostro SSN resterà un giorno in piedi. …Viene poi pubblicato il testo definitivo del DL. Cancellato ogni stanziamento per le borse. Ancora una volta, una manovra dell’ultimo minuto, ha eliminato quello che era stato inserito nella bozza»

I giovani medici hanno deciso di «reagire e farci sentire come mai prima d’ora …e lo vogliamo fare in tutte le vie. Invitiamo a tal scopo tutte le associazioni e gruppi di studenti a collaborare insieme nella mobilitazione. Dobbiamo muoverci uniti» si legge ancora nel post Facebook.  

A rispondere alla richiesta di aiuto del Segretariato italiano Giovani Medici SIGM è Consulcesi, network di tutela legale specializzato in ambito sanitario. Proprio ieri infatti, SIGM e Consulcesi hanno stipulato un accordo d’intesa, a titolo gratuito, in cui Consulcesi si impegna ad offrire ai giovani camici bianchi un pacchetto di servizi e agevolazioni assicurative e legali, mirate proprio a sostenere al meglio il giovane medico che si avvia alla professione. 

«Siamo soddisfatti di questo accordo con Consulcesidichiara Claudia Marotta, Presidente SIGMper noi è importante che sia le istituzioni che le altre realtà vicine al mondo della sanità ci mostrino attenzione in questo momento; perché tutti uniti potremo decidere le sorti e portare avanti la classe medica del nostro Paese».

Gli iscritti a SIGM potranno accedere gratuitamente alla polizza assicurativa, nonché a servizi di consulenza legale altamente specializzati su problemi di natura lavorativa civile e penale in ambito sanitario. Potranno, inoltre usufruire di oltre 200 corsi di formazione Ecm e dell’accesso gratuito alla World Scientific Press. Per potersi iscrivere, visitare il sito www.consulcesi.it o chiamare il numero 800135938

«Da sempre al fianco dei giovani medici con le battaglie contro il numero chiuso, per l’accesso libero alla Facoltà di Medicina e attraverso le vertenze legali per gli ex specializzandi, anche oggi Consulcesi si schiera al fianco dei giovani medici». Dichiara Massimo Tortorella, Presidente Consulcesi. 

CONSULCESI & PARTNERS: in prima linea per la difesa della sicurezza dei camici bianchi

ONDATA DI ESPOSTI E DIFFIDE PER TUTELARE I CAMICI BIANCHI 

Centinaia di segnalazioni al network legale Consulcesi &Partners su mancanza di Dpi, turni infiniti ed esposizione a rischi di contagio, situazione particolarmente critica al Sud e nelle isole. 

Roma, 25 marzo. È il nostro personale sanitario a pagare, insieme alle vite umane purtroppo già perse, il prezzo più alto di questa emergenza di salute globale che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito una pandemia in continua accelerazione. Ad oggi, sono quasi 5 mila gli operatori sanitari contagiati, circa il 10% dei positivi al tampone, decine di questi hanno perso la vita. Quanto stanno pagando le professioni sanitarie in termini di rischi sul lavoro e sulla salute? 

Da un lato si plaude al gesto eroico di 8 mila medici volontari che hanno risposto all’appello della protezione civile per far fronte al coronavirus, in pochi si soffermano sull’altra faccia della medaglia, meno conosciuta, che racconta di una classe di professionisti allo stremo delle forze e arrabbiata a causa dell’emergenza in atto, come confermano molte testimonianze raccolte del network legale Consulcesi & Partners. In questa situazione, avverte C&P, si stanno trascurando e non si stanno adeguatamente aggiornando molte regole imposte dalle normative in materia di sicurezza sul lavoro

 Il mancato adeguamento normativo più segnalato dai sanitari è l’inadeguatezza e, in certi casi, addirittura l’assenza di dispositivi di protezione individuale.  Infatti, nell’articolo 5 del Decreto ‘Cura Italia’ si stabilisce che i dispositivi di protezione individuali debbano essere forniti con priorità agli operatori sanitari e le disposizioni del DPCM del 17 marzo avrebbero dovuto essere attuate entro 5 giorni dalla sua entrata in vigore. Secondo l’OMS, il personale sanitario in contatto con un caso sospetto o confermato di COVID-19 deve indossare filtranti respiratori FFP2 e FFP3 per le procedure che generano aerosol. Necessario, secondo i riferimenti competenti, l’utilizzo della protezione facciale, del camice impermeabile a maniche lunghe, dei guanti. Questo purtroppo non accade in molte strutture ospedaliere, dove il personale è costretto a lavorare in condizioni estreme, per la scarsità di DPI idonei. Sono stati segnalati casi, pervenuti anche alle categorie sindacali principali, di distribuzione di panni swiffer (quelli per la polvere) da impiegare come dispositivi di protezione.  Dalle regioni del Sud e la Sardegna e la Sicilia arrivano le maggiori richieste di aiuto. Altro punto dolente è il mancato aggiornamento delle già previste misure di tutela per il rischio da agenti biologici (Il D.Lgs 81/2008 sull’esposizione ad agenti biologici) in riferimento alle indicazioni individuate dagli organismi di riferimento.

Vi sono anche segnalazioni riprovevoli di medici liberi professionisti, che operano in strutture private convertite in centro di accoglienza di malati covid-19, che a loro dire avrebbero dovuto comprare da sé i dispositivi di sicurezza previsti dalla legge, oltre a reperirsi una copertura assicurativa adeguata al nuovo rischio per poter continuare a fornire la loro prestazione. 

Consulcesi & Partners si pone come interlocutore, valido ed efficace, tra i medici e i datori di lavoro per far sì che, pur tenendo doverosamente conto di questa situazione di eccezionalità, non venga mai trascurato il rispetto delle minime tutele di sicurezza e di lavoro per tutti gli esercenti le professioni sanitarie, così già duramente impegnate. 

A loro, oltre alla riconoscenza presente e futura, devono essere riconosciuti quei minimi livelli di garanzia, che spettano di diritto ad ogni lavoratore e che, in questo caso, diventano ancora più stringenti ed urgenti a tutela della loro incolumità e di quella dell’intera collettività. 

Invece – dichiara C&P – le segnalazioni che continuano a pervenire numerose ci raccontano di una situazione ancora lontana da questi standard. 

RIMBORSI TRIPLICATI: 100MILA EURO AI MEDICI SPECIALISTI 78-2006

VIOLAZIONE DIRETTIVE EUROPEE – SENTENZA N.353 DEL TRIBUNALE DI GENOVA 

STATO CONDANNATO A PAGARE ALTRI 11 MILIONI DI EURO A CENTINAIA DI RICORRENTI

Accolto il ricorso di Consulcesi: riconosciuta la rivalutazione monetaria e gli interessi compensativi e la prescrizione non scatta senza norma attuativa della direttiva. Confermato il diritto anche ai medici ante ‘83  

L’avvocato Marco Tortorella: «Importante precedente anche per Corti d’Appello e Cassazione, riconosciute le tesi da noi sempre sostenute e ora avallate dagli autorevoli pareri depositati a firma dei professori Sergio Di Amato e Francesco Paolo Tronca» 

Oltre 500 milioni di euro riconosciuti agli ex specializzandi con le azioni collettive promosse da Consulcesi: «Fondamentale tener vivo il proprio diritto aderendo alle cause e portando avanti quelle in corso»

GENOVA, 26 marzo – Una buona notizia per i professionisti sanitari in questo delicato momento per la categoria, messa a dura prova dall’emergenza coronavirus. Sono triplicati i rimborsi, con importi anche di 100mila euro, ai medici specialisti penalizzati dallo Stato italiano tra il 1978 ed il 2006. 

La sentenza n.353/2020 del Tribunale di Genova pubblicata lo scorso 11 febbraio, segna un nuovo ribaltone e diventa pietra angolare nella storia della giurisprudenza del contenzioso tra lo Stato e gli ex specializzandi. Sono state accolte le tesi del network legale Consulcesi e sono state riconosciuti complessivamente oltre 11 milioni di euro ai ricorrenti. Un corposo dispositivo di oltre 140 pagine stabilisce tre principi: la prescrizione non è scattata; aumenta il valore delle somme da recuperare; confermato il diritto al risarcimento a tutti i medici, indipendentemente dalla data di iscrizione al corso, con riferimento alle frequenze della scuola di specializzazione in Medicina avvenute dal 1 gennaio 1983 in poi. 

I RISVOLTI LEGALI – Il Tribunale di Genova ha ampiamente motivato la sua decisione, discostandosi e non condividendo espressamente alcuni orientamenti della giurisprudenza della Cassazione. «In primis – argomenta l’avvocato Marco Tortorella, specialista del contenzioso – viene stabilito il principio che noi sosteniamo ormai da sempre, e cioè che la prescrizione non è mai iniziata a decorrere perché è mancata una norma attuativa della direttiva nei confronti dei medici che si sono iscritti ai corsi di specializzazione prima del 91. Non essendoci, quindi, una vera norma attuativa di trasposizione della direttiva comunitaria la prescrizione non può iniziare a decorrere». Altro elemento chiave della sentenza è la quantificazione del risarcimento del danno, che «viene parametrato sì alla legge 370 del 99, quindi sostanzialmente a 13 milioni di lire, cioè circa 7mila euro per ogni anno di specializzazione, ma – prosegue l’avvocato – il Tribunale di Genova stabilisce che su queste somme deve essere riconosciuta anche la rivalutazione monetaria e gli interessi compensativi: considerando che i corsi sono stati frequentati negli anni ‘80 la somma riconosciuta si è triplicata con rimborsi superiori ai 100mila euro». Il tribunale di Genova ha inoltre affrontato anche la questione dei medici iscritti alla specializzazione prima dell’83 confermando anche in questo caso le tesi di Consulcesi, sostenute anche da alcune sentenze di Cassazione: gli ante 83 hanno diritto anche loro al risarcimento indipendentemente dall’anno di iscrizione al corso (ovviamente solo per i periodi di frequenza dal primo gennaio 1983 in poi). «Su questa questione – ricorda l’avvocato Tortorella – recentemente la Sezione lavoro della Cassazione ha rimesso gli atti al primo Presidente affinché il contrasto giurisprudenziale che si è creato venga deciso dalle Sezioni unite».

 «L’argomentazione della sentenza di Genova, molto chiara ed estesa nelle ragioni per cui si pone in contrasto con l’altro orientamento della Cassazione, nello sposare le tesi da noi sostenute – prosegue l’avvocato Tortorella -, può rappresentare un importante precedente anche per le Corti d’Appello e la Cassazione. Questa sentenza conferma le argomentazioni che noi avevamo affermato in questa causa: sia con gli atti processuali depositati, sia con i pareri a firma del professor Sergio Di Amato, già Presidente della Terza Sezione della Cassazione. Le medesime tesi giuridiche, peraltro, sono state confermate anche dal Professor Francesco Paolo Tronca in un recente parere».

IL CONTENZIOSO –  Grazie alle azioni collettive promosse da Consulcesi ad oggi sono stati riconosciuti oltre 500milioni di euro a migliaia di medici che tra il 1978 ed il 2006 si sono specializzati senza ricevere il corretto trattamento economico per la tardiva applicazione da parte dello Stato italiano alle direttive Ue in materia (75/362/CEE, del Consiglio, del 16 giugno 1975, 75/363/CEE del Consiglio, del 16 giugno 1975, e 82/76/CEE del Consiglio, del 26 gennaio 1982). Il caso interessa oltre 110mila professionisti e negli anni, proprio alla luce delle numerose sentenze favorevoli ai ricorrenti e al continuo esborso di fondi pubblici, sono state proposte soluzioni normative mirate ad un accordo transattivo tra le parti. Durante questa Legislatura è stato depositato un Disegno di Legge nel 2018 e nella Manovra finanziaria dello scorso dicembre anche due Subemendamenti, stralciati però al momento del voto, a cui era stata legata la fiducia.  
LA SOLUZIONE – «È opportuno che il Parlamento italiano si riappropri del suo ruolo – commenta il presidente di Consulcesi Massimo Tortorella – e trovi quella soluzione legislativa che da anni auspichiamo e che ha sempre riscontrato un supporto trasversale non solo in Italia ma anche a Bruxelles, dove abbiamo aperto una nuova sede, proprio per rendere ancora più incisiva la nostra azione. Abbiamo avviato un dialogo con il Presidente David Sassoli ed il suo predecessore Antonio Tajani, il Vicepresidente Fabio Massimo Castaldo, con gli eurodeputati Antonio Rinaldi e Pietro Bartolo, medico simbolo di Lampedusa peraltro rimborsato nei mesi scorsi: tutti hanno in più occasioni concordato sulla necessità di chiudere la vertenza. Ad oggi, la questione continua comunque ad essere ad appannaggio dei Tribunali ed è dunque fondamentale che i medici tengano vivo il proprio diritto aderendo alle nostre azioni o portando avanti con coraggio e fiducia quelle in corso. Per ottenere le informazioni e supporto legale, è a disposizione il sito Consulcesi www.consulcesi.com oppure è possibile contattare il numero verde 800.122.777».