Covid-19 e telemedicina WhatsApp, chat e email: attenzione alla privacy dei pazienti, rischio maxi multe per i medici

In Italia primato europeo di sanzioni, gli errori più comuni degli studi medici. I consigli di C&P per essere in regola con le normative europee 

App, messaggi e videochiamate piacciono a medici e pazienti: creano un rapporto diretto, riducono i tempi d’attesa e cancellano la burocrazia. Ne abbiamo avuto dimostrazione durante la quarantena, con un’impennata di webinar, consulti telefonici e online. Ma attenzione, senza le dovute cautele, si può compromettere un bene prezioso, il cui valore è ancora sottovalutato: i dati personali e sanitari del paziente. 

L’allarme arriva da Consulcesi & Partners network legale a tutela degli operatori sanitari. «Il rischio per i professionisti sanitari è molto alto perché loro sono i depositari dei cosiddetti dati sensibili che secondo il Regolamento generale per la protezione dei dati GPDR sono sottoposti a tutela particolarmente severa. In caso di errato trattamento dei dati, le sanzioni potrebbero arrivare fino 20 milioni di euro o, se superiore, fino al 4% del fatturato globale. Ora, – ci tiene a precisare C&P – tale importo è la previsione massima e difficilmente si arriverà a tali cifre per un singolo medico, ma sicuramente l’Autorità Garante potrà disporre sanzioni di diverse migliaia di euro. (il rapporto Federprivacy, stima una media di 145 mila euro in sanzioni). A questo, si aggiunge il rischio che il paziente possa proporre un’azione per richiedere il risarcimento dei danni. E non escluso che gli Ordini possano conseguentemente disporre provvedimenti disciplinari» sostiene Ciro Galiano, avvocato consulente di Consulcesi & Partners esperto in privacy e digitale. Gli strumenti di comunicazione istantanea hanno migliorato il rapporto medico-paziente e rappresentano il futuro della medicina ma possono compromettere sia la tutela della privacy del cliente che il principio deontologico relativo alla segretezza professionale, descritto nel giuramento di Ippocrate. Con il digitale entra in campo un soggetto terzo, cioè l’azienda fornitore del servizio nel quale i termini del trattamento dei dati non sono sempre trasparenti, soprattutto se si tratta di piattaforme gratuite. 

Secondo l’analisi dell’Osservatorio Federprivacy, l’Italia ha il primato europeo di sanzioni su 410 milioni di multe in Europa nel 2019. Riguardo alle infrazioni più spesso sanzionate , nel 44% dei casi si è trattato di trattamento illecito di dati, nel 18% dei procedimenti sono state riscontrate insufficienti misure di sicurezza. Altre sanzioni sono state determinate dalla omessa o inidonea informativa (9%) o dal mancato rispetto dei diritti degli interessati (13%). Sesso, età, religione, così come i dati sanitari rientrano nei dati sensibili (la terminologia attuale è particolari) e vanno tutelati. Ad esempio, i dati di WhatsApp sono di proprietà di Facebook e vengono memorizzati sui server al di fuori dell’Unione europea, il che risulta in contrasto con le norme sul trattamento dei dati in vigore da maggio 2018. Come si è visto, il GDPR su questo punto non transige: il paziente va informato e i suoi diritti vanno agevolati nella maniera più efficace possibile. avvocato consulente di Consulcesi & Partners esperto in privacy e digitale. 

Gli strumenti di comunicazione istantanea hanno migliorato il rapporto medico-paziente e rappresentano il futuro della medicina ma possono compromettere sia la tutela della privacy del cliente che il principio deontologico relativo alla segretezza professionale, descritto nel giuramento di Ippocrate. Con il digitale entra in campo un soggetto terzo, cioè l’azienda fornitore del servizio nel quale i termini del trattamento dei dati non sono sempre trasparenti, soprattutto se si tratta di piattaforme gratuite. Secondo l’analisi dell’Osservatorio Federprivacy, l’Italia ha il primato europeo di sanzioni su 410 milioni di multe in Europa nel 2019. Riguardo alle infrazioni più spesso sanzionate, nel 44% dei casi si è trattato di trattamento illecito di dati, nel 18% dei procedimenti sono state riscontrate insufficienti misure di sicurezza. Altre sanzioni sono state determinate dalla omessa o inidonea informativa (9%) o dal mancato rispetto dei diritti degli interessati (13%). 

Sesso, età, religione, così come i dati sanitari rientrano nei dati sensibili (la terminologia attuale è particolari) e vanno tutelati. Ad esempio, i dati di WhatsApp sono di proprietà di Facebook e vengono memorizzati sui server al di fuori dell’Unione europea, il che risulta in contrasto con le norme sul trattamento dei dati in vigore da maggio 2018. Come si è visto, il GDPR su questo punto non transige: il paziente va informato e i suoi diritti vanno agevolati nella maniera più efficace possibile. C&P offre alcuni consigli che i medici possono seguire per tutelare la privacy dei pazienti: ad esempio, se il medico ha introdotto nuovi sistemi di comunicazione, prima di utilizzarli deve applicare una nuova informativa per la tutela dei dati e aggiornare i documenti relativi alla gestione della privacy e del necessario consenso informato. Inoltre, verificare se i software informatici utilizzati sono a norma, nonché controllare il sistema di protezione antivirus e dei programmi, ma soprattutto di verificare l’adeguatezza della documentazione rilasciata al cliente (con riferimento al trattamento dei dati e del consenso informato). In linea con un recente analisi sul British Medical Journal2, C&P propone l’utilizzo di app di messaggistica istantanea appositamente dedicate. Inoltre, sarebbe buona prassi che i medici che vogliano utilizzare i social media facciano attenzione nel dare consigli tramite social, che abbiano una gestione attenta delle opzioni di privacy delle piattaforme e ne leggano attentamente i termini contrattuali. 

Coronavirus e alimentazione: come ‘allenare’ il sistema immunitario per la fase 2

Uno studio cinese individua un ‘dialogo’ tra microbiota e polmoni. Gli esperti spiegano come mangiare per avere una microflora protettiva e fare scorta di nutrienti 

Di nuovo fuori sia pure con qualche limitazione. Tra voglia di tornare alla normalità e paura di esporsi al contagio, i prossimi giorni possono essere anche l’occasione per rimettersi in forma e rinforzare il sistema immunitario che rappresenta una delle forme di difesa più efficaci contro le infezioni virali. Anche se aumentare le difese del sistema immunitario non è così semplice come sembra, è ormai acquisita la relazione tra l’efficacia di risposta del sistema immunitario, lo stato di salute del microbiota intestinale e ciò che mangiamo. Ecco cosa consigliano gli esperti per ‘armare’ al meglio l’organismo provato anche dalla lunga quarantena. 

Microbiota e sistema immunitario Come facciamo a migliorare la reattività del nostro sistema immunitario? “Il mondo scientifico ha ormai preso atto della correlazione tra efficacia di risposta immunitaria e stato di salute del cosiddetto microbiota intestinale”, risponde Giovanni Spera, endocrinologo e ordinario di Medicina Interna presso La Sapienza di Roma. “Si tratta di un assemblaggio di miliardi e miliardi di batteri, virus e miceti che colonizzano la mucosa intestinale di ogni individuo condizionando positivamente o negativamente, non soltanto la funzione digestiva, ma molte altre funzioni tra cui quella metabolica e finanche quella intellettiva”. 

Il cibo può aiutarci contro il Coronavirus? Allora è vero che possiamo difenderci dal Coronavirus con la dieta? “Non è dimostrato, ma è plausibile che almeno indirettamente sia possibile”, spiega Spera. “I nutrizionisti sanno e ci dicono che per migliorare il microbiota intestinale e di conseguenza il suo equilibrio dobbiamo eliminare gli abusi di cibi che ‘infiammano’ l’organismo, come l’eccesso di carboidrati e di zuccheri semplici in grado spesso di creare la cosiddetta disbiosi intestinale. E’ di certo plausibile che se mangiamo sano, con poco sale, con fonti proteiche selezionate (pesce, legumi) con buon apporto di acidi grassi insaturi e polinsaturi come quelli della frutta secca, del pesce e dell’olio d’oliva, oltre che con abbondante uso di vegetali ricchi di oligoelementi e soprattutto fibre, ottimizziamo composizione e funzione del nostro microbiota intestinale e di conseguenza la sua capacità di implementare l’efficacia difensiva del sistema immunitario nei confronti di tutti gli agenti patogeni esterni. Quindi anche nei confronti del Coronavirus, perchè no?”. 

La relazione tra tessuto polmonare e microbiota A confermare il ruolo che può avere l’alimentazione rispetto al Coronavirus è anche uno studio realizzato dallo Shangai Institute of Digestive Disease e pubblicato sul Journal of Digestive Disease che indaga sul nesso tra la salute del microbiota e la polmonite da Covid-19. “Questo studio condotto sulla popolazione contagiata di Whuan – spiega Chiara Manzi, nutrizionista, docente all’Università di Milano Bicocca e di Ferrara e fondatrice di Cucina Evolution – ha trovato che esiste una relazione, una sorta di dialogo tra intestino e tessuto polmonare. Infatti, al contrario di quanto era successo con altri coronavirus come Sars e Mers, alcuni contagiati hanno avuto inizialmente sintomi gastrointestinali. Di qui lo studio ipotizza che per prevenire la comparsa dei sintomi o curare più efficacemente la polmonite da Covid-19 sia fondamentale creare uno stato di eubiosi intestinale. Non è una novità assoluta perchè ci sono 130mila studi che correlano la salute dell’intestino con la prevenzione dell’obesità, del diabete, dell’asma, della depressione e di tante altre patologie”. 

Se gli anti-virali li produciamo noi Come mai ci sono tanti portatori sani, cioè persone che hanno preso il virus ma non lo manifestano o ci sono persone che lo prendono in forma lieve e riescono a guarire in pochi giorni semplicemente con la tachipirina mentre altri finiscono in terapia intensiva? A questa domanda hanno cercato di rispondere i ricercatori di Shangai che hanno osservato come nei pazienti con disbiosi aumenta la severità delle infezioni da Coronavirus e quindi la gravità della polmonite. “Quando il microbiota è in salute – prosegue Manzi – produce degli interferoni che sono proteine anti-virali che portano all’immunità e alla sopravvivenza del contagiato. Quindi, è certamente importante trovare farmaci e un vaccino efficace ma questo studio, anche se va approfondito, sottolinea che è possibile trovare nel nostro organismo sostanze antivirali in grado di tenere a bada i sintomi”. 

Come avere una microflora intestinale ‘buona’ Ma come si fa ad avere uno stato di eubiosi? “Non è così facile perché la salute della nostra microflora intestinale è determinata da ciò che mangiamo: un’alimentazione ricca di zuccheri e grassi fa morire la microflora protettiva. Quindi, anche se assumiamo fermenti lattici se la nostra l’alimentazione è troppo ricca di fruttosio, zuccheri, sale e grassi distruggerà la microflora positiva. Il giusto nutrimento per la microflora sono le fibre solubili di frutta, verdura e cereali, alimenti ricchi di polifenoli, omega 3 e altri antiossidanti”, conclude Manzi. 

Come reintegrare la vitamina D Dopo tanti giorni al chiuso è importante anche reintegrare la vitamina D visto che moltissimi italiani, chiusi in casa e alcuni senza possibilità di usufruire di giardini o terrazzi, non hanno avuto occasione di esporsi a sufficienza ai raggi solari, principale fonte di questa vitamina. “Dati recenti mettono i bassi livelli di vitamina in correlazione con una minore risposta immunitaria, soprattutto negli anziani”, spiega Silvia Migliaccio, segretario nazionale Società Italiana di Scienze dell’Alimentazione, tra i principali esperti coinvolti nei corsi Ecm Fad su “Nutrizione ai tempi del coronavirus” organizzati da Consulcesi. Ecco perché è necessario portare la ‘vitamina del Sole’ sulle nostre tavole. “La vitamina D è contenuta soprattutto in alimenti grassi quali salmone, sgombro e tonno”, spiega Migliaccio. “La possiamo trovare anche nell’olio di fegato di merluzzo, nel tuorlo d’uovo, nel burro e, in generale, nei formaggi più grassi. Tuttavia, la quantità contenuta in questi alimenti – prosegue – è relativamente bassa, e nei casi di deficienza l’alimentazione non riesce a sopperire alle necessità dell’organismo. In questi casi è utile fare ricorso ad un integratore che permetta di ripristinare i normali valori ematici. Comunque, se l’alimentazione durante la quarantena si è  mantenuta corretta ed equilibrata, seguendo lo schema della dieta mediterranea e quindi con 5 porzioni di frutta e verdura non si dovrebbero manifestare carenze specifiche né di sali minerali né di vitamine”, specifica Migliaccio. Inoltre, una graduale ripresa dell’attività fisica all’aperto, aiuterà a ripristinare la massa muscolare che purtroppo è stata poco sollecitata. 

Alimenti che proteggono gli occhi Con l’aumento delle interazioni sociali nella fase due, visto che il Coronavirus è stato isolato anche nelle secrezioni oculari, sarà importante proteggere gli occhi non solo indossando occhiali avvolgenti con lenti protettive (oltre a mascherine e guanti) ma anche attraverso un’alimentazione corretta. “Portare sulla tavola piatti di frutta come kiwi, agrumi, ciliegia amazzonica e il mirtillo nero, ma anche pesce azzurro, il merluzzo oppure il salmone selvaggio dell’Alaska e gran parte dei vegetali, da oggi è un must per nutrirsi di sostanze altamente immunologiche”, dichiara Claudio Savaresi, primario Unità Operativa Oftalmologia Policlinico San Marco-Zingonia di Bergamo. In particolare, è bene assumere le giuste quantità di omega 3 e 6 che sono dei modulatori dei processi infiammatori e agiscono come prebiotici a livello del microbiota intestinale. “A livello oculare – prosegue Savaresi – partecipano alla formazione della porzione lipidica del film lacrimale permettendone una migliore funzione di barriera contro agenti esterni. Per avere dei validi coadiuvanti in caso di alterazioni e disturbi della retina e della macula, abbiamo la Astaxantina difensore della retina dai danni indotti dagli ultravioletti, i carotenoidi come la Luteina e la Zeaxantina che servono per schermare ed assorbire la componente nociva dei raggi solari mentre lo zinco lo possiamo usare per meglio contrastare la progressione della degenerazione maculare senile soprattutto nelle sue fasi iniziali”. 

COVID 19 – FASE DUE. L’ESPERTO: «ECCO I CIBI PROMOSSI PER REINTEGRARE LA VITAMINA D DOPO LA QUARANTENA»

“La vitamina del Sole è importante per il nostro sistema immunitario”. Con la nutrizionista Silvia Migliaccio, il corso FAD di Consulcesi ed i consigli utili su alimentazione e integratori per sopperire alle carenze

Roma, 30 aprile 2020 – Salmone, sgombro e tonno. Ma anche olio di fegato di merluzzo, tuorlo d’uovo, burro e formaggi grassi. E all’occorrenza un supplemento specifico da concordare con il proprio medico. È così che per Silvia Migliaccio, segretario nazionale Società Italiana di Scienze dell’Alimentazione, si può sopperire, almeno per il momento, a eventuali carenze di vitamina D, conseguente a queste lunghissime settimane di quarantena. “Moltissimi italiani, chiusi in casa e alcuni senza possibilità di usufruire di giardini o terrazzi, non hanno avuto occasione di esporsi a sufficienza ai raggi solari, la nostra principale fonte di vitamina D”, spiega la nutrizionista, tra i principali esperti coinvolti nei corsi ECM FAD su “Nutrizione ai tempi del coronavirus” organizzati da Consulcesi, azienda impegnata sul fronte coronavirus con un progetto integrato e formativo https://www.covid-19virusdellapaura.com/

  “La vitamina D è un ‘ingrediente’ essenziale per il nostro organismo, specialmente ora che rischia di trovarsi dinanzi a un nemico sconosciuto, il virus responsabile del Covid-19”, aggiunge. 

“La vitamina D svolge diverse importanti funzioni a livello del nostro organismo”, dice l’esperta. “Innanzitutto, aiuta a far assorbire il calcio che introduciamo con gli alimenti da parte dell’intestino. Poi aiuta – continua – i processi di mineralizzazione a livello scheletrico, prevenendo il rachitismo nell’infanzia e l’osteomalacia negli anziani. Inoltre, dati recenti mettono i bassi livelli di vitamina in correlazione con una minore risposta immunitaria, con alterazione dell’omeostasi dei glucidi, con la ridotta funzionalità muscolare negli anziani, con la predisposizione per alcune tipologie tumorali. In particolare, i bassi livelli di vitamina D negli anziani sono stati messi in relazione con una minore risposta immunitaria”. Da qui nasce la necessità di portare la “vitamina del Sole” sulle nostre tavole o, sotto consiglio medico, di reperirla in farmacia. 

“La vitamina D è contenuta soprattutto in alimenti grassi quali salmone, sgombro e tonno”, spiega Migliaccio. “La possiamo trovare anche nell’olio di fegato di merluzzo, nel tuorlo d’uovo, nel burro e, in generale, nei formaggi più grassi. Tuttavia, la quantità contenuta in questi alimenti – prosegue – è relativamente bassa, e nei casi di deficienza l’alimentazione non riesce a sopperire alle necessità dell’organismo. In questi casi è utile fare ricorso ad un integratore che permetta di ripristinare i normali valori ematici. Le modalità d’integrazione possono essere mediante il colecalciferolo o mediante il calcifediolo, che possono essere assunti con diverse posologie”. In generale, sarà da valutare in ogni singolo individuo l’eventuale necessità di integrare specifici nutrienti.

“La buona notizia è che se l’alimentazione durante la quarantena si è mantenuta corretta ed equilibrata, seguendo lo schema della dieta mediterranea e quindi con 5 porzioni di frutta e verdura (con un introito calorico adeguato alle necessità dei singoli individui) non si dovrebbero manifestare carenze specifiche né di sali minerali né di vitamine”, specifica Migliaccio. “Inoltre, una graduale ripresa dell’attività fisica all’aperto, aiuterà a ripristinare la massa muscolare che purtroppo è stata poco sollecitata”, conclude.

L’impegno di Consulcesi contro il coronavirus, vede l’azienda impegnata in un progetto integrato https://www.covid-19virusdellapaura.com/ che va da un’intera collana di corsi ECM FAD sul coronavirus, a l’ebook Covid 19 Il Virus della Paura contro infodemia e fake news, al docufilm in uscita.

Emergenza Coronavirus. Tortorella Consulcesi: “Più attenzione ai giovani medici”

«PIU’ ATTENZIONE AI GIOVANI MEDICI, GRAVE MANCANZA BORSE SPECIALITA’ IN DECRETO CONTE»

Marotta, SIGM giovani medici: «Delusi dal mancato stanziamento dei fondi in ultimo decreto per formazione, ma non ci fermeremo»

Al via accordo Consulcesi- Sigm per tutela legale, assicurativa e formazione gratuita ai giovani medici 

Roma, 24 marzo 2020 «Cancellare i fondi per le borse di specialità in medicina con l’ultimo decreto legge emanato dal governo è stato un colpo di spugna che non ci voleva. In un momento in cui il Servizio Sanitario è sotto pressione per l’emergenza coronavirus, sarebbe stato doveroso dare un segnale ai giovani medici che rappresentano il futuro del nostro Ssn». È il commento di Massimo Tortorella Presidente Consulcesi all’ultimo provvedimento con le misure specifiche per la sanità, annunciato dal Consiglio dei Ministri. A pronunciarsi sul tema anche il Presidente FNOMCEO Filippo Anelli, chiedendo, in una nota stampa, un ulteriore impegno al Governo su borse di studio per evitare un gap formativo in futuro. È forte il rammarico della SIGM, il Segretariato Italiano Giovani Medici, che affida ad un post sulla pagina Facebook, – che conta oltre 22 mila contatti attivi –  il resoconto della vicenda: «Il 26 febbraio abbiamo incontrato il Ministro dell’istruzione, e abbiamo ribadito della assoluta necessità di inserire un numero di contratti adeguato per il concorso di specialità. Il Ministro sembrava aver compreso, anche se a causa di questa emergenza, che solo con un finanziamento di nuovi contratti di formazione, il nostro SSN resterà un giorno in piedi. …Viene poi pubblicato il testo definitivo del DL. Cancellato ogni stanziamento per le borse. Ancora una volta, una manovra dell’ultimo minuto, ha eliminato quello che era stato inserito nella bozza»

I giovani medici hanno deciso di «reagire e farci sentire come mai prima d’ora …e lo vogliamo fare in tutte le vie. Invitiamo a tal scopo tutte le associazioni e gruppi di studenti a collaborare insieme nella mobilitazione. Dobbiamo muoverci uniti» si legge ancora nel post Facebook.  

A rispondere alla richiesta di aiuto del Segretariato italiano Giovani Medici SIGM è Consulcesi, network di tutela legale specializzato in ambito sanitario. Proprio ieri infatti, SIGM e Consulcesi hanno stipulato un accordo d’intesa, a titolo gratuito, in cui Consulcesi si impegna ad offrire ai giovani camici bianchi un pacchetto di servizi e agevolazioni assicurative e legali, mirate proprio a sostenere al meglio il giovane medico che si avvia alla professione. 

«Siamo soddisfatti di questo accordo con Consulcesidichiara Claudia Marotta, Presidente SIGMper noi è importante che sia le istituzioni che le altre realtà vicine al mondo della sanità ci mostrino attenzione in questo momento; perché tutti uniti potremo decidere le sorti e portare avanti la classe medica del nostro Paese».

Gli iscritti a SIGM potranno accedere gratuitamente alla polizza assicurativa, nonché a servizi di consulenza legale altamente specializzati su problemi di natura lavorativa civile e penale in ambito sanitario. Potranno, inoltre usufruire di oltre 200 corsi di formazione Ecm e dell’accesso gratuito alla World Scientific Press. Per potersi iscrivere, visitare il sito www.consulcesi.it o chiamare il numero 800135938

«Da sempre al fianco dei giovani medici con le battaglie contro il numero chiuso, per l’accesso libero alla Facoltà di Medicina e attraverso le vertenze legali per gli ex specializzandi, anche oggi Consulcesi si schiera al fianco dei giovani medici». Dichiara Massimo Tortorella, Presidente Consulcesi. 

CONSULCESI & PARTNERS: in prima linea per la difesa della sicurezza dei camici bianchi

ONDATA DI ESPOSTI E DIFFIDE PER TUTELARE I CAMICI BIANCHI 

Centinaia di segnalazioni al network legale Consulcesi &Partners su mancanza di Dpi, turni infiniti ed esposizione a rischi di contagio, situazione particolarmente critica al Sud e nelle isole. 

Roma, 25 marzo. È il nostro personale sanitario a pagare, insieme alle vite umane purtroppo già perse, il prezzo più alto di questa emergenza di salute globale che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito una pandemia in continua accelerazione. Ad oggi, sono quasi 5 mila gli operatori sanitari contagiati, circa il 10% dei positivi al tampone, decine di questi hanno perso la vita. Quanto stanno pagando le professioni sanitarie in termini di rischi sul lavoro e sulla salute? 

Da un lato si plaude al gesto eroico di 8 mila medici volontari che hanno risposto all’appello della protezione civile per far fronte al coronavirus, in pochi si soffermano sull’altra faccia della medaglia, meno conosciuta, che racconta di una classe di professionisti allo stremo delle forze e arrabbiata a causa dell’emergenza in atto, come confermano molte testimonianze raccolte del network legale Consulcesi & Partners. In questa situazione, avverte C&P, si stanno trascurando e non si stanno adeguatamente aggiornando molte regole imposte dalle normative in materia di sicurezza sul lavoro

 Il mancato adeguamento normativo più segnalato dai sanitari è l’inadeguatezza e, in certi casi, addirittura l’assenza di dispositivi di protezione individuale.  Infatti, nell’articolo 5 del Decreto ‘Cura Italia’ si stabilisce che i dispositivi di protezione individuali debbano essere forniti con priorità agli operatori sanitari e le disposizioni del DPCM del 17 marzo avrebbero dovuto essere attuate entro 5 giorni dalla sua entrata in vigore. Secondo l’OMS, il personale sanitario in contatto con un caso sospetto o confermato di COVID-19 deve indossare filtranti respiratori FFP2 e FFP3 per le procedure che generano aerosol. Necessario, secondo i riferimenti competenti, l’utilizzo della protezione facciale, del camice impermeabile a maniche lunghe, dei guanti. Questo purtroppo non accade in molte strutture ospedaliere, dove il personale è costretto a lavorare in condizioni estreme, per la scarsità di DPI idonei. Sono stati segnalati casi, pervenuti anche alle categorie sindacali principali, di distribuzione di panni swiffer (quelli per la polvere) da impiegare come dispositivi di protezione.  Dalle regioni del Sud e la Sardegna e la Sicilia arrivano le maggiori richieste di aiuto. Altro punto dolente è il mancato aggiornamento delle già previste misure di tutela per il rischio da agenti biologici (Il D.Lgs 81/2008 sull’esposizione ad agenti biologici) in riferimento alle indicazioni individuate dagli organismi di riferimento.

Vi sono anche segnalazioni riprovevoli di medici liberi professionisti, che operano in strutture private convertite in centro di accoglienza di malati covid-19, che a loro dire avrebbero dovuto comprare da sé i dispositivi di sicurezza previsti dalla legge, oltre a reperirsi una copertura assicurativa adeguata al nuovo rischio per poter continuare a fornire la loro prestazione. 

Consulcesi & Partners si pone come interlocutore, valido ed efficace, tra i medici e i datori di lavoro per far sì che, pur tenendo doverosamente conto di questa situazione di eccezionalità, non venga mai trascurato il rispetto delle minime tutele di sicurezza e di lavoro per tutti gli esercenti le professioni sanitarie, così già duramente impegnate. 

A loro, oltre alla riconoscenza presente e futura, devono essere riconosciuti quei minimi livelli di garanzia, che spettano di diritto ad ogni lavoratore e che, in questo caso, diventano ancora più stringenti ed urgenti a tutela della loro incolumità e di quella dell’intera collettività. 

Invece – dichiara C&P – le segnalazioni che continuano a pervenire numerose ci raccontano di una situazione ancora lontana da questi standard. 

RIMBORSI TRIPLICATI: 100MILA EURO AI MEDICI SPECIALISTI 78-2006

VIOLAZIONE DIRETTIVE EUROPEE – SENTENZA N.353 DEL TRIBUNALE DI GENOVA 

STATO CONDANNATO A PAGARE ALTRI 11 MILIONI DI EURO A CENTINAIA DI RICORRENTI

Accolto il ricorso di Consulcesi: riconosciuta la rivalutazione monetaria e gli interessi compensativi e la prescrizione non scatta senza norma attuativa della direttiva. Confermato il diritto anche ai medici ante ‘83  

L’avvocato Marco Tortorella: «Importante precedente anche per Corti d’Appello e Cassazione, riconosciute le tesi da noi sempre sostenute e ora avallate dagli autorevoli pareri depositati a firma dei professori Sergio Di Amato e Francesco Paolo Tronca» 

Oltre 500 milioni di euro riconosciuti agli ex specializzandi con le azioni collettive promosse da Consulcesi: «Fondamentale tener vivo il proprio diritto aderendo alle cause e portando avanti quelle in corso»

GENOVA, 26 marzo – Una buona notizia per i professionisti sanitari in questo delicato momento per la categoria, messa a dura prova dall’emergenza coronavirus. Sono triplicati i rimborsi, con importi anche di 100mila euro, ai medici specialisti penalizzati dallo Stato italiano tra il 1978 ed il 2006. 

La sentenza n.353/2020 del Tribunale di Genova pubblicata lo scorso 11 febbraio, segna un nuovo ribaltone e diventa pietra angolare nella storia della giurisprudenza del contenzioso tra lo Stato e gli ex specializzandi. Sono state accolte le tesi del network legale Consulcesi e sono state riconosciuti complessivamente oltre 11 milioni di euro ai ricorrenti. Un corposo dispositivo di oltre 140 pagine stabilisce tre principi: la prescrizione non è scattata; aumenta il valore delle somme da recuperare; confermato il diritto al risarcimento a tutti i medici, indipendentemente dalla data di iscrizione al corso, con riferimento alle frequenze della scuola di specializzazione in Medicina avvenute dal 1 gennaio 1983 in poi. 

I RISVOLTI LEGALI – Il Tribunale di Genova ha ampiamente motivato la sua decisione, discostandosi e non condividendo espressamente alcuni orientamenti della giurisprudenza della Cassazione. «In primis – argomenta l’avvocato Marco Tortorella, specialista del contenzioso – viene stabilito il principio che noi sosteniamo ormai da sempre, e cioè che la prescrizione non è mai iniziata a decorrere perché è mancata una norma attuativa della direttiva nei confronti dei medici che si sono iscritti ai corsi di specializzazione prima del 91. Non essendoci, quindi, una vera norma attuativa di trasposizione della direttiva comunitaria la prescrizione non può iniziare a decorrere». Altro elemento chiave della sentenza è la quantificazione del risarcimento del danno, che «viene parametrato sì alla legge 370 del 99, quindi sostanzialmente a 13 milioni di lire, cioè circa 7mila euro per ogni anno di specializzazione, ma – prosegue l’avvocato – il Tribunale di Genova stabilisce che su queste somme deve essere riconosciuta anche la rivalutazione monetaria e gli interessi compensativi: considerando che i corsi sono stati frequentati negli anni ‘80 la somma riconosciuta si è triplicata con rimborsi superiori ai 100mila euro». Il tribunale di Genova ha inoltre affrontato anche la questione dei medici iscritti alla specializzazione prima dell’83 confermando anche in questo caso le tesi di Consulcesi, sostenute anche da alcune sentenze di Cassazione: gli ante 83 hanno diritto anche loro al risarcimento indipendentemente dall’anno di iscrizione al corso (ovviamente solo per i periodi di frequenza dal primo gennaio 1983 in poi). «Su questa questione – ricorda l’avvocato Tortorella – recentemente la Sezione lavoro della Cassazione ha rimesso gli atti al primo Presidente affinché il contrasto giurisprudenziale che si è creato venga deciso dalle Sezioni unite».

 «L’argomentazione della sentenza di Genova, molto chiara ed estesa nelle ragioni per cui si pone in contrasto con l’altro orientamento della Cassazione, nello sposare le tesi da noi sostenute – prosegue l’avvocato Tortorella -, può rappresentare un importante precedente anche per le Corti d’Appello e la Cassazione. Questa sentenza conferma le argomentazioni che noi avevamo affermato in questa causa: sia con gli atti processuali depositati, sia con i pareri a firma del professor Sergio Di Amato, già Presidente della Terza Sezione della Cassazione. Le medesime tesi giuridiche, peraltro, sono state confermate anche dal Professor Francesco Paolo Tronca in un recente parere».

IL CONTENZIOSO –  Grazie alle azioni collettive promosse da Consulcesi ad oggi sono stati riconosciuti oltre 500milioni di euro a migliaia di medici che tra il 1978 ed il 2006 si sono specializzati senza ricevere il corretto trattamento economico per la tardiva applicazione da parte dello Stato italiano alle direttive Ue in materia (75/362/CEE, del Consiglio, del 16 giugno 1975, 75/363/CEE del Consiglio, del 16 giugno 1975, e 82/76/CEE del Consiglio, del 26 gennaio 1982). Il caso interessa oltre 110mila professionisti e negli anni, proprio alla luce delle numerose sentenze favorevoli ai ricorrenti e al continuo esborso di fondi pubblici, sono state proposte soluzioni normative mirate ad un accordo transattivo tra le parti. Durante questa Legislatura è stato depositato un Disegno di Legge nel 2018 e nella Manovra finanziaria dello scorso dicembre anche due Subemendamenti, stralciati però al momento del voto, a cui era stata legata la fiducia.  
LA SOLUZIONE – «È opportuno che il Parlamento italiano si riappropri del suo ruolo – commenta il presidente di Consulcesi Massimo Tortorella – e trovi quella soluzione legislativa che da anni auspichiamo e che ha sempre riscontrato un supporto trasversale non solo in Italia ma anche a Bruxelles, dove abbiamo aperto una nuova sede, proprio per rendere ancora più incisiva la nostra azione. Abbiamo avviato un dialogo con il Presidente David Sassoli ed il suo predecessore Antonio Tajani, il Vicepresidente Fabio Massimo Castaldo, con gli eurodeputati Antonio Rinaldi e Pietro Bartolo, medico simbolo di Lampedusa peraltro rimborsato nei mesi scorsi: tutti hanno in più occasioni concordato sulla necessità di chiudere la vertenza. Ad oggi, la questione continua comunque ad essere ad appannaggio dei Tribunali ed è dunque fondamentale che i medici tengano vivo il proprio diritto aderendo alle nostre azioni o portando avanti con coraggio e fiducia quelle in corso. Per ottenere le informazioni e supporto legale, è a disposizione il sito Consulcesi www.consulcesi.com oppure è possibile contattare il numero verde 800.122.777».   

Ponte Italia-Albania: il Coronavirus non ferma la solidarietà

EDUCAZIONE E SUPPORTO PSICOLOGICO CONTINUANO A DISTANZA 

Il Dg di Consulcesi Simona Gori: «La generosità e le parole del premier Edi Rama un forte stimolo a proseguire investimenti e attività benefiche in un Paese amico»

Un solido ponte unisce l’Italia e l’Albania e proprio in questi giorni si fortifica con l’arrivo dei trenta medici e infermieri albanesi a sostegno dell’emergenza Coronavirus italiana. L’amicizia tra i due Paesi è consolidata anche dall’attività di realtà non governative come Consulcesi, gruppo di tutela legale e formazione sanitaria con una spiccata vocazione tecnologica, che da anni sta sviluppando la sua produzione anche nella Terra delle Aquile.

Noi non siamo ricchi e neanche privi di memoria, non ci possiamo permettere di non dimostrare all’ Italia che non abbandoniamo mai l’amico in difficoltà. Oggi siamo tutti italiani. È casa nostra, da quando sorelle e fratelli italiani ci hanno salvati, ospitati e adottati, sono state le dichiarazioni del Premier albanese Edi Rama riprese dai media nazionali ed internazionali.

 «Ci hanno commosso le parole del premier Edi Rama che resteranno tra i segnali più potenti di solidarietà di questa pandemia. L’esempio di generosità e di vicinanza del popolo albanese e del Premier albanese sono un ulteriore stimolo per proseguire il nostro impegno di Albania. – ha dichiarato Simona Gori direttore generale del gruppo Consulcesi

Da quando ha aperto la propria sede in Albania, Consulcesi si è posta come obiettivo la piena integrazione nel tessuto sociale sia con un costante dialogo con le istituzioni sia investendo nelle risorse locali. Non solo, ha dato un ruolo centrale all’Albania nella rete di iniziative di solidarietà promosse dal Gruppo culminate con un forte sostegno in occasione del tragico terremoto degli scorsi mesi.  

Una serie di iniziative che non sono state fermate neanche dal Coronavirus. Per questo è stata lanciata una campagna di informazione, prevenzione, gioco e apprendimento a distanza, in collaborazione con Sanità di Frontiera Onlus. La pandemia globale di Covid-19 ha colpito l’Albania in un momento in cui molte famiglie, principalmente a Durazzo, Lezha e Tirana, stanno ancora affrontando le conseguenze del terremoto del 26 novembre. Le scuole sono chiuse e tutto viene svolto attraverso lezioni online virtuali. Ma non tutte le famiglie e i bambini hanno accesso a Internet e le conoscenze necessarie per adattarsi rapidamente a questa nuova situazione. Grazie al progetto, il personale continua ad avere contatti con le famiglie colpite dal sisma e anche a fornire assistenza in condizioni di quarantena. Non solo. Il programma di sostegno messo a punto da Consulcesi con la collaborazione di Sanità di Frontiera Onlus prevede una serie di iniziative a favore della comunità albanese: 
– realizzazione di webinar per i docenti sulla didattica a distanza;
– accompagnamento e tutoraggio alle scuole nei quartieri più disagiati o nelle famiglie isolate delle zone rurali per la realizzazione di giochi e didattica a distanza;
– aiuto alle scuole nel raggiungere i bambini “invisibili”, con un intervento attivo sul campo, per evitare che i bambini maggiormente bisognosi di sostegno possano trovarsi più abbandonati ed esclusi dal gruppo classe (bambini che vivono in insediamenti di fortuna causa sisma e perdita della casa);
-sostegno ai docenti e alle classi sulle tematiche del Safer internet, considerando che in questo periodo l’esposizione dei bambini e dei ragazzi alla rete sarà certamente più intensa;
– predisposizione di moduli educativi integrativi della offerta scolastica ordinaria, al fine di sostenere i bambini e i ragazzi dei contesti più svantaggiati a superare il “learning loss”, ovvero la perdita, nel periodo di non scuola, di apprendimento acquisito;
– sostegno alla genitorialità.

Le attività sono nel pieno rispetto dei decreti, sono state adeguate proprio per la corretta applicazione di essa. 

Inoltre, sono stati messi in campo 4 psicologi per le attività sui genitori e con i neonati:

– 2 assistenti sociali per la gestione di documentazioni per i genitori o il referal su altri servizi ed attività con i neonati) 

– 2 peer educators rom per la comunità Rom-Egyptians (mediatori culturali per entrambe le comunità nei contesti dove è presente tale popolazione) 

– 2 pediatri

Responsabilità sanitaria: interviene la Cassazione con il progetto sanità

In due recenti ordinanze la Terza Sezione della Corte Suprema ha stabilito che le questioni in materia di responsabilità sanitaria debbano avere una trattazione unitaria in apposite udienze Il network legale Consulcesi & Partners plaude all’iniziativa: «Passo fondamentale per la tutela di tutti gli operatori della sanità, i dipendenti pubblici non sempre possono contare sulla tutela legale delle strutture»

Le evoluzioni normative intervenute negli ultimi anni nell’ambito della responsabilità sanitaria hanno delineato un quadro frammentato e soggetto a interpretazioni giurisprudenziali talvolta contraddittorie. Da
ciò nasce la necessità di discutere le controversie legali sull’argomento in apposite udienze dedicate, con una conseguente semplificazione dell’iter, riduzione dei tempi di risoluzione, e una maggiore tutela di tutte le parti in causa. La Terza Sezione della Corte di Cassazione attraverso due recenti ordinanze, la 6426 ed in particolare la 6418 dello scorso 5 marzo, ha avviato quello che viene definito il “Progetto Sanità”. In sostanza, da quanto si evince da tali pronunce, la Cassazione ha stabilito che tutte le questioni che rivestono una particolare importanza e/o criticità in relazione alle più controverse tematiche in materia di responsabilità sanitaria, compresa la definizione dei criteri applicativi delle normative (dalla legge Balduzzi alla Gelli) recentemente intervenute, debbano avere una trattazione unitaria affinché i principi di diritto enunciati risultino coerenti e costanti nel tempo.
Una soluzione che punta a fornire delle linee guida chiare (che siano di ausilio per la magistratura ordinaria) e a mettere ordine nel complesso contenzioso tra medici e pazienti che ogni anno porta a 35mila nuove cause.

Il “Progetto Sanità” inoltre può servire anche da deterrente per eventuali liti temerarie o più generale per quelle controversie che vengono avviate proprio perché vi sono dubbi e incertezze interpretative che lasciano spazio a diverse soluzioni.
L’iniziativa della Terza Sezione della Corte di Cassazione ha raccolto il plauso di Consulcesi & Partners, il network legale che ad inizio febbraio ha proposto l’istituzione dell’Arbitrato della Salute. «Apprezziamo la
sensibilità mostrata dalla Corte rispetto alle tematiche della responsabilità sanitaria e il Progetto Sanità costituisce un passo molto importante per fare chiarezza in un coacervo di enunciati normativi che, soprattutto di recente, hanno acceso dispute dottrinali davvero complesse. Questa chiarezza – afferma Consulcesi & Partners – costituisce un momento fondamentale per la tutela della categoria dei medici e di tutti gli operatori sanitari che da anni difendiamo e che, come dimostrano le statistiche, molto spesso vengono coinvolti in processi lunghi e dispendiosi, in cui l’interpretazione “creativa” e i vuoti normativi sono all’ordine del giorno. In particolare, i dipendenti pubblici non sempre possono contare sulla tutela legale da parte delle
strutture presso le quali lavorano».
«Ad esempio, al momento nonostante a nostro avviso sia chiaro che, nell’ambito dei procedimenti civili, la legge Gelli non possa essere applicata retroattivamente ai fatti avvenuti prima della sua entrata in vigore, vi sono diverse pronunce che hanno ritenuto il contrario. È ben vero – proseguono i legali di Consulcesi & Partners -, che si tratta di pronunce di merito ed in alcuni casi rimaste ancora isolate, ma questo la dice lunga sulle difficoltà che le parti di un procedimento di responsabilità sanitaria si troveranno ad affrontare nel prossimo futuro, in attesa delle auspicate “linee guida” che, con questa iniziativa, il Supremo Collegio vorrà dare al mondo di noi operatori del settore».

Maratona di Roma: #salutextutti Al via la campagna social per le periferie di Roma

Consulcesi Onlus dà il via alla raccolta fondi per sostenere l’Unità Mobile “Salute e Inclusione” che offre assistenza sanitaria nelle periferie più svantaggiate di Roma.

Gara di solidarietà anche tra i dipendenti e i manager di Consulcesi, che parteciperanno alla Stracittadina per vincere la sfida contro l’indifferenza di chi vive ai margini

Di corsa per le periferie di Roma più svantaggiate, dove anche l’assistenza sanitaria può essere una sfida per chi vive ai margini. È l’obiettivo della campagna social #SalutexTutti lanciata da Consulcesi Onlus in occasione della Stracittadina di Roma, per sostenere l’Unità Mobile “Salute e Inclusione” che offre assistenza sanitaria e orientamento ai servizi socio-assistenziali alle persone svantaggiate nelle periferie di Roma.
Consulcesi Onlus ha predisposto un’apposita raccolta fondi, attiva sulla Rete del Dono (https://www.retedeldono.it/progetti/consulcesi-onlus/unita-mobile-sanita-di-frontiera) che ha già raccolto oltre 11mila euro e si pone come primo obiettivo di raggiungere quota 50mila. Inoltre, i manager e i dipendenti del Gruppo Consulcesi hanno dato il via a una vera e propria gara di solidarietà, prestando il volto per la campagna social #SalutexTutti attraverso testimonianze foto e video e partecipando in prima persona alla Stracittadina. Il loro percorso verrà tracciato tramite tecnologia Blockchain grazie all’app RunOnChain in modo da poter confrontare i rispettivi tempi e decretare il miglior runner. La stessa tecnologia verrà utilizzata per certificare l’assoluta trasparenza nell’impiego delle donazioni raccolte.
L’obiettivo è innanzitutto quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di migliorare il livello di salute e benessere psico-fisico nelle periferie: per questo l’Unità Mobile “Salute e Inclusione”, in
partenariato con ASL Roma 1, Policlinico Umberto I e Centro Nazionale per la Salute Globale, offre assistenza ai più deboli grazie ad un’equipe formata da un medico e due mediatori interculturali.
L’iniziativa fa parte del progetto “Sanità di Frontiera” che ha ricevuto il sostegno da parte anche della Santa Sede mediante l’Obolo di San Pietro, e di cui l’ideatore e presidente di Consulcesi Onlus, Massimo Tortorella, ha avuto modo di parlare direttamente con Papa Francesco.
«Ad oggi nel nostro Paese la salute non è uguale per tutti – spiega Massimo Tortorella – per questo è necessario promuovere un programma di azioni concrete per il contrasto alle diseguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari, con particolare riferimento alle zone più periferiche delle grandi città. Ringrazio, quindi, i dipendenti e i manager del Gruppo Consulcesi per aver dedicato il loro tempo e le loro energie a questa iniziativa, trasformando una semplice corsa in una vera e propria gara di solidarietà».

Fake News Sconfitte per sempre: Consulcesi Tech lancia “Survey Chain”

L’hi-tech company specializzata in Blockchain e cybersecurity ha presentato a Dubai “Survey Chain”.
Il primo sondaggio basato sulla Blockchain dimostra che questa tecnologia avrà un impatto non soltanto in campo finanziario ma anche in quello sanitario

Durante il summit annunciata la partnership con DigitalBliz, società di servizi finanziari innovativi basati sulla Blockchain

Migliaia di esperti dei settori della blockchain e del fintech hanno assistito con curiosità ed entusiasmo alla presentazione del progetto “Survey Chain”, primo esempio di sondaggio condotto a livello mondiale attraverso l’applicazione della catena dei blocchi, una tecnologia capace di porre fine all’era delle rilevazioni “fake” che negli ultimi anni hanno messo in discussione la credibilità dei sondaggi.
Il progetto, messo a punto da Consulcesi Tech, azienda leader negli ambiti della blockchain e della cybersecurity, ha sorpreso i partecipanti della seconda edizione del “Future Blockchain Summit” di Dubai, la fiera più grande a livello globale in tema di tecnologia finanziaria. A questo link i risultati della rilevazione, secondo la quale la catena dei blocchi è destinata ad avere un impatto significativo soprattutto nei settori finanziario e sanitario: https://www.surveychain.tech/Home/Charts


Gli ospiti del summit – provenienti da tutto il mondo – hanno avuto modo di scoprire che, con un semplice smartphone, è possibile certificare i sondaggi attraverso l’individuazione delle fasi rilevanti. Trasparente e rivoluzionario il meccanismo che è alla base del processo. La rete pubblica Blockchain ethereum, sicura e immutabile, garantisce l’archiviazione delle risposte in spazi di Storage in Cloud con una firma univoca che viene trascritta su Blockchain rendendo i risultati inalterabili, con data certa e verificabili in qualsiasi momento. In questo modo è possibile conoscere non soltanto i campioni di voto sui quali è stata svolta l’indagine statistica ma anche l’intera filiera di distribuzione, consentendo ai media di usufruire di una divulgazione certificata e trasparente. Un modello già sperimentato in real time in Italia e che ha
conquistato anche gli ospiti della città riconosciuta da tutti come primo grande esempio di Smart City.
In questi giorni tutto il mondo guarda all’Europa con il fiato sospeso per conoscere l’esito delle trattative in corso per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. Proprio il referendum sulla Brexit rappresenta il caso d’uso ideale per spiegare i vantaggi offerti dalla “Survey Chain”, che se fosse stata applicata al momento del voto avrebbe svelato in anticipo la volontà degli elettori che nel giugno 2016 optarono per il ‘leave’ piuttosto che per il ‘remain’ pronosticato dalla quasi totalità dei sondaggisti.
«È un nuovo paradigma tecnologico – spiega Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi Tech, – destinato a migliorare sensibilmente la qualità del dibattito politico. Nell’epoca del web ormai fake news, post truth ed hate speech rappresentano distorsioni considerate socialmente pericolose ma praticamente inevitabili.

Invece con la blockchain è possibile compiere un ulteriore passo avanti nella democratizzazione dell’informazione grazie a sondaggi certi e immutabili che – ha proseguito – restituiscono fiducia al cittadino-elettore».
Tortorella rivela che «a margine dell’intervento numerosi partecipanti si sono congratulati per il potenziale dirompente della “Survey Chain”, chiedendo ulteriori informazioni riguardo ai numerosi campi di applicazione del progetto. Un interesse diffuso che – conclude – conferma la nostra convinzione: la blockchain è qui per rimanere».
Nel corso dell’evento è stata ufficializzata la partnership tra Consulcesi Tech e DigitalBliz, Società con sede a Londra e leader nel segmento Fin Tech, con controllate a Dubai e Lugano.
DigitalBliz produce e commercializza un prodotto Fin-Tech unico, basato sulla tecnologia blockchain: DigitalBliz Deep4, dedicato ai Professional Traders, che offre la più ampia gamma disponibile sul mercato di informazioni sull’andamento delle Crypto-Currencies e dei Security Tokens, incrociati sui principali Exchanges a livello mondiale.
DigitalBliz deep4C, destinato all’utilizzo retail e disponibile gratuitamente su Apple Store e Google Play.
Il prodotto finale è uno strumento sicuro e affidabile, spinto da un capillare sistema di Data Gathering, che raccoglie informazioni aggiornate ogni 15 secondi, elaborate con un sistema di algoritmi proprietario