Sanità, scuole specializzazione. Tortorella (Consulcesi): Aumentare posti disponibili per evitare fuga medici

Il 20 luglio si svolgerà la prova nazionale per l’ammissione alle Scuole di specializzazione di area sanitaria per l’anno accademico 2020/2021. “Spero che il numero di borse di studio a disposizione dei giovani medici sia maggiore quest’anno” commenta Massimo Tortorella, presidente Consulcesi, alla luce della pubblicazione del bando. “Ad ogni concorso, le borse delle scuole di specializzazione si rivelano di gran lunga inferiori al fabbisogno reale, generando un imbuto formativo tra neolaureati e quanti entreranno nel mondo lavorativo. Molti giovani medici si sentono frustrati e costretti a trasferirsi all’estero, dieci mila medici in dieci anni sono andati via, dopo i soldi spesi per formarli, creando un enorme vulnus nel Servizio Sanitario Nazionale” prosegue Tortorella, a capo del network legale e formativo in ambito sanitario.

“La pandemia ha portato in luce l’enorme carenza di personale medico nel nostro paese e la precaria condizione dei medici.”, continua Tortorella. “È più che mai urgente che le istituzioni competenti rivedano le norme che regolano il percorso di studi in medicina per l’accesso ad ogni grado di formazione, per favorire l’aumento di medici in Italia e per migliorare le prestazioni del SSN”, conclude Tortorella.

Vaccini, Consulcesi&Partners: per medici pensionati rischio di essere vittime di norma incostituzionale

“È fondata la preoccupazione dei medici di vedersi decurtata la pensione a fronte dell’impegno assunto di scendere in campo per dare un contributo alla campagna vaccinale, perché non vi è chiarezza normativa e questo potrebbe rendere i medici vaccinatori in pensione vittime di una norma poco chiara e palesemente incostituzionale”.

Ad esprimersi sulla vicenda che ha alimentato la preoccupazione di molte aziende sanitarie per i possibili contraccolpi in un momento di emergenza nazionale, sono gli avvocati di Consulcesi&Partners, network legale dell’azienda Consulcesi.

Roma, 16 aprile 2021 – Rispetto a diverse richieste di sostegno da parte di medici in pensione che, dopo essersi messi a disposizione per la campagna di vaccinazione nazionale, hanno espresso la preoccupazione di vedersi decurtati gli emolumenti previdenziali, il team di avvocati di Consulcesi&Partners si esprime in modo netto:

La norma è scritta in modo poco chiaro (come purtroppo avviene da molto tempo). L’interpretazione fornita ai medici e ripresa dai media, per cui i compensi ricevuti per l’attività di medico vaccinatore/pensionato comporterebbero la perdita, seppur momentanea, dell’emolumento pensionistico ci pare, francamente, inconciliabile sia con la ratio dell’iniziativa di estendere ai pensionati la possibilità di ricevere incarichi retribuiti per fronteggiare le esigenze Covid, sia con le logiche che presiedono il nostro sistema previdenziale. Per questo motivo, si è pensato che l’unica interpretazione costituzionalmente orientata dovrebbe essere quella per cui l’art. 3 bis nell’ultimo capoverso vuole significare che i compensi percepiti per l’attività di vaccinatore non andranno ad incidere sui criteri di calcolo dell’emolumento pensionistico, così da aumentarlo pro futuro. Di contro, l’interpretazione per cui i compensi sarebbero invece alternativi rispetto al percepimento della pensione è palesemente incostituzionale”.

Covid. Cancro, Petrella: “2mila diagnosi in meno tumore al seno. Sarà nuova emergenza tumori”

“Nei prossimi anni avremo pazienti con stadio più avanzato della malattia perché sono state ridotte drasticamente le diagnosi e le terapie”

Ridare centralità alla battaglia contro il cancro dopo il Covid-19: in arrivo i corsi ECM FAD di Consulcesi Club

1,4 milione di screening in meno contro il cancro e meno 2mila nuove diagnosi di tumore a seno dall’inizio del 2020. È il bollettino di guerra generato dall’emergenza sanitaria da Covid-19 che riporta l’Italia indietro di 40 anni riguardo la diagnosi precoce sui tumori, in particolare quello al seno, che aveva raggiunto alte percentuali di guarigione grazie alla diagnosi  tempestiva. Nel 1980 si effettuavano il 70% di screening di tumore al seno in meno e la mortalità femminile era più alta del 30%. L’allarme del prof. Giuseppe Petrella, oncologo e già professore ordinario di Chirurgia Generale presso l’Università Tor Vergata di Roma, arriva in occasione della Giornata Mondiale contro il cancro «Nei prossimi anni avremo pazienti con stadio più avanzato della malattia perché in questi mesi di pandemia non sono state fatte diagnosi, aghi aspirati, biopsie. La situazione tornerà indietro di molti anni e noi medici dobbiamo restare all’erta per fronteggiare questa nuova emergenza». 

Il cancro al seno è la prima causa di mortalità per tumore nelle donne e in media colpisce una donna su otto: per questo, il ruolo dei medici è fondamentale nel sensibilizzare e sollecitare le pazienti ad effettuare controlli periodici che possono rivelarsi degli autentici salvavita. «Il primo consiglio è raccomandare la prevenzione» spiega Giuseppe Petrella, «Il messaggio che noi medici dobbiamo inviare alle donne – prosegue Petrella – è che il tumore alla mammella è uno dei pochi per i quali c’è la guarigione definitiva, ma questa guarigione c’è se viene fatta la diagnosi precoce».

Il Professor Petrella è anche docente del corso Fad “Novità in tema di chirurgia senologica” del provider ECM Sanità in-Formazione in collaborazione con Consulcesi Club, lanciato in occasione della Giornata Nazionale del Cancro del 4 febbraio 2021. Il corso è strutturato in tre macroaree di interesse. La prima macroarea è formata dai principali orientamenti in merito di chirurgia conservativa, la seconda macroarea è legata al trattamento chirurgico dopo trattamento neoadiuvante e del ruolo di questo nella riduzione del trauma chirurgico. La terza parte consiste nell’analisi del trattamento multidisciplinare della neoplasia lobulare in situ e dell’evoluzione del trattamento. 

In qualità di coordinatore scientifico dei corsi ECM FAD di Consulcesi Club Giuseppe Petrella ha realizzato una intera collana sulle neoplasie nelle quali il primo appello è proprio rivolto ai medici e ai professionisti sanitari coinvolti nell’attività di screening e prevenzione primaria e secondaria, nell’era post Covid. 

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Le novità dall’estate per la classe medico – sanitaria

Nel corso del mese di agosto, importanti novità per la classe medico – sanitaria, grazie alla conversione in legge del Ddl antiviolenza, mentre il pediatra – allergologo Catello Romano esorta la popolazione a prestare attenzione agli attacchi allergici legati alla stagione estiva. Con l’arrivo del mese di settembre, invece, molti ragazzi si avvicineranno all’esame di ammissione alla Facoltà di Medicina e Chirurgia; così, il presidente di Consulcesi Massimo Tortorella ed il Professor Nardone stilano una lista di consigli per superare la prova  ed evitare l’annullamento per errori legati alla disattenzione e all’emotività. Infine, ancora in agosto, il lancio del film “Nour” porta all’attenzione del pubblico la storia del medico di Lampedusa, Pietro Bartolo.

Svolta legislativa importante per i camici bianchi e tutto il personale socio – sanitario lo scorso agosto, grazie alla conversione il legge del Decreto antiviolenza. Ne dà comunicazione il pool legale Consulcesi, da anni al fianco dei medici e dell’intero personale sanitario e socio – sanitario. Infatti, da tempo, il Presidente del team legale Consulcesi, Massimo Tortorella, sottolineava l’importanza di un provvedimento finalizzato alla protezione e alla sicurezza dell’intera categoria, soprattutto in relazione ai numeri sempre più allarmanti che si sono registrati negli ultimi anni, riguardo episodi di violenza e aggressione nei confronti degli addetti ai lavori. Il Presidente di Consulcesi, però, evidenzia quanto sia importante ora dare un’accelerata anche all’applicazione della Legge Gelli e dei decreti attuativi ad essa connessi, al fine di “prevenire una nuova esplosione di denunce da parte delle vittime da Covid-19. La risoluzione di questo vuoto normativo creerebbe un doppio scudo di difesa per la piena tutela dei medici e operatori sanitari”. Infatti, negli ultimi 10 anni in Italia si sono registrate 35mila nuove azioni ogni anno con oltre 300 mila procedimenti aperti nei confronti della categoria medica e sanitaria. L’emergenza sanitaria da COVID – 19 rischia di far aumentare i casi di almeno un 15%.

Sempre in tema di emergenza sanitaria da COVID – 19, dopo una primavera trascorsa tra le mura domestiche e che ha messo al riparo molti da allergie e pollini, l’estate si preannuncia poco tranquilla per quella parte di popolazione soggetta a questi problemi. Infatti, i pollini, eventuali punture d’insetto e il rischio di assumere cibi particolari in vacanza aprono importanti rischi per i soggetti con patologie allergiche. Al fine di prevenire problemi di questo genere, Catello Romano, pediatra-allergologo e docente nel corso di formazione professionale ECM di Sanità In-Formazione per Consulcesi Club sulla pneumo-allergologia pediatrica ai tempi del coronavirus, suggerisce di avere in borsa antistaminici, cortisonici in compresse o in pomata, e in casi particolari, in favore di pazienti a rischio anafilassi, anche un autoiniettore di adrenalina. Il dottor Romano previene dal rischio di confondere un’allergia con i sintomi propri del COVID, aggiungendo come il maggior tempo trascorso all’aperto possa portare anche altre tipologie di problemi, quali le punture d’insetto. A tal proposito, il dottor Romano aggiunge: “Punture di api, vespe e calabroni possono essere responsabili di reazioni anche gravi: si va infatti da reazioni locali, come gonfiore e dolore, fino a reazioni più estese o addirittura allo shock anafilattico”. Punture d’insetto, a cui lo specialista affianca i rischi connessi all’assunzione della frutta di stagione e alle dermatiti da contatto o causate da un’eccessiva esposizione al sole.

Invece, con la fine dell’estate e l’arrivo del mese di settembre, per molti studenti si profila l’esame d’ammissione alla Facoltà di Medicina e Chirurgia. A tal proposito, il presidente del pool legale Consulcesi, Massimo Tortorella, sottolinea come “il problema principale è che i nostri test di Medicina non sono adatti a selezionare i più bravi o quelli più portati alla professione medica”. Ed i preparazione alle prove, arrivano i consigli del professor Nardone, psicoterapeuta presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo. Quest’ultimo, forte della sua esperienza, segue i ragazzi nella preparazione ai test e nella fase del post – esame, soprattutto in caso di esito negativo. A tal proposito, il Professor Nardone suggerisce ai ragazzi di evitare di “studiare troppe ore consecutive ogni giorno”, poiché “le full immersion gli ultimi giorni prima del test non servono. Alimentano soltanto l’ansia”. I ragazzi dovranno preferire “uno studio di poche ore al giorno spalmate in un periodo più lungo. È infatti così che si fissano meglio i concetti da apprendere”. E, in caso di bocciatura, il professore afferma che non bisogna farne un dramma, ma sarà utile semplicemente rimboccarsi le maniche e riprovare il test l’anno successivo. 

Sulla scia dei consigli del professor Nardone, anche il team legale Consulcesi, da anni al fianco dei camici bianchi e dell’intero personale socio – sanitario, stila un valido vademecum, in cui sintetizzare i consigli per evitare l’annullamento della prova, in seguito ad errori nel corso della stessa. Nell’elenco messo a disposizione dal pool legale Consulcesi, si trovano una serie di ammonimenti per i futuri medici, che partono dalla necessità di lasciare ogni oggetto personale nei posti indicati dai commissari, insieme all’importanza nel non sporcare il foglio con disegni, appunti e calcoli. Inoltre, il presidente di Consulcesi, Massimo Tortorella afferma che gli studenti devono fare attenzione ai contorni della casellina in cui inseriscono la crocetta, poiché è importante non uscire dai bordi, la consapevolezza che si può rettificare una sola volta all’errore e che una “x” rappresenta il segno con cui indicare la risposta corretta. Ancora il presidente di Consulcesi Massimo Tortorella, avverte come gli studenti debbano controllare che il plico di consegna della prova contenga tutti i documenti previsti, come debbano prestare attenzione alla corrispondenza tra i codici alfanumerici presenti sulle etichette. Infine, l’aspirante medico dovrà svolgere il test in penna nera, senza dimenticare la firma sulla scheda dei dati e di riporre la prova finita nella scatola dedicata. Tuttavia, il presidente di Consulcesi Massimo Tortorella invita i candidati a segnalare l’eventuale annullamento delle loro prove all’indirizzo www.numerochiuso.info, così da poter ricevere consigli sulla questione. 

Vedi anche qui per la graduatoria test medicina 2020.

Inoltre, ancora nel mese di agosto, Consulcesi Onlus, all’interno del progetto formativo “Sanità di Frontiera”, ha presentato il film “Nour”, ispirato alla professione di medico a Lampedusa di Pietro Bartolo e in onda al cinema  il 10, 11 e 12 agosto e il 20 agosto su Sky. Sergio Castellitto interpreta Pietro Bartolo, protagonista di questa storia, che ha come protagonista Nour, una bambina siriana di dieci anni ha viaggiato in mare in solitudine e che ora è alla ricerca di sua madre. Il dottor Bartolo prende a cuore Nour, piano piano cerca di ricostruire non solo il passato della bambina, ma anche il suo presente e un nuovo futuro. Il film è tratto da una storia vera e a lieto fine, ispirata al libro “Lacrime di sale”, che è costituito dai ricordi e dalle esperienze dello stesso Bartolo. Nel corso del lancio del film, proprio il dottore protagonista del film ha lanciato un importante messaggio, affermando come sia “falso che i migranti portano in Italia e in Europa malattie. È una semplificazione con conseguenze di discriminazione e contraria al diritto universale alla salute”.

Atti vandalici all’ospedale di Rimini. Da Consulcesi consulenze legale per i medici e operatori sanitari coinvolti

Tortorella (Consulcesi): «fatti gravissimi, non li lasciamo soli davanti a persone violente e arrabbiate»

«Ci risiamo. L’ondata di malcontento che attraversa il Paese si sta riversando sugli operatori sanitari del nostro Servizio sanitario nazionale, considerati da eroi a vittime che stanno sacrificando la vita per fronteggiare la più grande emergenza sanitaria dell’ultimo secolo. L’atto vandalico accaduto pochi giorni fa a Rimini è un chiaro segnale di disagio sociale causato dalla paura e la disperazione per il picco dei contagi e rivolto contro i nostri medici e sanitari. D’altro canto, il personale sanitario è allo stremo delle forze e si sente lasciato solo, in balìa di persone violente e arrabbiate, dobbiamo intervenire.» – ha dichiarato Massimo Tortorella, Presidente Consulcesi a commento dell’episodio di vandalismo a Rimini. 

Nella notte di sabato 24 ottobre, più di 70 auto sono state danneggiate nel parcheggio riservato ai dipendenti dell’ospedale Infermi, a Rimini. Appartenevano a medici, infermieri, paramedici, operatori socio sanitari che stavano lavorando nel turno di notte. La mattina di domenica la scoperta: finestrini e parabrezza spaccati, specchietti staccati, carrozzeria rigata. Dalle auto non è stato portato via nulla, segnale che era un attacco mirato ai sanitari. Come questo, stiamo assistendo a decine di episodi in ogni parte del Paese, soprattutto dove ci sono più casi di covid o maggiore disagio. 

Un avvenimento, quello delle aggressioni in corsia, con numeri preoccupanti prima della crisi, che se durante il lockdown aveva visto uno stop temporaneo, ora ritorna in maniera preponderante sulle cronache dei giornali. Per contrastare questo fenomeno pericoloso, il pool legale Consulcesi & Partners, che ha espresso sin dalla prim’ora vicinanza agli operatori sanitari sugli episodi di aggressione in corsia, ha annunciato l’attivazione di un servizio di consulenza legale dedicato ai medici e operatori sanitari attivo 24 ore su 24. L’obiettivo è fornire una prima assistenza su tutti gli aspetti giuridici correlati ad un’eventuale aggressione subita in ambito lavorativo, disponibile al numero verde 800.122.777 o direttamente sul sito www.consulcesi.it. 

«È inaccettabile l’escalation di violenza in corsia a danno dei professionisti sanitari, – commenta Tortorella –  è fondamentale contrastare tempestivamente il fenomeno attraverso iniziative concrete. I medici e gli operatori sanitari hanno necessità di svolgere il proprio lavoro in un clima disteso e di lavorare nelle migliori condizioni possibili. È importante unificare gli sforzi e riuscire ad intraprendere le azioni adeguate ad infondere il sostegno ai sanitari della propria azienda, dell’ordine professionale e di tutta la società civile» conclude Tortorella. 

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Test di Medicina 2020: dalla penna blu a firma e crocette ecco i 10 errori più comuni che possono costare l’annullamento

Consulcesi: ogni anno il 3% degli aspiranti medici escluso per sviste e piccole irregolarità.  Una guida utile per evitare problemi e per correre ai ripari

Roma, 31 agosto 2020 – Dal dimenticare di mettere la firma sulla scheda anagrafico all’utilizzo della penna blu, fino a rispondere alle domande con una X che esce fuori dai margini indicati. Questi sono solo alcuni dei dieci errori più comuni che si fanno durante la prova d’ammissione alla Facoltà di Medicina e che possono costare l’annullamento. 

In balia dell’ansia e dell’emotività, capita di frequente che gli aspiranti medici dimentichino le più basilari norme di svolgimento o non ascoltino bene le indicazioni fornite dai commissari prima dell’apertura delle buste. Basta pensare che ogni anno, circa il 3% degli studenti segnala a Consulcesi l’annullamento della prova per errori legati alla non corretta esecuzione delle procedure burocratiche, che sono elencate nel Bando MIUR.

Consulcesi, il network legale forte dell’esperienza ventennale al fianco degli aspiranti medici, ha stilato una lista dei 10 principali errori nei quali sono incorsi gli studenti nel corso degli anni. L’obiettivo è quello di fornire agli studenti l’occasione di fare una bella “ripassata” per evitare l’annullamento al test di ammissione in programma il 3 settembre. 

«È importante sottolineare che se la prova dovesse essere annullata, non tutto è perduto – precisa il presidente di Consulcesi, Massimo Tortorella -. Potrebbe ancora esserci una speranza di far valere il vostro diritto e attraverso il nostro sportello www.numerochiuso.info i nostri consulenti legali specializzati suggeriranno le azioni migliore da intraprendere. Questo vale per tutte le irregolarità che verranno riscontrate nel corso di una prova che continuiamo a ritenere non adeguata a selezionare i futuri medici perché non garantisce meritocrazia e regolarità».

Ecco i 10 principali errori che causano l’annullamento del test di medicina: 

  1. Lasciate ogni…oggetto voi che entrate L’errore più frequente è non lasciare tutto ciò che si ha nel luogo indicato dai commissari. Il regolamento vieta assolutamente, salvo alcuni casi eccezionali espressamente specificati, di avere con sé appunti o apparecchi elettronici: ricordarsi quindi di posare il proprio telefono, calcolatrice e tutti i dispositivi di calcolo. I commissari hanno facoltà di annullare la prova se notano movimenti o atteggiamenti che sospetti. 
  2. Non scarabocchiate il modulo delle risposte. Altro errore frequente è utilizzare il modulo delle risposte per appunti, calcoli o disegnini. Non scrivere niente, non firmare e non fare segni di riconoscimento sul modulo delle risposte. È molto importante: se lo farete, verrà annullato il test. 
  3. Non strabordate! Attenti a stare dentro i bordi della casella che volete barrare, perché il modulo delle risposte viene corretto da un lettore ottico e un segno fuori dalla casella potrebbe non essere riconosciuto. 
  4. Indicate la risposta sbagliata, in maniera corretta Una procedura che fa cadere spesso in tranello è quella delle risposte a crocette. Se sbagliate a rispondere annerite la casella sbagliata e mettete la X dentro quella giusta. Ma fate attenzione: si può correggere solo una volta. 
  5. La risposta corretta …è una X. Per segnare la risposta che ritenete giusta, basta apporre una X in corrispondenza della casella in questione. Si può scegliere di non rispondere ad una domanda, se per esempio si è già corretto la domanda e si vorrebbe fare ancora. Per annullare una domanda, barrare il cerchietto che è posto a lato della domanda. Attenzione! Non si potrà più modificare questa scelta.
  6. Segnalate mancanze nel plico. Può capitare che i documenti ufficiali del test avessero fogli mancanti, questo può compromettere la prova, se non si segnala alla commissione in tempo. Ogni plico deve contenere: a) una scheda per i dati anagrafici che il candidato deve obbligatoriamente compilare, priva di qualsivoglia codice identificativo; b) i quesiti relativi alla prova di ammissione recanti il codice identificativo del plico nonché n. 2 fogli dedicati alla brutta copia; c) un modulo risposte dotato dello stesso codice identificativo del plico; d) un foglio sul quale sono apposti il codice identificativo del plico nonché l’indicazione dell’ateneo e del corso di laurea cui si riferisce la prova. Nel caso in cui uno o più candidati segnalino irregolarità in merito al plico ricevuto, il Presidente della Commissione o il Responsabile d’aula ne verifica l’attendibilità e, se necessario, provvede alla sostituzione del plico. L’operazione deve risultare dal verbale d’aula unitamente alle relative motivazioni. 
  7. Corrispondenza di amorosi…codici Altro importante accorgimento è accertarsi della corrispondenza dei codici alfanumerici presenti sulle etichette. Ogni candidato deve scegliere una coppia di etichette adesive identiche al termine della prova e apporre una delle due etichette sulla scheda anagrafica e l’altra sul modulo risposte. L’apposizione delle etichette deve essere a cura esclusiva del candidato che deve, quindi, sottoscrivere, in calce alla scheda anagrafica, la dichiarazione di veridicità dei dati anagrafici e di corrispondenza dei codici delle etichette applicate alla scheda anagrafica e al modulo risposte.
  8. Penna nera Il test va compilato esclusivamente con la penna nera che la Commissione d’esame consegna ad ogni singolo candidato. È vietato introdurre materiale di cancelleria come penne, matite, quaderni, gomme pena annullamento della prova. 
  9. Non dimenticate la firma. Una dimenticanza che può costarvi caro è quella della mancata firma sulla scheda anagrafica. Senza la firma infatti il Miur non è autorizzato a trattare i vostri dati personali, quindi neanche a elaborare il vostro punteggio d’esame e a comunicarvelo. Negli anni scorsi non pochi malcapitati sono stati esclusi per questa dimenticanza dell’ultimo momento.
  10. Scatola Anagrafica e scatola Risposta. Terminata la prova, i fogli con le domande vanno rimessi nel plico insieme a quello di controllo e depositati in una scatola apposita. Mentre le risposte vanno nella scatola sigillata su cui è scritto «Risposte» e la scheda anagrafica in quella con la scritta «Anagrafica». L’erroneo inserimento del proprio compito, è motivo frequente di annullamento. Eppure, qualche tempo fa, una pronuncia del TAR ha cambiato rotta, per un caso analogo, chiedendo al MIUR di procedere con la correzione del compito nonostante l’errore del candidato. Una riapertura d’esame che costituisce un importante pietra miliare nella storia dei ricorsi e che apre prospettive per il futuro. 

Infine, è importante sottolineare che se la vostra prova dovesse essere annullata, non tutto è perduto. Potrebbe ancora esserci una speranza di far valere il vostro diritto, rivolgetevi ad un consulente legale specializzato allo sportello www.numerochiuso.info che saprà consigliarvi l’azione migliore da intraprendere.

Consulcesi presenta il docufilm “Covid – 19 – Il Virus della Paura”

Prodotto e realizzato su iniziativa del pool legale Consulcesi e supportato dal Ministero della Salute, è stato presentato a Roma il trailer del docufilm “Covid – 19 – Il Virus Della Paura”. La pellicola ha l’obiettivo di rendere omaggio a tutti i medici e operatori socio – sanitari che si sono sacrificati nel corso della pandemia e hanno lottato ogni giorno in prima linea. Inoltre, con questo docufilm, il pool legale Consulcesi intende mettere a disposizione dei colletti bianchi e di tutti i professionisti del settore un particolare strumento di formazione, oltre che permettere al grande pubblico di avere una corretta informazione sulla pandemia, smentendo tutte le notizie false e le teorie che non hanno nulla a vedere con la scienza. 

Inoltre, il docufilm desidera che nessuno dimentichi quanto è accaduto e che gli errori servano per apprendere e migliorare. A margine dell’evento di presentazione, Roberto Speranza, Ministro della Salute, ha affermato: “La pandemia ha cambiato tutti i paradigmi, ma con un obiettivo: ridare centralità alla sanità”. Ed è lo stesso Speranza ad affermare come “la formazione e l’aggiornamento continuo sono le solide basi da cui partire per costruire un nuovo Ssn”. Così, dal 22 giugno, sul sito www.covid-19virusdellapaura.com, “Covid – 19 – Il Virus Della Paura” è fruibile da tutti i professionisti del settore. Curato dalla regia di  Christian Marazziti e dall’autrice Manuela Jael Procaccia, il docufilm racchiude in 80’ tutte le fasi più salienti e drammatiche dei giorni della grande paura a causa della pandemia: dal discorso del Presidente Conte il 4 marzo, all’isolamento forzato, con conseguente chiusura delle frontiere e stop di alcune attività produttive, scolastiche e ricreative. Inoltre, Il film, mette in risalto i sentimenti provati dagli italiani, con la paura per una malattia difficile da riconoscere e, di conseguenza, da combattere. Paura che, di conseguenza, ha alimentato psicosi, ipocondria, anche a causa delle molteplici notizie false e fake news che sono girate senza controllo. 

Il docufilm, dunque, vuole portare conoscenza, notizie corrette e basate sulla razionalità del metodo scientifico. Una versione leggermente rivisitata sarà dedicata agli spettatori, presentata ai principali festival cinematografici e, poi, disponibile sulle piattaforme di distribuzione on demand. Il docufilm, il corso di formazione a distanza e il libro da cui trae ispirazione sono il frutto di un lavoro a più mani, grazie all’attività di un virologo, il professor Massimo Andreoni, direttore del reparto Malattie Infettive Tor Vergata, e di uno psicoterapeuta, Giorgio Nardone, in attività presso il Centro Terapia Strategica. Entrambe queste figure hanno offerto una visione particolare dell’epidemia, mettendo in luce le modalità con cui combattere il virus e, poi, gestire le conseguenze sulla psiche umana. Hanno partecipato al progetto anche Giuseppe Ippolito, Direttore Scientifico Lazzaro Spallanzani, e il Professor Ranieri Guerra, Direttore Generale Aggiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il presidente di Consulcesi Massimo Tortorella ha individuato come il “metodo scientifico e la diffusione della conoscenza sono le più importanti armi di difesa” da usare per combattere la pandemia. Pertanto, questa presa di consapevolezza ha ispirato la produzione di “un percorso formativo ad hoc per professionisti sanitari sul Covid-19: una collana di corsi Ecm, un libro-ebook e un docufilm in grado di offrire un’esperienza coinvolgente” Con la produzione di questo particolare progetto, il pool legale Consulcesi, stando alle parole del presidente Massimo Tortorella, ha come “obiettivo quello di esportare il modello italiano che abbiamo creato a livello internazionale con cinema, scienza e tecnologia per formare e aggiornare gli operatori sanitari”. Il docufilm e l’ebook saranno presto disponibili e fruibili anche in lingua inglese. Inoltre, La collana di corsi Ecm è fruibile sulla piattaforma www.covid-19virusdellapaura.com/ 

Covid-19 il virus della paura, il racconto in un docufilm

«Chissà se riusciremo ad imparare qualcosa da tutto questo?». Si chiude con questo interrogativo, mentre un uomo attaccato ad un respiratore muore, il trailer del docufilm “Covid-19 – il Virus della Paura”, presentato oggi a Roma. Girata su iniziativa di Consulcesi e patrocinata dal ministero della Salute, questa pellicola ha un triplice obiettivo: oltre ad essere un omaggio per i medici e tutti i professionisti sanitari impegnati nella lotta alla pandemia in questi mesi, offre loro un innovativo strumento formativo e dà al grande pubblico una rielaborazione accurata di quanto accaduto, smontando fake news e teorie antiscientifiche.

Con l’obiettivo di non dimenticare ma soprattutto di imparare dagli errori. «La pandemia – ha sottolineato il ministro della Salute Roberto Speranza in un messaggio di saluto – ha cambiato tutti i paradigmi, ma con un obiettivo: ridare centralità alla sanità. In tal senso, la formazione e l’aggiornamento continuo sono le solide basi da cui partire per costruire un nuovo Ssn». Il docufilm, firmato dal regista Christian Marazziti e dall’autrice Manuela Jael Procaccia, è disponibile dal 22 giugno sul sito www.covid-19virusdellapaura.com per tutti i professionisti sanitari. Una versione leggermente adattata al grande pubblico sarà inoltre destinata ai principali festival cinematografici e alle maggiori piattaforme di distribuzione on demand.

La pellicola ripercorre in 80 minuti i momenti principali della pandemia di coronavirus: il discorso del Presidente Conte del 4 marzo, la chiusura delle frontiere, il blocco delle attività produttive, scolastiche e ricreative. Il film, inoltre, racconta i sentimenti degli italiani: la paura dell’ignoto che sfocia in comportamenti di discriminazione verso un nemico immaginario. La stessa paura che alimenta ipocondria e psicosi, responsabile del proliferare di bufale e fake news.

A questa, si contrappone il polo positivo della conoscenza e del metodo scientifico. Il docufilm, il corso di formazione a distanza e il libro da cui trae ispirazione sono firmati da un virologo, il professor Massimo Andreoni, direttore del reparto Malattie Infettive Tor Vergata, e da uno psico- terapeuta, Giorgio Nardone, che opera al Centro Terapia Strategica, che analizzano la pandemia cogliendo i due principali aspetti: come affrontare il virus e come gestire le conseguenze sulla psiche umana. Presenti anche gli interventi di Giuseppe Ippolito, direttore Scientifico Lazzaro Spallanzani e del professor Ranieri Guerra, direttore generale aggiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. «Dalla pandemia abbiamo imparato che il metodo scientifico e la diffusione della conoscenza sono le più importanti armi di difesa che abbiamo contro un’emergenza sanitaria – spiega Massimo Tortorella, Presidente Consulcesi -. Da qui è nata l’idea di creare un percorso formativo ad hoc per professionisti sanitari sul Covid-19: una collana di corsi Ecm, un libro-ebook e un docufilm in grado di offrire un’esperienza coinvolgente. Il nostro obiettivo è quello di esportare il modello italiano che abbiamo creato a livello internazionale con cinema, scienza e tecnologia per formare e aggiornare gli operatori sanitari”. Il docufilm e l’ebook saranno presto disponibili anche in lingua inglese. La collana di corsi Ecm è fruibile sulla piattaforma www.covid-19virusdellapaura.com/

Cosa ha insegnato il COVID – 19? Il parere degli esperti a margine della presentazione online del docufilm promosso da Consulcesi

A margine della presentazione online di “Covid-19 – il Virus della Paura”, il progetto di informazione e formazione dedicato ai medici e agli operatori socio – sanitari, curato e realizzato dal pool legale Consulcesi, con il supporto del Ministero della Salute, alcuni esperti del settore medico – scientifico hanno evidenziato le lacune che la pandemia da COVID – 19 ha lasciato dietro di sé. L’attenzione è stata posta particolarmente sui seguenti aspetti: assenza di una strategia anti  Coronavirus, insufficienza di specialisti esperti in malattie infettive e l’erronea convinzione di poter sconfiggere l’emergenza sanitaria da soli. 

Secondo il parere degli esperti, bisogna partire da questi elementi per poter apprendere la giusta lezione per il futuro. L’allarme maggiore viene dal Direttore delle Malattie Infettive dell’Università di Tor Vergata, Massimo Andreoni, che ha affermato: “La maggior parte delle nostre strutture ospedaliere sono impreparate sul fronte delle malattie infettive. Basti pensare che molti ospedali non hanno un reparto dedicato e in altri il reparto di malattie infettive è stato proprio chiuso. Allo stesso modo negli ospedali c’è una carenza di infettivologi, figure fondamentali per la gestione di un’emergenza di questo tipo”. Il Direttore Generale Aggiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) Ranieri Guerra, invece, ha sottolineato che l’emergenza sanitaria ha dimostrato come il mondo sia legato da un’inevitabile interconnessione. 

Nonostante almeno inizialmente le istituzioni abbiano optato per la chiusura delle frontiere, il confinamento e la difesa del territorio, coltivando l’illusione di trovare una soluzione stando isolati oppure entrando in competizione per ottenere strutture e servizi prima di tutti gli altri, ora, ha evidenziato Ranieri Guerra, “l’Unione Europea ha finalmente iniziato a comportarsi come tale e le grandi agenzie internazionali stanno lavorando con gli stati membri perché vaccini, diagnostica e farmaci siano patrimonio di tutti”. Il Direttore Scientifico dell’Ospedale Spallanzani Giuseppe Ippolito, invece, ha parlato di effetto – sorpresa. Pertanto, appare quanto mai necessario “mettere a punto un piano antipandemico prima dell’emergenza. Solo così saremo preparati ad affrontare a un’eventuale seconda ondata o a una nuova pandemia”. Infine, lo psicoterapeuta Giorgio Nardone, che opera presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo, ha focalizzato l’attenzione sulle conseguenze psicologiche, sullo stress e sui disturbi mentali che potrebbe aver causato il prolungato e pesante confinamento. A tal proposito, ha affermato: “La necessità di dover rispondere ai bisogni dei pazienti, unita all’impossibilità di incontrarli fisicamente <<costretto>> a imparare a usare nuovi strumenti e nuove forme comunicative che si sono rivelate efficaci quanto le tradizionali”. 

Covid-19 e telemedicina WhatsApp, chat e email: attenzione alla privacy dei pazienti, rischio maxi multe per i medici

In Italia primato europeo di sanzioni, gli errori più comuni degli studi medici. I consigli di C&P per essere in regola con le normative europee 

App, messaggi e videochiamate piacciono a medici e pazienti: creano un rapporto diretto, riducono i tempi d’attesa e cancellano la burocrazia. Ne abbiamo avuto dimostrazione durante la quarantena, con un’impennata di webinar, consulti telefonici e online. Ma attenzione, senza le dovute cautele, si può compromettere un bene prezioso, il cui valore è ancora sottovalutato: i dati personali e sanitari del paziente. 

L’allarme arriva da Consulcesi & Partners network legale a tutela degli operatori sanitari. «Il rischio per i professionisti sanitari è molto alto perché loro sono i depositari dei cosiddetti dati sensibili che secondo il Regolamento generale per la protezione dei dati GPDR sono sottoposti a tutela particolarmente severa. In caso di errato trattamento dei dati, le sanzioni potrebbero arrivare fino 20 milioni di euro o, se superiore, fino al 4% del fatturato globale. Ora, – ci tiene a precisare C&P – tale importo è la previsione massima e difficilmente si arriverà a tali cifre per un singolo medico, ma sicuramente l’Autorità Garante potrà disporre sanzioni di diverse migliaia di euro. (il rapporto Federprivacy, stima una media di 145 mila euro in sanzioni). A questo, si aggiunge il rischio che il paziente possa proporre un’azione per richiedere il risarcimento dei danni. E non escluso che gli Ordini possano conseguentemente disporre provvedimenti disciplinari» sostiene Ciro Galiano, avvocato consulente di Consulcesi & Partners esperto in privacy e digitale. Gli strumenti di comunicazione istantanea hanno migliorato il rapporto medico-paziente e rappresentano il futuro della medicina ma possono compromettere sia la tutela della privacy del cliente che il principio deontologico relativo alla segretezza professionale, descritto nel giuramento di Ippocrate. Con il digitale entra in campo un soggetto terzo, cioè l’azienda fornitore del servizio nel quale i termini del trattamento dei dati non sono sempre trasparenti, soprattutto se si tratta di piattaforme gratuite. 

Secondo l’analisi dell’Osservatorio Federprivacy, l’Italia ha il primato europeo di sanzioni su 410 milioni di multe in Europa nel 2019. Riguardo alle infrazioni più spesso sanzionate , nel 44% dei casi si è trattato di trattamento illecito di dati, nel 18% dei procedimenti sono state riscontrate insufficienti misure di sicurezza. Altre sanzioni sono state determinate dalla omessa o inidonea informativa (9%) o dal mancato rispetto dei diritti degli interessati (13%). Sesso, età, religione, così come i dati sanitari rientrano nei dati sensibili (la terminologia attuale è particolari) e vanno tutelati. Ad esempio, i dati di WhatsApp sono di proprietà di Facebook e vengono memorizzati sui server al di fuori dell’Unione europea, il che risulta in contrasto con le norme sul trattamento dei dati in vigore da maggio 2018. Come si è visto, il GDPR su questo punto non transige: il paziente va informato e i suoi diritti vanno agevolati nella maniera più efficace possibile. avvocato consulente di Consulcesi & Partners esperto in privacy e digitale. 

Gli strumenti di comunicazione istantanea hanno migliorato il rapporto medico-paziente e rappresentano il futuro della medicina ma possono compromettere sia la tutela della privacy del cliente che il principio deontologico relativo alla segretezza professionale, descritto nel giuramento di Ippocrate. Con il digitale entra in campo un soggetto terzo, cioè l’azienda fornitore del servizio nel quale i termini del trattamento dei dati non sono sempre trasparenti, soprattutto se si tratta di piattaforme gratuite. Secondo l’analisi dell’Osservatorio Federprivacy, l’Italia ha il primato europeo di sanzioni su 410 milioni di multe in Europa nel 2019. Riguardo alle infrazioni più spesso sanzionate, nel 44% dei casi si è trattato di trattamento illecito di dati, nel 18% dei procedimenti sono state riscontrate insufficienti misure di sicurezza. Altre sanzioni sono state determinate dalla omessa o inidonea informativa (9%) o dal mancato rispetto dei diritti degli interessati (13%). 

Sesso, età, religione, così come i dati sanitari rientrano nei dati sensibili (la terminologia attuale è particolari) e vanno tutelati. Ad esempio, i dati di WhatsApp sono di proprietà di Facebook e vengono memorizzati sui server al di fuori dell’Unione europea, il che risulta in contrasto con le norme sul trattamento dei dati in vigore da maggio 2018. Come si è visto, il GDPR su questo punto non transige: il paziente va informato e i suoi diritti vanno agevolati nella maniera più efficace possibile. C&P offre alcuni consigli che i medici possono seguire per tutelare la privacy dei pazienti: ad esempio, se il medico ha introdotto nuovi sistemi di comunicazione, prima di utilizzarli deve applicare una nuova informativa per la tutela dei dati e aggiornare i documenti relativi alla gestione della privacy e del necessario consenso informato. Inoltre, verificare se i software informatici utilizzati sono a norma, nonché controllare il sistema di protezione antivirus e dei programmi, ma soprattutto di verificare l’adeguatezza della documentazione rilasciata al cliente (con riferimento al trattamento dei dati e del consenso informato). In linea con un recente analisi sul British Medical Journal2, C&P propone l’utilizzo di app di messaggistica istantanea appositamente dedicate. Inoltre, sarebbe buona prassi che i medici che vogliano utilizzare i social media facciano attenzione nel dare consigli tramite social, che abbiano una gestione attenta delle opzioni di privacy delle piattaforme e ne leggano attentamente i termini contrattuali.