Test di Medicina 2020: dalla penna blu a firma e crocette ecco i 10 errori più comuni che possono costare l’annullamento

Consulcesi: ogni anno il 3% degli aspiranti medici escluso per sviste e piccole irregolarità.  Una guida utile per evitare problemi e per correre ai ripari

Roma, 31 agosto 2020 – Dal dimenticare di mettere la firma sulla scheda anagrafico all’utilizzo della penna blu, fino a rispondere alle domande con una X che esce fuori dai margini indicati. Questi sono solo alcuni dei dieci errori più comuni che si fanno durante la prova d’ammissione alla Facoltà di Medicina e che possono costare l’annullamento. 

In balia dell’ansia e dell’emotività, capita di frequente che gli aspiranti medici dimentichino le più basilari norme di svolgimento o non ascoltino bene le indicazioni fornite dai commissari prima dell’apertura delle buste. Basta pensare che ogni anno, circa il 3% degli studenti segnala a Consulcesi l’annullamento della prova per errori legati alla non corretta esecuzione delle procedure burocratiche, che sono elencate nel Bando MIUR.

Consulcesi, il network legale forte dell’esperienza ventennale al fianco degli aspiranti medici, ha stilato una lista dei 10 principali errori nei quali sono incorsi gli studenti nel corso degli anni. L’obiettivo è quello di fornire agli studenti l’occasione di fare una bella “ripassata” per evitare l’annullamento al test di ammissione in programma il 3 settembre. 

«È importante sottolineare che se la prova dovesse essere annullata, non tutto è perduto – precisa il presidente di Consulcesi, Massimo Tortorella -. Potrebbe ancora esserci una speranza di far valere il vostro diritto e attraverso il nostro sportello www.numerochiuso.info i nostri consulenti legali specializzati suggeriranno le azioni migliore da intraprendere. Questo vale per tutte le irregolarità che verranno riscontrate nel corso di una prova che continuiamo a ritenere non adeguata a selezionare i futuri medici perché non garantisce meritocrazia e regolarità».

Ecco i 10 principali errori che causano l’annullamento del test di medicina: 

  1. Lasciate ogni…oggetto voi che entrate L’errore più frequente è non lasciare tutto ciò che si ha nel luogo indicato dai commissari. Il regolamento vieta assolutamente, salvo alcuni casi eccezionali espressamente specificati, di avere con sé appunti o apparecchi elettronici: ricordarsi quindi di posare il proprio telefono, calcolatrice e tutti i dispositivi di calcolo. I commissari hanno facoltà di annullare la prova se notano movimenti o atteggiamenti che sospetti. 
  2. Non scarabocchiate il modulo delle risposte. Altro errore frequente è utilizzare il modulo delle risposte per appunti, calcoli o disegnini. Non scrivere niente, non firmare e non fare segni di riconoscimento sul modulo delle risposte. È molto importante: se lo farete, verrà annullato il test. 
  3. Non strabordate! Attenti a stare dentro i bordi della casella che volete barrare, perché il modulo delle risposte viene corretto da un lettore ottico e un segno fuori dalla casella potrebbe non essere riconosciuto. 
  4. Indicate la risposta sbagliata, in maniera corretta Una procedura che fa cadere spesso in tranello è quella delle risposte a crocette. Se sbagliate a rispondere annerite la casella sbagliata e mettete la X dentro quella giusta. Ma fate attenzione: si può correggere solo una volta. 
  5. La risposta corretta …è una X. Per segnare la risposta che ritenete giusta, basta apporre una X in corrispondenza della casella in questione. Si può scegliere di non rispondere ad una domanda, se per esempio si è già corretto la domanda e si vorrebbe fare ancora. Per annullare una domanda, barrare il cerchietto che è posto a lato della domanda. Attenzione! Non si potrà più modificare questa scelta.
  6. Segnalate mancanze nel plico. Può capitare che i documenti ufficiali del test avessero fogli mancanti, questo può compromettere la prova, se non si segnala alla commissione in tempo. Ogni plico deve contenere: a) una scheda per i dati anagrafici che il candidato deve obbligatoriamente compilare, priva di qualsivoglia codice identificativo; b) i quesiti relativi alla prova di ammissione recanti il codice identificativo del plico nonché n. 2 fogli dedicati alla brutta copia; c) un modulo risposte dotato dello stesso codice identificativo del plico; d) un foglio sul quale sono apposti il codice identificativo del plico nonché l’indicazione dell’ateneo e del corso di laurea cui si riferisce la prova. Nel caso in cui uno o più candidati segnalino irregolarità in merito al plico ricevuto, il Presidente della Commissione o il Responsabile d’aula ne verifica l’attendibilità e, se necessario, provvede alla sostituzione del plico. L’operazione deve risultare dal verbale d’aula unitamente alle relative motivazioni. 
  7. Corrispondenza di amorosi…codici Altro importante accorgimento è accertarsi della corrispondenza dei codici alfanumerici presenti sulle etichette. Ogni candidato deve scegliere una coppia di etichette adesive identiche al termine della prova e apporre una delle due etichette sulla scheda anagrafica e l’altra sul modulo risposte. L’apposizione delle etichette deve essere a cura esclusiva del candidato che deve, quindi, sottoscrivere, in calce alla scheda anagrafica, la dichiarazione di veridicità dei dati anagrafici e di corrispondenza dei codici delle etichette applicate alla scheda anagrafica e al modulo risposte.
  8. Penna nera Il test va compilato esclusivamente con la penna nera che la Commissione d’esame consegna ad ogni singolo candidato. È vietato introdurre materiale di cancelleria come penne, matite, quaderni, gomme pena annullamento della prova. 
  9. Non dimenticate la firma. Una dimenticanza che può costarvi caro è quella della mancata firma sulla scheda anagrafica. Senza la firma infatti il Miur non è autorizzato a trattare i vostri dati personali, quindi neanche a elaborare il vostro punteggio d’esame e a comunicarvelo. Negli anni scorsi non pochi malcapitati sono stati esclusi per questa dimenticanza dell’ultimo momento.
  10. Scatola Anagrafica e scatola Risposta. Terminata la prova, i fogli con le domande vanno rimessi nel plico insieme a quello di controllo e depositati in una scatola apposita. Mentre le risposte vanno nella scatola sigillata su cui è scritto «Risposte» e la scheda anagrafica in quella con la scritta «Anagrafica». L’erroneo inserimento del proprio compito, è motivo frequente di annullamento. Eppure, qualche tempo fa, una pronuncia del TAR ha cambiato rotta, per un caso analogo, chiedendo al MIUR di procedere con la correzione del compito nonostante l’errore del candidato. Una riapertura d’esame che costituisce un importante pietra miliare nella storia dei ricorsi e che apre prospettive per il futuro. 

Infine, è importante sottolineare che se la vostra prova dovesse essere annullata, non tutto è perduto. Potrebbe ancora esserci una speranza di far valere il vostro diritto, rivolgetevi ad un consulente legale specializzato allo sportello www.numerochiuso.info che saprà consigliarvi l’azione migliore da intraprendere.

Covid-19 – Il Virus della Paura Arriva il vaccino per le fake news da coronavirus

Immagine che contiene cibo

Descrizione generata con affidabilità molto elevata

Docufilm, Libro e Collana Ecm: un progetto virale per professionisti sanitari e cittadini

Covid-19 – Il Virus della Paura è il più grande progetto di formazione e informazione finanziato da privati sulla pandemia da Covid-19. Prodotto da Consulcesi, l’obiettivo è di fare chiarezza su quello che è stato e su quello che potrebbe succedere in futuro per aiutare medici e cittadini a orientarsi in una giungla di informazioni, tra evidenze scientifiche e fake news. Tutti gli introiti saranno devoluti alla Protezione Civile e questa iniziativa la stiamo portando avanti con il supporto delle istituzioni e delle principali realtà scientifiche.

Covid-19 – Il Virus della Paura è realizzato con consulenza scientifica del Direttore dell’Istituto Lazzaro Spallanzani Giuseppe Ippolito, di Massimo Andreoni dell’Università degli studi di Roma “Tor Vergata” dello psicoterapeuta Giovanni Nardoni e vede il coinvolgimento di influencer scientifici e dello spettacolo.  

Quattro sono le aree coinvolte, dalla formazione, all’ arte e cultura alla solidarietà.

• Formazione: progetto formativo accreditato Ecm presso il Ministero della Salute, destinato a tutti gli operatori sanitari italiani ed esteri (collan a di corsi professionali anti-Covid-19)

• Arte e Cultura: libro e Docufilm destinati alla collettività

• Solidarietà: sostenere la Protezione Civile attraverso i proventi derivanti da eventuali vendite del libro e del docufilm

Il primo step di questa maxi operazione è l’uscita venerdì 24 aprile del libro, gratis con il quotidiano Libero “Covid-19 – il virus della paura”. Il libro diventa un ebook gratuito, fruibile da tutti a partire dai primi di maggio, anche in lingua inglese. L’area formativa su arricchisce del Docufilm formativo Ecm in Fad, destinato agli operatori sanitari. A seguire, il Docufilm destinato al grande pubblico che sarà distribuito da importanti distributori di prodotti video (piattaforme video streaming/on demand, tv, cinema, festival, etc..)

Da sempre al fianco di medici e operatori sanitari, Consulcesi ha in questo periodo concentrato tutte le su risorse nella realizzazione di questo progetto basato sull’informazione corretta e anti bufale contro il coronavirus, oltre che al sostegno di un milione di euro in mascherine e altri DPI per diversi ospedali colpiti.

Emergenza Coronavirus, Consulcesi & Partners lancia l’allarme: Medici e personale sanitario privi di dispositivi di protezione individuale

La pandemia da COVID – 19 sta provocando un alto numero di vittime non solo tra la popolazione, ma anche tra il personale medico e sanitario. Stando agli ultimi dati diffusi, sono quasi 5000 gli operatori sanitari colpiti dal contagio, circa il 10% di chi si è sottoposto al tampone. Molti di questi non ce l’hanno fatta, pagando con la loro vita l’abnegazione e il sacrificio per il lavoro sul campo. Infatti, dietro agli elogi per gli 8000 volontari che hanno deciso di aderire alla richiesta della protezione civile per fronteggiare l’emergenza sanitaria, si nasconde una realtà difficile, che parla di una classe medico – sanitaria ormai estenuata da turni massacranti. Inoltre, dalle testimonianza giunte presso il team legale Consulcesi&Partners, gli operatori medico – sanitari lamentano una scarsa attenzione per il rispetto delle regole in materia di sicurezza sul lavoro. L’elemento più grave segnalato dai professionisti del settore è la totale assenza di adeguate misure per la protezione individuale, venendo meno a quanto previsto dall’articolo 5 del Decreto “Cura Italia”. Quest’ultimo, infatti, prevede che i dispositivi di protezione individuale debbano essere messi a disposizione prima di tutto degli operatori medico – sanitari; inoltre, le disposizioni previste dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 17 marzo avrebbero dovuto trovare attuazione entro 5 giorni dalla sua entrata in vigore. Stando alle disposizioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, i professionisti del settore medico – sanitario devono indossare filtranti respiratori FFFP2 e FFFP3 per le procedure che generano aerosol. Inoltre, diventano obbligatori l’uso della protezione per il viso, del camice impermeabile a maniche lunghe e dei guanti. Queste importanti misure di sicurezza non sono purtroppo rispettate in molti nosocomi e, dunque, il personale si trova a lavorare in condizioni estreme, per la scarsità o manca di dispositivi di protezione individuale adeguati. 

Da alcune segnalazioni è emerso come in alcuni ospedali si sia fatto ricorso ai panni swiffer, utili per spolverare, come misure di protezione individuali. Sono Sardegna, Sicilia e regioni del Sud a lanciare l’allarme più urgente. Oltre ai dispositivi di protezione, si registra anche il mancato aggiornamento delle misure, già esistenti, in tema di rischio da agenti biologici. Inoltre, molti medici liberi professionisti che lavorano in struttura private adibite in luogo di cura per i malati da Coronavirus, si sono trovati costretti ad acquistare autonomamente gli strumenti di protezione personale e a reperire da soli di una copertura assicurativa idonea per poter proseguire il loro operato in questa situazione di grave emergenza. Pertanto, Consulcesi & Partners diventa una sorta di mediatore tra la classe medica e i datori di lavoro perché, seppur consapevoli della situazione di particolare eccezionalità che si sta vivendo, si vigili sul rispetto delle tutele di sicurezza e di lavoro essenziali per tutti i professionisti del settore medico – sanitario. Infatti, all’intera categoria sarà importante riconoscere elogi nel presente e nel futuro, oltre che i minimi livelli di garanzia, di cui ha diritto ogni lavoratore. In questa situazione di emergenza, poi, la tutela e la salute dell’incolumità dei professionisti del settore dell’intera popolazione sono priorità ancora più stringenti. Il pool legale Consulcesi & Partners, invece, continua a ricevere segnalazioni, che raccontano di una situazione ancora distante da questi standard di sicurezza.

Coronavirus, Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi, attacca: “Disinformazione, contagio pericoloso e letale”

Disinformazione. Questo è il rischio maggiore, più del contagio da Coronavirus. Massimo Tortorella, Presidente del team legale Consulcesi, individua, infatti, nel “coronavirus da salotto tv” il “contagio veramente pericoloso e letale”. Il pensiero espresso dal Presidente Massimo Tortorella è il frutto dell’elevato numero di telefonate – sfogo, giunte nell’ultimo periodo dal pool Consulcesi, autentico punto di riferimento per la tutela di 120000 professionisti, tra operatori sanitari e personale medico. Massimo Tortorella, Presidente di Consulcesi, infatti, sottolinea come medici, infermieri e farmacisti siano chiamati a turni estenuanti in pronto soccorso, in corsia, nelle farmacie o davanti ad un microscopio da laboratorio; chiamati ad operare in prima linea fino a 60/80 ore di attività lavorativa, sono estenuati. Tuttavia, il Presidente di Consulcesi, Massimo Tortorella, afferma che la stanchezza di medici, infermieri, farmacisti e tecnici di laboratorio sia dovuto non dai turni no – stop, ma “dalle idiozie che i loro «colleghi» virologi, immunologi e altri rinomati luminari sparano – senza il filtro dei media – davanti a telecamere, microfoni e taccuini oppure negli eleganti salotti televisivi insieme a politici a caccia di visibilità o in campagna elettorale”. Massimo Tortorella ammette come molti abbiano modificato le loro opinioni, stemperando i toni dei giorni scorsi ma, continua sempre Tortorella “nel frattempo hanno scatenato il panico, generando pericolose psicosi di massa”. Per arginare questa psicosi da contagio Coronavirus, il team legale Consulcesi ha promosso e sostenuto un “Docufilm formativo e informativo destinato ad operatori sanitari e pazienti, che verrà presentato ai principali Festival cinematografici. A tal proposito, il presidente di Consulcesi, Massimo Tortorella invita a non “stare davanti ai microfoni o pontificare in convegni o su libri”, ma a rendersi utili, operando sul campo, tra le corsie ospedaliere. Infatti, Massimo Tortorella, presidente del pool legale Consulcesi, fa notare come il tempo usato da alcuni per stare in tv, sui social o nei principali dibattiti abbia un contrappeso, determinato da tutte quelle persone che si stanno prestando con sacrificio e dedizione nella cura di chi ha bisogno. Uomini e donne che lavorano nel silenzio e che “non chiedono visibilità”, ma “vorrebbero solo strumenti adeguati per affrontare un’emergenza sanitaria di una influenza trasformata irresponsabilmente in una epidemia”. Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi, è un fiume in piena e mette in evidenza come le cifre presentino situazioni ben diverse; situazioni in cui i morti sono stati causati dalla compresenza di altre patologie, unite al Coronavirus e dall’evidenza di come il contagio non si trasmetta dalla madre al figlio nel corso della gravidanza. Pertanto, Massimo Tortorella, Presidente di Consulcesi, porta come esempio la sede che il pool legale ha in Svizzera “dove lavorano frontalieri provenienti dalla Lombardia e non c’è stata neppure un’assenza, garantendo tutti i servizi telefonici non da casa come suggeriscono, ma dalle proprie postazioni a completo servizi degli operatori sanitari”. Il presidente del pool legale Consulcesi, poi, invita gli esperti ad individuare soluzioni adeguate per sanare la situazione economica, fortemente provata dall’epidemia del Coronavirus. L’Italia ha bisogno di ripartire, per evitare “un pesante danno di immagine a livello internazionale”, conclude con decisione Massimo Tortorella, presidente del team legale Consulcesi.

Consulcesi, docufilm sul Coronavirus per una corretta formazione ed informazione

Il pool legale Consulcesi e il provider Sanità in – Formazione, sulla scia delle iniziative sostenute dal Ministero della Salute Roberto Speranza, lanciano un docufilm formativo, finalizzato alla diffusione di notizie costruttive sul Coronavirus e ad abbattere il fenomeno della fake news sull’argomento. Si tratta di un lungometraggio della durata di circa 60’ che risponderà a due importanti esigenze: offrire un’esperienza formativa dedicata agli operatori sanitari  e abbattere l’ansia virale, causata dalla diffusione di notizie “ansiogene” sul contagio e sull’epidemia del Coronavirus. Il docufilm si avvarrà della consulenza di esperti nel settore e di un momento di vera fiction, con la presenza di pazienti virtuali da curare. Il docufilm sul Coronavirus, promosso dall’équipe legale Consulcesi, verrà presentato al prossimo Festival di Cannes. La realizzazione del docufilm ha potuto contare sul supporto scientifico degli specialisti che fanno capo alla Società Italiana delle malattie infettive tropicali (SIMIT), con la consulenza scientifica del direttore Massimo Andreoni. Grazie alla collaborazione degli esperti del SIMIT, il lungometraggio sul Coronavirus realizzato da Consulcesi formerà i medici ed il personale sanitario, fornendo consigli su come rispondere all’emergenza sanitaria. Il docufilm di Consulcesi, poi, ha visto il supporto del professor Giorgio Nardone, psicoterapeuta dalla notorietà di carattere internazionale. Grazie alla sua consulenza, il lungometraggio offrirà un approfondimento sugli aspetti psicologici legati all’ansia del contagio. Ansia generata, nella maggior parte dei casi, da notizie di contenuto allarmante, diffuse dai social e, spesso, anche dai media. Massimo Tortorella, presidente del pool Consulcesi, non nasconde la sua soddisfazione: “Per l’alto valore formativo proposto è un progetto che rappresenta un unicum a livello mondiale, dove l’elevata qualità ed il rigore scientifico dei nostri partner istituzionali si combina ad una divulgazione ed una narrazione di forte impatto ed efficacia sociale grazie alla potenza comunicativa del cinema e al coinvolgimento di attori di fama internazionale”. L’obiettivo del team Consulcesi, come dichiara il presidente Massimo Tortorella, “è creare un modello formativo che dall’Italia possa essere esportato al resto del mondo andando a contribuire anche a quel coordinamento internazionale ritenuto necessario anche dall’OMS”. La proiezione del lungometraggio è gratuita e aperta non solo al personale medico, ma anche ai pazienti. La regia del docufilm sul Coronavirus, promosso dal team legale Consulcesi, è affidata a Christian Marazziti, che aveva già curato la produzione di “E – bola” e “Sconnessi”, mentre la sceneggiatura è stata messa in piedi da Manuela Jael Procacaccia, specializzata in film a carattere medico – scientifici. Il docufilm di Consulcesi sul Coronavirus racchiude un’alternanza tra interviste a carattere scientifico, dove a parlare saranno ricercatori e specialisti nel settore, e momenti di pura fiction, propedeutici al racconto dei fatti di cronaca. Il lungometraggio promosso da Consulcesi accenderà l’attenzione su una tematica attuale e delicata, il rapporto medico – paziente, messo a dura prova dai fatti di cronaca sulle continue aggressioni che si consumano tra le corsie dei nosocomi italiani. L’obiettivo è quello di abbattere l’eccessiva ondata di notizie fake sull’argomento ed evitare la psicosi collettiva. Attraverso la presenza di un paziente virtuale, verrà illustrata la modalità di trattamento del malato e della sua storia clinica, con le eventuali decisioni mediche da portare avanti per la cura della patologia del Coronavirus. Il docufilm, realizzato dall’équipe legale Consulcesi, affronta una tematica di interesse collettivo per la formazione permanente dei medici. Per questo motivo, la Commissione Nazionale ECM ha deciso che la frequenza a questa tipologia di corsi permetterà ai partecipanti l’acquisizione di un numero crediti/ora superiore rispetto a quelli previsti per le altre esperienze formative. 

EX SPECIALIZZANDI, CONFERMA IN CASSAZIONE PER CONSULCESI

RIMBORSI ANCHE PER GLI SPECIALISTI ANTE 1982, L’ULTIMA PAROLA ALLA SEZIONI UNITE.

Giudicata valida l’interpretazione ampia sostenuta da Consulcesi della sentenza della Corte di Giustizia Europea del 24 gennaio 2018: diritto esteso anche a chi si è iscritto alla specializzazione prima del 1982.
Massimo Tortorella (Presidente Consulcesi): «Confermate ancora una volta le nostre tesi, in attesa di soluzioni legislative al contenzioso è importante che i medici facciano valere il loro diritto avviando azioni legali e portando avanti quelle in corso».

Nuova conferma delle tesi del pool legale di Consulcesi riguardo i medici specialisti a cui lo Stato ha negato il corretto trattamento economico tra il ‘78-91 violando le direttive Ue in materia. La Cassazione ha infatti rimesso in discussione il principio temporale della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea (CGUE) del 24 gennaio 2018 rimborsi ai medici.  Per effetto dell’Ordinanza 821/2020 emessa lo scorso 16 gennaio dalla Sezione Lavoro della Cassazione la questione è stata rinviata al Primo Presidente della Cassazione affinché valuti di rimetterla alle Sezioni Unite

La decisione è scaturita da un ricorso presentato dal network legale Consulcesi in virtù dei due orientamenti creati dalla sentenza della Corte di Giustizia europea del 24 gennaio 2018 (cause riunite C-616/16 e C-617/16): uno più restrittivo che riconosceva il diritto solo in favore degli iscritti nel 1982 e l’altro più ampio favorevole anche chi si era immatricolato prima. «Dopo diverse sentenze restrittive – commenta il Presidente di Consulcesi, Massimo Tortorella – la sezione lavoro della Cassazione ci dà ragione ed ammette che effettivamente anche l’interpretazione ampia è valida. In buona sostanza anche gli iscritti prima del 1982 hanno diritto al rimborso come da noi sempre sostenuto». 

L’ORDINANZA – Le Sezioni Unite dovranno dunque valutare la portata temporale del principio in virtù del quale è stato confermato – a seguito della sentenza della CGUE del 24 gennaio –  l’obbligo risarcitorio a favore dei medici immatricolatisi a cavallo fra il 1982-1983, e dunque la sua applicabilità o meno nei confronti dei medici che abbiano iniziato il corso prima del 1982. La Cassazione ha osservato che è stata esclusa ogni ulteriore e più favorevole lettura della sentenza della CGUE del 24/1/18 solo perché invece di specificare la data del 31/12/1982 si sarebbe dovuta limitare a stabilire che il risarcimento era dovuto a tutti coloro che all’entrata in vigore della direttiva stavano svolgendo un corso di specializzazione.

IL CONTENZIOSO –  Grazie alle azioni collettive promosse da Consulcesi ad oggi sono stati riconosciuti oltre 500milioni di euro a migliaia di medici che tra il 1978 ed il 2006 si sono specializzati senza ricevere il corretto trattamento economico per la tardiva applicazione da parte dello Stato italiano alle direttive Ue in materia (75/362/CEE, del Consiglio, del 16 giugno 1975, 75/363/CEE del Consiglio, del 16 giugno 1975, e 82/76/CEE del Consiglio, del 26 gennaio 1982). Il caso interessa oltre 110mila professionisti e negli anni, proprio alla luce delle numerose sentenze favorevoli ai ricorrenti e al continuo esborso di fondi pubblici, sono state proposte soluzioni normative mirate ad un accordo transattivo tra le parti. Durante questa Legislatura è stato depositato un Disegno di Legge nel 2018 e nella Manovra finanziaria dello scorso dicembre anche due Subemendamenti, stralciati però al momento del voto, a cui era stata legata la fiducia.  

LA SOLUZIONE – «È opportuno che il Parlamento italiano si riappropri del suo ruolo – commenta il presidente di Consulcesi Massimo Tortorella – e trovi quella soluzione di legge che da anni auspichiamo e che ha sempre trovato un supporto bipartisan non solo in Italia ma anche Bruxelles, dove abbiamo aperto una nuova sede, proprio per rendere ancora più incisiva la nostra azione. Abbiamo aperto un dialogo con il Presidente David Sassoli ed il suo predecessore Antonio Tajani, il Vicepresidente Fabio Massimo Castaldo, con gli eurodeputati Antonio Rinaldi e Pietro Bartolo, medico simbolo di Lampedusa peraltro rimborsato nei mesi scorsi, e tutti hanno in più occasioni concordato sulla necessità di chiudere la vertenza. Ne gioverebbero sia lo Stato che il Sistema Salute con un concreto risparmio di fondi che potrebbero essere reinvestiti proprio nella sanità pubblica, a vantaggio di operatori e pazienti. Ad oggi, la questione continua comunque ad essere ad appannaggio dei Tribunali ed è dunque fondamentale che i medici tengano vivo il proprio diritto aderendo alle nostre azioni o portando avanti con coraggio e fiducia quelle in corso. Per ottenere le informazioni e supporto legale, è a disposizione il sito Consulcesi www.consulcesi.com oppure è possibile contattare il numero verde 800.122.777.    

APPROFONDIMENTO LEGALE ORDINANZA 821/2020 SEZIONE LAVORO CASSAZIONE

La Corte ha esposto, nella prima parte dell’ordinanza, il quadro giurisprudenziale di legittimità in merito alla questione degli ex specializzandi, sottolineando che nel tempo si sono susseguiti diversi orientamenti, qui di seguito riportati. 

ORIENTAMENTO POSITIVO 

I medici che avevano iniziato il corso di specializzazione prima del 31/12/82 avevano diritto al risarcimento perché una diversa interpretazione sarebbe stata in contrasto con il principio dell’applicazione c.d. retroattiva e completa delle misure di attuazione della norma comunitaria. Il rapporto derivante dall’iscrizione al corso di specializzazione da parte del medico è un rapporto di durata e pertanto ad esso va applicato il principio secondo cui, una legge sopravvenuta disciplina i rapporti giuridici in corso, anche se sorti anteriormente, qualora non abbiano ancora esaurito i loro effetti (Cass. 2/9/15 n. 17434; Cass. 22/5/15 n. 10612).

ORIENTAMENTO NEGATIVO

I medici che si erano iscritti al corso prima del 31 dicembre 1982 non avevano diritto ad alcun risarcimento poiché al momento dell’iscrizione, l’inadempimento non si era ancora verificato, dunque, non avrebbero potuto vantare alcun diritto. Il diverso trattamento con i colleghi immatricolatisi successivamente era evidentemente giustificato da esigenze di finanza pubblica ed interesse generale in virtù delle quali era necessaria una gradualità nell’adeguamento della disciplina delle specializzazioni (Cass. 10/7/13 n. 17067; Cass. 9/7/15 n. 14375)

CGUE DEL 24/1/18

In virtù dell’oscillazione fra i due orientamenti suindicati, la questione è stata rimessa alle Sezioni Unite della Cassazione che con l’ordinanza interlocutoria del 21/11/16 n. 23581 hanno a loro volta rimesso la questione interpretativa alla CGUE, che si è pronunciata il 24/1/18 (cause riunite C-616/16 e C-617/16). A seguito della sentenza della CGUE, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione si sono pronunciate precisando che il diritto al risarcimento del danno da inadempimento della direttiva comunitaria spettasse agli iscritti nell’anno accademico 82/83, ma solo a partire dal 1° gennaio 1983 rendendo così necessario una riduzione dell’importo relativo al primo anno. L’obbligo della remunerazione era stato collegato a specifici parametri di frequenza al corso che nel 1981 (prima del 1982) non esistevano e quindi non poteva esistere l’obbligo di prevedere anche un’adeguata remunerazione (Cass. 5509/19; Cass. 24625/19, Cass. 1548/19, 1055/19).

Riepilogando a seguito della CGUE si sono formati due orientamenti interpretativi della predetta sentenza europea:

  • ORIENTAMENTO RESTRITTIVO (prevalente terza Sezione Cassazione): Hanno diritto alla adeguata remunerazione (quindi al risarcimento del danno per la mancata attuazione degli obblighi comunitari) solo gli iscritti al corso di specializzazione dal 1982/83 in poi ed il risarcimento è riconosciuto solo in riferimento ai periodi di frequenza dal 1 gennaio 1983 in poi.
  • ORIENTAMENTO ESTENSIVO (minoritario, sezione lavoro Cassazione e Corte di Appello di Roma): 
  • Hanno diritto alla adeguata remunerazione (quindi al risarcimento del danno per la mancata attuazione degli obblighi comunitari) tutti gli iscritti ai corsi di specializzazione anche precedenti al  1982/83 in poi ed il risarcimento è riconosciuto solo in riferimento ai periodi di frequenza dal 1 gennaio 1983 in poi.

NOVITA’ DELLA ORDINANZA DI RIMESSIONE IN QUESTIONE

La Corte rileva che:

  • non può essere ignorata la circostanza che la vicenda da cui traeva origine la richiesta di chiarimenti alla CGUE riguardava solo ed esclusivamente specializzandi con immatricolazione a cavallo tra il 1982 e il 1983;
  • analizzando tutta la giurisprudenza in materia esiste un contrasto interpretativo non ancora superato, alla luce del fatto che la decisione della CGUE che avrebbe escluso dal  risarcimento i medici con immatricolazione antecedente al 1982, sarebbe in contrasto con il principio secondo il quale “la normativa sopravvenuta disciplina il rapporto giuridico in corso allorché esso, sebbene sorto anteriormente, non abbai esaurito i propri effetti e purché la norma innovatrice non sia diretta a regolare il fatto generatore del rapporto, ma il suo perdurare nel tempo”;
  • è opportuno assegnare la trattazione della questione alla Sezioni Unite, non solo al fine di ottenere un’armonizzazione delle pronunce, ma anche perché visto il cospicuo contenzioso in corso la questione riveste particolare importanza ai sensi dell’art. 374 c.p.c.;
  • tale rimessione è stata sollecitata anche dal difensore dei medici specialisti (avv. Tortorella) proprio sulla base del presupposto che non sia stata raggiunta alcuna certezza interpretativa;
  • le Sezioni Unite dovranno eventualmente valutare la portata temporale del principio in virtù del quale è stato riconosciuto l’obbligo risarcitorio a favore dei medici immatricolatisi a cavallo fra il 1892-1983, e dunque la sua applicabilità o meno nei confronti dei medici che abbiano iniziato il corso prima del 1982.  

In virtù di quanto suindicato, la Corte ha disposto il rinvio al Primo Presidente affinché valuti la rimessione della questione alle Sezioni Unite. Le Sezioni Unite potranno sanare il contrasto (versione restrittiva o estensiva) oppure rimandare nuovamente alla Corte di Giustizia Europea.

Black Friday, il giorno “nero” per chi soffre di shopping compulsivo. 5 “spie” per scoprirlo

Stefano Lagona, psicologo e psicoterapeuta specializzato nelle nuove dipendenze: 

«Il 6% della popolazione soffre di dipendenza da acquisto, 7 su 10 sono donne. Fenomeno da non sottovalutare, rientra nella categoria dei Disturbi Ossessivo-Compulsivi del DSM: fondamentale che i professionisti della sanità siano aggiornati su come intervenire»

Black Friday, black week e black hour, a pochi giorni dall’appuntamento più atteso dello shopping interplanetario, sale la febbre degli acquisti a tutti i costi. Da qualche giorno, #blackfriday è il topic di maggiore tendenza sui social e le piattaforme di e-commerce, così come i negozi su strada, sbandierano offerte e prezzi strepitosi per catturare l’attenzione (e il portafoglio) dei clienti. 

Un’iniziativa nata negli Stati Uniti, che da qualche anno spopola in Italia e che dà un impulso positivo all’economia: quest’anno il venerdì nero vedrà oltre 20,5 milioni di persone fare spese, per un giro d’affari di 2 miliardi e 380 milioni di euro (fonte eBay). Una passione collettiva che per alcuni non è nient’altro che l’occasione di togliersi un piccolo sfizio o un modo utile e conveniente per anticipare i regali natalizi. Ma non è così per tutti

La voglia di comprare può nascondere una vera e propria dipendenza dagli acquisti, che rientra nella categoria diagnostica dei Disturbi Ossessivo-Compulsivi del DSM. «Per queste persone, il Black Friday è un giorno complicato», avvisa l’esperto, il dottor Stefano Lagona, psicologo e psicoterapeuta specializzato nel trattamento delle tossicodipendenze e delle nuove dipendenze. Un tema su cui è importante sensibilizzare anche i professionisti della sanità. E in questa direzione va il corso promosso da Consulcesi Club dal titolo “Le nuove dipendenze: Internet ed il gioco d’azzardo patologico” a cura proprio del dottor Stefano Lagona.

Lo shopping compulsivo causa problemi significativi quali stress, compromissioni nella sfera relazionale e lavorativa, distruzione familiare e coniugale, gravi problemi finanziari. Chi ne è affetto, prova l’impulso irrefrenabile e immediato all’acquisto, una tensione crescente, alleviata solo comprando, finalizzata al piacere e alla gratificazione. Prima del comportamento compulsivo è frequente la presenza di stati d’ira, frustrazione, tristezza e solitudine che vengono sostituiti da una sensazione di onnipotenza ed euforia durante l’acquisto. Un problema ampiamente sottovalutato, a soffrirne, dai dati disponibili, è il 6% della popolazione, una cifra in costante crescita anche in Italia. Un fenomeno dilagante e sempre più preoccupante che necessita di continui aggiornamenti anche da parte del personale medico-sanitario

Al fine di comprendere meglio il fenomeno, e per evitare allarmismi inutili, l’esperto dà 5 indicazioni di base utili ad accendere una spia d’allarme che potrebbe prevedere l’intervento di uno specialista. I 5 punti sono tratti dai criteri diagnostici di McElroy (1994).  

  1. L’impulso a comprare è vissuto come irresistibile e insensato, non coerente con i reali bisogni o desideri.
  2. La preoccupazione, l’impulso o l’atto del comprare causano stress marcato e ansia incontrollabile seguiti un alternarsi di sentimenti di tristezza ed euforia.
  3. Gli acquisti interferiscono significativamente con il funzionamento sociale e lavorativo o determinano problemi finanziari.
  4. Gli acquisti sono in maniera continuativa al di sopra delle proprie possibilità 
  5. La spesa consiste spesso in oggetti spesso inutili, o di cui non si ha bisogno, per un periodo di tempo prolungato.

Comunicato Stampa Consulcesi


Formazione Medici, alert di Consulcesi agli operatori sanitari

«Pesano anche gli aspetti economici e sociali: i provider generano contributi di 16milioni annui al sistema formazione e l’indotto supera i 100mila dipendenti diretti e indiretti 

Roma, 29 novembre 2019 – Il tema dell’aggiornamento ECM è di stretta attualità in queste ultime ore, alimentato non solo dalle dichiarazioni dei vertici della sanità italiana ma anche dal mondo dei cittadini e dei pazienti che chiedono riscontro della formazione dei professionisti a cui dovranno affidare la loro salute. In particolare, l’Adiconsum, rivolgendosi direttamente al ministro Speranza, ha parlato di «buona formazione» come antidoto all’escalation di contenziosi dei pazienti nei confronti dei medici, aggiungendo che «è statisticamente provato che un professionista aggiornato è soggetto a minori richieste di risarcimento». Il 31 dicembre 2019, infatti scade l’obbligo formativo per medici e odontoiatri che prevede 150 crediti per l’aggiornamento professionale (Ecm o educazione continua in medicina) per il triennio 2017-2019. Per chi non dovesse mettersi in regola, entro la scadenza del 31 dicembre di quest’anno, potrebbero scattare le sanzioni degli Ordini.

Consulcesi, network legale e di formazione medica, scende in campo al fianco degli operatori sanitari, evidenziando da un lato che «la corposa minoranza che non assolve l’obbligo di legge rischia di screditare l’eccellenza del sistema salute italiano» e dall’altra sposando gli appelli che stanno giungendo da numerosi Presidenti di Ordini a regolare la propria posizione. Da ultimo, tra questi, il Presidente dell’OMCeO Palermo Toti Amato che, rivolgendosi ai colleghi, ha scritto: «alla luce delle sollecitazioni del presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, e delle ultime attenzioni sul tema diffuse attraverso la stampa dalle associazioni, in difesa dei pazienti, invito chi non fosse riuscito a completare il percorso formativo necessario, a prendere le necessarie misure, approfittando anche dei sistemi di Formazione a distanza, in modo da evitare le relative sanzioni previste dalla legge e preannunciate dalla stessa Federazione». Un richiamo che giunge dopo quello dei mesi scorsi del Presidente dell’OMCeO Roma, Antonio Magi e alle dichiarazioni registrate al “Forum Risk di Firenze” sia del ministro alla Salute Roberto Speranza («do un grande peso alla formazione continua in medicina e mi impegnerò da ministro a seguire un progetto di riforma di questo settore») sia dello stesso presidente FNOMCeo, Filippo Anelli.

«Ad un mese dalla scadenza del triennio – commenta il Presidente di Consulcesi, Massimo Tortorella – è giustificata la forte attenzione su un tema che ha un grande valore etico, sociale ed anche economico come sa benissimo il ministro Speranza il cui ruolo è di garanzia e rappresentanza non solo degli operatori sanitari ma anche dei cittadini/pazienti e dei provider. Questi ultimi, insieme ai preziosi contenuti per tenere aggiornati i professionisti della sanità, producono anche un contributo al sistema formazione quantificato in almeno 16milioni di euro all’anno con un indotto di oltre 100mila lavoratori diretti e diverse migliaia indiretti». Tortorella evidenzia che la stragrande maggioranza dei medici rappresentati legalmente da Consulcesi, un terzo di quelli italiani, attribuisce un forte valore alla formazione continua ed è soprattutto nei loro confronti che il Sistema ECM deve dare prova di efficienza e virtuosità. 

«Dopo la sospensione del medico di Aosta – prosegue Tortorella – l’aggiornamento professionale dei medici è diventato un tema centrale, i rischi della mancata formazione sono alti e arrivano fino  alla sospensione e alla radiazione dall’Albo. Come di recente affermato dal Presidente Cogeaps Sergio Bovenga sono già partite lettere di richiamo di strutture nei confronti di personale non in regola, istanze di accesso agli atti all’interno di contenziosi e penalizzazioni nei concorsi sempre legate al mancato aggiornamento professionale». 

Per questo Consulcesi lancia un appello agli operatori sanitari a mettersi in regola sfruttando, visti anche i tempi stretti, le potenzialità tecnologiche della Formazione a distanza per evitare di incorrere in provvedimenti che penalizzerebbero la carriera professionale e li screditerebbero nei confronti di pazienti sempre più attenti ed esigenti sul tema. 



Contratto medici turni massacranti, nuova violazione

Consulcesi: “Porteremo istanze professionisti in Europa”

Il Presidente Massimo Tortorella: «In Italia è diventata una vera e propria “mission impossible” per i medici veder rispettato il loro orario di lavoro e riposo. Porteremo la questione fino al Parlamento europeo»

«Il nuovo contratto medici rischia di ripristinare, di fatto, una situazione in cui il nostro Paese risultava non conforme alle leggi europee in materia di orario di lavoro e riposo. Molti professionisti ci hanno contattato preoccupati dai possibili risvolti sulla loro vita professionale e privata. Come sempre siamo al loro fianco e porteremo in Europa le loro istanze»

Così Massimo Tortorella, Presidente di Consulcesi, network legale leader in ambito sanitario in Italia ed Europa, commenta la questione relativa alla reperibilità “attiva” e ai meccanismi di compensazione del mancato riposo, in particolare quando ne sia lesa la sua continuità e consecutività.


La chiamata in servizio durante la pronta disponibilità, secondo quanto stabilito dal D. Lgs 133 del 2008, non interrompe il riposo ma lo sospende, entrando di fatto in conflitto con la giustizia europea. Cosa vuol dire questo? Il medico ospedaliero che opera in regime di reperibilità vedrà riconoscersi un numero di ore di riposo che andranno ad aggiungersi a quelle effettivamente consumate prima della chiamata. La direttiva europea 2003/88, volta a disciplinare le misure di sicurezza e le ore di lavoro e di riposo, stabilisce invece che i lavoratori devono usufruire di periodi di riposo regolari «sufficientemente lunghi e continui» al fine di «promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante lo svolgimento della loro professione».
Non è la prima volta che l’Italia non si fa trovare in regola in termini di orari di lavoro e riposo del personale sanitario. Il tutto è cominciato con la direttiva 2003/88/CE che fissò al 2 agosto del 2004 il termine ultimo
entro il quale gli Stati membri avrebbero dovuto recepirla. Con il D.Lgs. n.66/2003 l’Italia adottò le direttive 93/104/CE e 2000/34/CE e alcune disposizioni riguardanti l’orario massimo di lavoro settimanale per i
lavoratori, assicurando allo stesso tempo una protezione minima a tutti i professionisti. Nella Finanziaria del 2008 venne però inserita una prima deroga sui riposi di cui poteva usufruire il personale delle aree dirigenziali degli enti e delle aziende del Servizio Sanitario Nazionale. Un Decreto legge del 2008 (il n.112), convertito nella legge 133 del 2008, stabiliva inoltre che agli stessi lavoratori non andavano applicate alcune disposizioni del D.Lgs. n.66/2003, demandando in questo modo la tutela di un diritto previsto e tutelato dalla legislazione comunitaria (a cui l’Italia si era peraltro già adeguata) alla contrattazione collettiva. Ciò significa che i professionisti sanitari sono stati privati, a partire dal 2008, di una garanzia che è stata invece riconosciuta a tutti gli altri lavoratori. Tutto questo almeno fino all’entrata in vigore della legge 161/2014, con la quale l’Italia fu messa finalmente in regola con la normativa europea sugli orari di lavoro.

«In Italia è diventata una vera e propria “mission impossible” per i medici veder rispettato il loro orario di lavoro – spiega ancora Tortorella –. Nel 2012 la Commissione Europea mise in mora l’Italia proprio per la mancata applicazione della direttiva 2003/88 per quanto riguarda gli orari di lavoro e i tempi di riposo del personale medico e sanitario inquadrato come dirigente del Ssn. L’Italia avrebbe dovuto adeguarsi entro il 3 luglio dell’anno successivo. Nulla cambiò e l’UE deferì il nostro Paese nel febbraio del 2014. La Corte di Giustizia Europea stabilì inoltre espressamente che gli Stati membri inadempienti avrebbero dovuto risarcire i danni relativi al mancato recepimento della direttiva, concedendo al medico danneggiato “tempo libero aggiuntivo” oppure “un’indennità pecuniaria”. Il riposo del medico è parte integrante del suo lavoro, in quanto un medico stressato e stanco corre rischi maggiori di incappare in questioni di responsabilità professionale. Tutto ciò è intollerabile. Per questo, così come fatto in questi ultimi anni per le altre violazioni in termini di rispetto degli orari di lavoro nel Ssn, porteremo la questione fino al Parlamento europeo». Per ogni informazione è possibile contattare Consulcesi al numero verde 800.122.777 o collegarsi al sito www.consulcesi.it

Ufficio stampa Consulcesi [email protected] 328.4812859 – 346.0629338

Dieta bambini estiva

“Poca frutta e verdura e troppi zuccheri!” L’allarme dei pediatri SIMPE: “il 50% dei bambini mangia male, e d’estate ancora peggio”

Il provider ECM 2506 Sanità in-Formazione e il dottor Giuseppe Mele (Presidente della Società Italiana Medici Pediatri), in collaborazione con Consulcesi Club, lanciano una serie di consigli per una dieta estiva adatta a grandi e piccini, con un occhio di riguardo alla galassia delle vitamine B

La stagione estiva è sinonimo di vacanze e divertimento all’aria aperta, soprattutto per bambini e adolescenti, dopo un lungo anno passato sui banchi di scuola. Tuttavia, l’aumento delle temperature può generare inappetenza e difficoltà digestive, rendendo più difficile seguire un’alimentazione sana e regolare. Ma come mangiano i nostri bambini e, in generale, le famiglie italiane? A delineare un quadro, non del tutto positivo, è il provider ECM 2506 Sanità in-Formazione e il dottor Giuseppe Mele (Presidente della Società Italiana Medici Pediatri), in collaborazione con Consulcesi Club attraverso il corso ECM FAD (Formazione a Distanza) dal titolo “La galassia delle vitamine B: come e quando integrare”.

COME MANGIANO I NOSTRI BAMBINI/RAGAZZI?

• Scarso consumo di verdura e frutta;
• Eccessivo consumo di proteine;
• Eccessivo consumo di grassi;
• Eccessivo consumo di zuccheri.

QUALI SONO LE ABITUDINI ALIMENTARI DELLE NOSTRE FAMIGLIE?

• Pasti irregolari;
• Assenza della prima colazione;
• Alimentazione spesso monotona;
• Assunzione squilibrata di micro e macro nutrienti.

Da un’indagine condotta sui pediatri è emerso che oltre il 46% dei bambini mangia male:
• Il 22,1% dei bambini segue un regime alimentare frammentario, carente e nel complesso non equilibrato;
• Il 24,5% dei bambini segue un regime alimentare del tutto squilibrato.
Tra coloro che non seguono una dieta adeguata, il 41,8% dei bambini ha oltre 10 anni, il 28,4% dei bambini ha tra i 6 e i 10 anni, il 19,5% dei bambini ha tra i 3 e i 6 anni e il 10,3% dei bambini ha tra 0 e 3 anni.

Ma quali sono gli accorgimenti per un’alimentazione sana in estate per i bambini (e gli adulti)?

FRUTTA E VERDURA IN ABBONDANZA. Verdura cruda o cotta al vapore, in modo da non perdere le sostanze nutritive, e frutta con la buccia, ricca della sua componente fibrosa, non devono mai mancare, soprattutto d’estate, per il loro apporto di vitamine B. Queste vitamine, infatti, agiscono su organi diversi del nostro corpo: le B1 e B2 migliorano l’attività dei muscoli e contrastano la sensazione di stanchezza favorendo una forma fisica ottimale, le B3 e B6 contribuiscono al rinnovamento e alla cura della pelle e, quindi, sono particolarmente indicate in estate per non rovinare la pelle con l’esposizione prolungata al sole.

NO A GRASSI E FRITTURE. Le proteine non sono sicuramente da demonizzare ma da scegliere con attenzione: meglio evitare la carne rossa, più grassa, e preferire pesce (non fritto), carne bianca e soprattutto legumi, che sono ricchi di sali minerali e vitamina B1, fondamentale per la buona funzionalità del sistema nervoso.
EVITARE LE BEVANDE GASSATE. Le bevande con le bollicine sono una tentazione irresistibile per i bambini, ma sarebbe meglio evitarle e preferire spremute d’arancia, frullati di frutta fresca e thè freddo, da preparare in casa.
SÌ AGLI SPUNTINI LEGGERI (SENZA DEMONIZZARE IL GELATO). In estate la regola è “mangiare meno, ma spesso”, offrendo ai bambini spuntini a base di frutta fresca e yogurt. Il gelato non è da demonizzare, ma sicuramente da gestire con accortezza, preferendo i gusti alla frutta rispetto alle creme che possono risultare difficili da digerire.

Il dottor Giuseppe Mele, Presidente SIMPe, è responsabile scientifico del corso FAD (Formazione a Distanza) “La galassia delle vitamine B: come e quando integrare”, realizzato in partnership con Consulcesi Club e on line gratuitamente sul sito www.corsi-ecm-fad.it. “La galassia delle vitamine B: come e quando integrare” si aggiunge all’ampio catalogo di oltre 150 corsi FAD offerti dal provider ECM 2506 Sanità in-Formazione.