Emergenza Coronavirus, Consulcesi & Partners lancia l’allarme: Medici e personale sanitario privi di dispositivi di protezione individuale

La pandemia da COVID – 19 sta provocando un alto numero di vittime non solo tra la popolazione, ma anche tra il personale medico e sanitario. Stando agli ultimi dati diffusi, sono quasi 5000 gli operatori sanitari colpiti dal contagio, circa il 10% di chi si è sottoposto al tampone. Molti di questi non ce l’hanno fatta, pagando con la loro vita l’abnegazione e il sacrificio per il lavoro sul campo. Infatti, dietro agli elogi per gli 8000 volontari che hanno deciso di aderire alla richiesta della protezione civile per fronteggiare l’emergenza sanitaria, si nasconde una realtà difficile, che parla di una classe medico – sanitaria ormai estenuata da turni massacranti. Inoltre, dalle testimonianza giunte presso il team legale Consulcesi&Partners, gli operatori medico – sanitari lamentano una scarsa attenzione per il rispetto delle regole in materia di sicurezza sul lavoro. L’elemento più grave segnalato dai professionisti del settore è la totale assenza di adeguate misure per la protezione individuale, venendo meno a quanto previsto dall’articolo 5 del Decreto “Cura Italia”. Quest’ultimo, infatti, prevede che i dispositivi di protezione individuale debbano essere messi a disposizione prima di tutto degli operatori medico – sanitari; inoltre, le disposizioni previste dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 17 marzo avrebbero dovuto trovare attuazione entro 5 giorni dalla sua entrata in vigore. Stando alle disposizioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, i professionisti del settore medico – sanitario devono indossare filtranti respiratori FFFP2 e FFFP3 per le procedure che generano aerosol. Inoltre, diventano obbligatori l’uso della protezione per il viso, del camice impermeabile a maniche lunghe e dei guanti. Queste importanti misure di sicurezza non sono purtroppo rispettate in molti nosocomi e, dunque, il personale si trova a lavorare in condizioni estreme, per la scarsità o manca di dispositivi di protezione individuale adeguati. 

Da alcune segnalazioni è emerso come in alcuni ospedali si sia fatto ricorso ai panni swiffer, utili per spolverare, come misure di protezione individuali. Sono Sardegna, Sicilia e regioni del Sud a lanciare l’allarme più urgente. Oltre ai dispositivi di protezione, si registra anche il mancato aggiornamento delle misure, già esistenti, in tema di rischio da agenti biologici. Inoltre, molti medici liberi professionisti che lavorano in struttura private adibite in luogo di cura per i malati da Coronavirus, si sono trovati costretti ad acquistare autonomamente gli strumenti di protezione personale e a reperire da soli di una copertura assicurativa idonea per poter proseguire il loro operato in questa situazione di grave emergenza. Pertanto, Consulcesi & Partners diventa una sorta di mediatore tra la classe medica e i datori di lavoro perché, seppur consapevoli della situazione di particolare eccezionalità che si sta vivendo, si vigili sul rispetto delle tutele di sicurezza e di lavoro essenziali per tutti i professionisti del settore medico – sanitario. Infatti, all’intera categoria sarà importante riconoscere elogi nel presente e nel futuro, oltre che i minimi livelli di garanzia, di cui ha diritto ogni lavoratore. In questa situazione di emergenza, poi, la tutela e la salute dell’incolumità dei professionisti del settore dell’intera popolazione sono priorità ancora più stringenti. Il pool legale Consulcesi & Partners, invece, continua a ricevere segnalazioni, che raccontano di una situazione ancora distante da questi standard di sicurezza.

Emergenza Coronavirus. Tortorella Consulcesi: “Più attenzione ai giovani medici”

«PIU’ ATTENZIONE AI GIOVANI MEDICI, GRAVE MANCANZA BORSE SPECIALITA’ IN DECRETO CONTE»

Marotta, SIGM giovani medici: «Delusi dal mancato stanziamento dei fondi in ultimo decreto per formazione, ma non ci fermeremo»

Al via accordo Consulcesi- Sigm per tutela legale, assicurativa e formazione gratuita ai giovani medici 

Roma, 24 marzo 2020 «Cancellare i fondi per le borse di specialità in medicina con l’ultimo decreto legge emanato dal governo è stato un colpo di spugna che non ci voleva. In un momento in cui il Servizio Sanitario è sotto pressione per l’emergenza coronavirus, sarebbe stato doveroso dare un segnale ai giovani medici che rappresentano il futuro del nostro Ssn». È il commento di Massimo Tortorella Presidente Consulcesi all’ultimo provvedimento con le misure specifiche per la sanità, annunciato dal Consiglio dei Ministri. A pronunciarsi sul tema anche il Presidente FNOMCEO Filippo Anelli, chiedendo, in una nota stampa, un ulteriore impegno al Governo su borse di studio per evitare un gap formativo in futuro. È forte il rammarico della SIGM, il Segretariato Italiano Giovani Medici, che affida ad un post sulla pagina Facebook, – che conta oltre 22 mila contatti attivi –  il resoconto della vicenda: «Il 26 febbraio abbiamo incontrato il Ministro dell’istruzione, e abbiamo ribadito della assoluta necessità di inserire un numero di contratti adeguato per il concorso di specialità. Il Ministro sembrava aver compreso, anche se a causa di questa emergenza, che solo con un finanziamento di nuovi contratti di formazione, il nostro SSN resterà un giorno in piedi. …Viene poi pubblicato il testo definitivo del DL. Cancellato ogni stanziamento per le borse. Ancora una volta, una manovra dell’ultimo minuto, ha eliminato quello che era stato inserito nella bozza»

I giovani medici hanno deciso di «reagire e farci sentire come mai prima d’ora …e lo vogliamo fare in tutte le vie. Invitiamo a tal scopo tutte le associazioni e gruppi di studenti a collaborare insieme nella mobilitazione. Dobbiamo muoverci uniti» si legge ancora nel post Facebook.  

A rispondere alla richiesta di aiuto del Segretariato italiano Giovani Medici SIGM è Consulcesi, network di tutela legale specializzato in ambito sanitario. Proprio ieri infatti, SIGM e Consulcesi hanno stipulato un accordo d’intesa, a titolo gratuito, in cui Consulcesi si impegna ad offrire ai giovani camici bianchi un pacchetto di servizi e agevolazioni assicurative e legali, mirate proprio a sostenere al meglio il giovane medico che si avvia alla professione. 

«Siamo soddisfatti di questo accordo con Consulcesidichiara Claudia Marotta, Presidente SIGMper noi è importante che sia le istituzioni che le altre realtà vicine al mondo della sanità ci mostrino attenzione in questo momento; perché tutti uniti potremo decidere le sorti e portare avanti la classe medica del nostro Paese».

Gli iscritti a SIGM potranno accedere gratuitamente alla polizza assicurativa, nonché a servizi di consulenza legale altamente specializzati su problemi di natura lavorativa civile e penale in ambito sanitario. Potranno, inoltre usufruire di oltre 200 corsi di formazione Ecm e dell’accesso gratuito alla World Scientific Press. Per potersi iscrivere, visitare il sito www.consulcesi.it o chiamare il numero 800135938

«Da sempre al fianco dei giovani medici con le battaglie contro il numero chiuso, per l’accesso libero alla Facoltà di Medicina e attraverso le vertenze legali per gli ex specializzandi, anche oggi Consulcesi si schiera al fianco dei giovani medici». Dichiara Massimo Tortorella, Presidente Consulcesi. 

CONSULCESI & PARTNERS: in prima linea per la difesa della sicurezza dei camici bianchi

ONDATA DI ESPOSTI E DIFFIDE PER TUTELARE I CAMICI BIANCHI 

Centinaia di segnalazioni al network legale Consulcesi &Partners su mancanza di Dpi, turni infiniti ed esposizione a rischi di contagio, situazione particolarmente critica al Sud e nelle isole. 

Roma, 25 marzo. È il nostro personale sanitario a pagare, insieme alle vite umane purtroppo già perse, il prezzo più alto di questa emergenza di salute globale che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito una pandemia in continua accelerazione. Ad oggi, sono quasi 5 mila gli operatori sanitari contagiati, circa il 10% dei positivi al tampone, decine di questi hanno perso la vita. Quanto stanno pagando le professioni sanitarie in termini di rischi sul lavoro e sulla salute? 

Da un lato si plaude al gesto eroico di 8 mila medici volontari che hanno risposto all’appello della protezione civile per far fronte al coronavirus, in pochi si soffermano sull’altra faccia della medaglia, meno conosciuta, che racconta di una classe di professionisti allo stremo delle forze e arrabbiata a causa dell’emergenza in atto, come confermano molte testimonianze raccolte del network legale Consulcesi & Partners. In questa situazione, avverte C&P, si stanno trascurando e non si stanno adeguatamente aggiornando molte regole imposte dalle normative in materia di sicurezza sul lavoro

 Il mancato adeguamento normativo più segnalato dai sanitari è l’inadeguatezza e, in certi casi, addirittura l’assenza di dispositivi di protezione individuale.  Infatti, nell’articolo 5 del Decreto ‘Cura Italia’ si stabilisce che i dispositivi di protezione individuali debbano essere forniti con priorità agli operatori sanitari e le disposizioni del DPCM del 17 marzo avrebbero dovuto essere attuate entro 5 giorni dalla sua entrata in vigore. Secondo l’OMS, il personale sanitario in contatto con un caso sospetto o confermato di COVID-19 deve indossare filtranti respiratori FFP2 e FFP3 per le procedure che generano aerosol. Necessario, secondo i riferimenti competenti, l’utilizzo della protezione facciale, del camice impermeabile a maniche lunghe, dei guanti. Questo purtroppo non accade in molte strutture ospedaliere, dove il personale è costretto a lavorare in condizioni estreme, per la scarsità di DPI idonei. Sono stati segnalati casi, pervenuti anche alle categorie sindacali principali, di distribuzione di panni swiffer (quelli per la polvere) da impiegare come dispositivi di protezione.  Dalle regioni del Sud e la Sardegna e la Sicilia arrivano le maggiori richieste di aiuto. Altro punto dolente è il mancato aggiornamento delle già previste misure di tutela per il rischio da agenti biologici (Il D.Lgs 81/2008 sull’esposizione ad agenti biologici) in riferimento alle indicazioni individuate dagli organismi di riferimento.

Vi sono anche segnalazioni riprovevoli di medici liberi professionisti, che operano in strutture private convertite in centro di accoglienza di malati covid-19, che a loro dire avrebbero dovuto comprare da sé i dispositivi di sicurezza previsti dalla legge, oltre a reperirsi una copertura assicurativa adeguata al nuovo rischio per poter continuare a fornire la loro prestazione. 

Consulcesi & Partners si pone come interlocutore, valido ed efficace, tra i medici e i datori di lavoro per far sì che, pur tenendo doverosamente conto di questa situazione di eccezionalità, non venga mai trascurato il rispetto delle minime tutele di sicurezza e di lavoro per tutti gli esercenti le professioni sanitarie, così già duramente impegnate. 

A loro, oltre alla riconoscenza presente e futura, devono essere riconosciuti quei minimi livelli di garanzia, che spettano di diritto ad ogni lavoratore e che, in questo caso, diventano ancora più stringenti ed urgenti a tutela della loro incolumità e di quella dell’intera collettività. 

Invece – dichiara C&P – le segnalazioni che continuano a pervenire numerose ci raccontano di una situazione ancora lontana da questi standard. 

RIMBORSI TRIPLICATI: 100MILA EURO AI MEDICI SPECIALISTI 78-2006

VIOLAZIONE DIRETTIVE EUROPEE – SENTENZA N.353 DEL TRIBUNALE DI GENOVA 

STATO CONDANNATO A PAGARE ALTRI 11 MILIONI DI EURO A CENTINAIA DI RICORRENTI

Accolto il ricorso di Consulcesi: riconosciuta la rivalutazione monetaria e gli interessi compensativi e la prescrizione non scatta senza norma attuativa della direttiva. Confermato il diritto anche ai medici ante ‘83  

L’avvocato Marco Tortorella: «Importante precedente anche per Corti d’Appello e Cassazione, riconosciute le tesi da noi sempre sostenute e ora avallate dagli autorevoli pareri depositati a firma dei professori Sergio Di Amato e Francesco Paolo Tronca» 

Oltre 500 milioni di euro riconosciuti agli ex specializzandi con le azioni collettive promosse da Consulcesi: «Fondamentale tener vivo il proprio diritto aderendo alle cause e portando avanti quelle in corso»

GENOVA, 26 marzo – Una buona notizia per i professionisti sanitari in questo delicato momento per la categoria, messa a dura prova dall’emergenza coronavirus. Sono triplicati i rimborsi, con importi anche di 100mila euro, ai medici specialisti penalizzati dallo Stato italiano tra il 1978 ed il 2006. 

La sentenza n.353/2020 del Tribunale di Genova pubblicata lo scorso 11 febbraio, segna un nuovo ribaltone e diventa pietra angolare nella storia della giurisprudenza del contenzioso tra lo Stato e gli ex specializzandi. Sono state accolte le tesi del network legale Consulcesi e sono state riconosciuti complessivamente oltre 11 milioni di euro ai ricorrenti. Un corposo dispositivo di oltre 140 pagine stabilisce tre principi: la prescrizione non è scattata; aumenta il valore delle somme da recuperare; confermato il diritto al risarcimento a tutti i medici, indipendentemente dalla data di iscrizione al corso, con riferimento alle frequenze della scuola di specializzazione in Medicina avvenute dal 1 gennaio 1983 in poi. 

I RISVOLTI LEGALI – Il Tribunale di Genova ha ampiamente motivato la sua decisione, discostandosi e non condividendo espressamente alcuni orientamenti della giurisprudenza della Cassazione. «In primis – argomenta l’avvocato Marco Tortorella, specialista del contenzioso – viene stabilito il principio che noi sosteniamo ormai da sempre, e cioè che la prescrizione non è mai iniziata a decorrere perché è mancata una norma attuativa della direttiva nei confronti dei medici che si sono iscritti ai corsi di specializzazione prima del 91. Non essendoci, quindi, una vera norma attuativa di trasposizione della direttiva comunitaria la prescrizione non può iniziare a decorrere». Altro elemento chiave della sentenza è la quantificazione del risarcimento del danno, che «viene parametrato sì alla legge 370 del 99, quindi sostanzialmente a 13 milioni di lire, cioè circa 7mila euro per ogni anno di specializzazione, ma – prosegue l’avvocato – il Tribunale di Genova stabilisce che su queste somme deve essere riconosciuta anche la rivalutazione monetaria e gli interessi compensativi: considerando che i corsi sono stati frequentati negli anni ‘80 la somma riconosciuta si è triplicata con rimborsi superiori ai 100mila euro». Il tribunale di Genova ha inoltre affrontato anche la questione dei medici iscritti alla specializzazione prima dell’83 confermando anche in questo caso le tesi di Consulcesi, sostenute anche da alcune sentenze di Cassazione: gli ante 83 hanno diritto anche loro al risarcimento indipendentemente dall’anno di iscrizione al corso (ovviamente solo per i periodi di frequenza dal primo gennaio 1983 in poi). «Su questa questione – ricorda l’avvocato Tortorella – recentemente la Sezione lavoro della Cassazione ha rimesso gli atti al primo Presidente affinché il contrasto giurisprudenziale che si è creato venga deciso dalle Sezioni unite».

 «L’argomentazione della sentenza di Genova, molto chiara ed estesa nelle ragioni per cui si pone in contrasto con l’altro orientamento della Cassazione, nello sposare le tesi da noi sostenute – prosegue l’avvocato Tortorella -, può rappresentare un importante precedente anche per le Corti d’Appello e la Cassazione. Questa sentenza conferma le argomentazioni che noi avevamo affermato in questa causa: sia con gli atti processuali depositati, sia con i pareri a firma del professor Sergio Di Amato, già Presidente della Terza Sezione della Cassazione. Le medesime tesi giuridiche, peraltro, sono state confermate anche dal Professor Francesco Paolo Tronca in un recente parere».

IL CONTENZIOSO –  Grazie alle azioni collettive promosse da Consulcesi ad oggi sono stati riconosciuti oltre 500milioni di euro a migliaia di medici che tra il 1978 ed il 2006 si sono specializzati senza ricevere il corretto trattamento economico per la tardiva applicazione da parte dello Stato italiano alle direttive Ue in materia (75/362/CEE, del Consiglio, del 16 giugno 1975, 75/363/CEE del Consiglio, del 16 giugno 1975, e 82/76/CEE del Consiglio, del 26 gennaio 1982). Il caso interessa oltre 110mila professionisti e negli anni, proprio alla luce delle numerose sentenze favorevoli ai ricorrenti e al continuo esborso di fondi pubblici, sono state proposte soluzioni normative mirate ad un accordo transattivo tra le parti. Durante questa Legislatura è stato depositato un Disegno di Legge nel 2018 e nella Manovra finanziaria dello scorso dicembre anche due Subemendamenti, stralciati però al momento del voto, a cui era stata legata la fiducia.  
LA SOLUZIONE – «È opportuno che il Parlamento italiano si riappropri del suo ruolo – commenta il presidente di Consulcesi Massimo Tortorella – e trovi quella soluzione legislativa che da anni auspichiamo e che ha sempre riscontrato un supporto trasversale non solo in Italia ma anche a Bruxelles, dove abbiamo aperto una nuova sede, proprio per rendere ancora più incisiva la nostra azione. Abbiamo avviato un dialogo con il Presidente David Sassoli ed il suo predecessore Antonio Tajani, il Vicepresidente Fabio Massimo Castaldo, con gli eurodeputati Antonio Rinaldi e Pietro Bartolo, medico simbolo di Lampedusa peraltro rimborsato nei mesi scorsi: tutti hanno in più occasioni concordato sulla necessità di chiudere la vertenza. Ad oggi, la questione continua comunque ad essere ad appannaggio dei Tribunali ed è dunque fondamentale che i medici tengano vivo il proprio diritto aderendo alle nostre azioni o portando avanti con coraggio e fiducia quelle in corso. Per ottenere le informazioni e supporto legale, è a disposizione il sito Consulcesi www.consulcesi.com oppure è possibile contattare il numero verde 800.122.777».   

Ponte Italia-Albania: il Coronavirus non ferma la solidarietà

EDUCAZIONE E SUPPORTO PSICOLOGICO CONTINUANO A DISTANZA 

Il Dg di Consulcesi Simona Gori: «La generosità e le parole del premier Edi Rama un forte stimolo a proseguire investimenti e attività benefiche in un Paese amico»

Un solido ponte unisce l’Italia e l’Albania e proprio in questi giorni si fortifica con l’arrivo dei trenta medici e infermieri albanesi a sostegno dell’emergenza Coronavirus italiana. L’amicizia tra i due Paesi è consolidata anche dall’attività di realtà non governative come Consulcesi, gruppo di tutela legale e formazione sanitaria con una spiccata vocazione tecnologica, che da anni sta sviluppando la sua produzione anche nella Terra delle Aquile.

Noi non siamo ricchi e neanche privi di memoria, non ci possiamo permettere di non dimostrare all’ Italia che non abbandoniamo mai l’amico in difficoltà. Oggi siamo tutti italiani. È casa nostra, da quando sorelle e fratelli italiani ci hanno salvati, ospitati e adottati, sono state le dichiarazioni del Premier albanese Edi Rama riprese dai media nazionali ed internazionali.

 «Ci hanno commosso le parole del premier Edi Rama che resteranno tra i segnali più potenti di solidarietà di questa pandemia. L’esempio di generosità e di vicinanza del popolo albanese e del Premier albanese sono un ulteriore stimolo per proseguire il nostro impegno di Albania. – ha dichiarato Simona Gori direttore generale del gruppo Consulcesi

Da quando ha aperto la propria sede in Albania, Consulcesi si è posta come obiettivo la piena integrazione nel tessuto sociale sia con un costante dialogo con le istituzioni sia investendo nelle risorse locali. Non solo, ha dato un ruolo centrale all’Albania nella rete di iniziative di solidarietà promosse dal Gruppo culminate con un forte sostegno in occasione del tragico terremoto degli scorsi mesi.  

Una serie di iniziative che non sono state fermate neanche dal Coronavirus. Per questo è stata lanciata una campagna di informazione, prevenzione, gioco e apprendimento a distanza, in collaborazione con Sanità di Frontiera Onlus. La pandemia globale di Covid-19 ha colpito l’Albania in un momento in cui molte famiglie, principalmente a Durazzo, Lezha e Tirana, stanno ancora affrontando le conseguenze del terremoto del 26 novembre. Le scuole sono chiuse e tutto viene svolto attraverso lezioni online virtuali. Ma non tutte le famiglie e i bambini hanno accesso a Internet e le conoscenze necessarie per adattarsi rapidamente a questa nuova situazione. Grazie al progetto, il personale continua ad avere contatti con le famiglie colpite dal sisma e anche a fornire assistenza in condizioni di quarantena. Non solo. Il programma di sostegno messo a punto da Consulcesi con la collaborazione di Sanità di Frontiera Onlus prevede una serie di iniziative a favore della comunità albanese: 
– realizzazione di webinar per i docenti sulla didattica a distanza;
– accompagnamento e tutoraggio alle scuole nei quartieri più disagiati o nelle famiglie isolate delle zone rurali per la realizzazione di giochi e didattica a distanza;
– aiuto alle scuole nel raggiungere i bambini “invisibili”, con un intervento attivo sul campo, per evitare che i bambini maggiormente bisognosi di sostegno possano trovarsi più abbandonati ed esclusi dal gruppo classe (bambini che vivono in insediamenti di fortuna causa sisma e perdita della casa);
-sostegno ai docenti e alle classi sulle tematiche del Safer internet, considerando che in questo periodo l’esposizione dei bambini e dei ragazzi alla rete sarà certamente più intensa;
– predisposizione di moduli educativi integrativi della offerta scolastica ordinaria, al fine di sostenere i bambini e i ragazzi dei contesti più svantaggiati a superare il “learning loss”, ovvero la perdita, nel periodo di non scuola, di apprendimento acquisito;
– sostegno alla genitorialità.

Le attività sono nel pieno rispetto dei decreti, sono state adeguate proprio per la corretta applicazione di essa. 

Inoltre, sono stati messi in campo 4 psicologi per le attività sui genitori e con i neonati:

– 2 assistenti sociali per la gestione di documentazioni per i genitori o il referal su altri servizi ed attività con i neonati) 

– 2 peer educators rom per la comunità Rom-Egyptians (mediatori culturali per entrambe le comunità nei contesti dove è presente tale popolazione) 

– 2 pediatri

Coronavirus, Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi, attacca: “Disinformazione, contagio pericoloso e letale”

Disinformazione. Questo è il rischio maggiore, più del contagio da Coronavirus. Massimo Tortorella, Presidente del team legale Consulcesi, individua, infatti, nel “coronavirus da salotto tv” il “contagio veramente pericoloso e letale”. Il pensiero espresso dal Presidente Massimo Tortorella è il frutto dell’elevato numero di telefonate – sfogo, giunte nell’ultimo periodo dal pool Consulcesi, autentico punto di riferimento per la tutela di 120000 professionisti, tra operatori sanitari e personale medico. Massimo Tortorella, Presidente di Consulcesi, infatti, sottolinea come medici, infermieri e farmacisti siano chiamati a turni estenuanti in pronto soccorso, in corsia, nelle farmacie o davanti ad un microscopio da laboratorio; chiamati ad operare in prima linea fino a 60/80 ore di attività lavorativa, sono estenuati. Tuttavia, il Presidente di Consulcesi, Massimo Tortorella, afferma che la stanchezza di medici, infermieri, farmacisti e tecnici di laboratorio sia dovuto non dai turni no – stop, ma “dalle idiozie che i loro «colleghi» virologi, immunologi e altri rinomati luminari sparano – senza il filtro dei media – davanti a telecamere, microfoni e taccuini oppure negli eleganti salotti televisivi insieme a politici a caccia di visibilità o in campagna elettorale”. Massimo Tortorella ammette come molti abbiano modificato le loro opinioni, stemperando i toni dei giorni scorsi ma, continua sempre Tortorella “nel frattempo hanno scatenato il panico, generando pericolose psicosi di massa”. Per arginare questa psicosi da contagio Coronavirus, il team legale Consulcesi ha promosso e sostenuto un “Docufilm formativo e informativo destinato ad operatori sanitari e pazienti, che verrà presentato ai principali Festival cinematografici. A tal proposito, il presidente di Consulcesi, Massimo Tortorella invita a non “stare davanti ai microfoni o pontificare in convegni o su libri”, ma a rendersi utili, operando sul campo, tra le corsie ospedaliere. Infatti, Massimo Tortorella, presidente del pool legale Consulcesi, fa notare come il tempo usato da alcuni per stare in tv, sui social o nei principali dibattiti abbia un contrappeso, determinato da tutte quelle persone che si stanno prestando con sacrificio e dedizione nella cura di chi ha bisogno. Uomini e donne che lavorano nel silenzio e che “non chiedono visibilità”, ma “vorrebbero solo strumenti adeguati per affrontare un’emergenza sanitaria di una influenza trasformata irresponsabilmente in una epidemia”. Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi, è un fiume in piena e mette in evidenza come le cifre presentino situazioni ben diverse; situazioni in cui i morti sono stati causati dalla compresenza di altre patologie, unite al Coronavirus e dall’evidenza di come il contagio non si trasmetta dalla madre al figlio nel corso della gravidanza. Pertanto, Massimo Tortorella, Presidente di Consulcesi, porta come esempio la sede che il pool legale ha in Svizzera “dove lavorano frontalieri provenienti dalla Lombardia e non c’è stata neppure un’assenza, garantendo tutti i servizi telefonici non da casa come suggeriscono, ma dalle proprie postazioni a completo servizi degli operatori sanitari”. Il presidente del pool legale Consulcesi, poi, invita gli esperti ad individuare soluzioni adeguate per sanare la situazione economica, fortemente provata dall’epidemia del Coronavirus. L’Italia ha bisogno di ripartire, per evitare “un pesante danno di immagine a livello internazionale”, conclude con decisione Massimo Tortorella, presidente del team legale Consulcesi.

Consulcesi, docufilm sul Coronavirus per una corretta formazione ed informazione

Il pool legale Consulcesi e il provider Sanità in – Formazione, sulla scia delle iniziative sostenute dal Ministero della Salute Roberto Speranza, lanciano un docufilm formativo, finalizzato alla diffusione di notizie costruttive sul Coronavirus e ad abbattere il fenomeno della fake news sull’argomento. Si tratta di un lungometraggio della durata di circa 60’ che risponderà a due importanti esigenze: offrire un’esperienza formativa dedicata agli operatori sanitari  e abbattere l’ansia virale, causata dalla diffusione di notizie “ansiogene” sul contagio e sull’epidemia del Coronavirus. Il docufilm si avvarrà della consulenza di esperti nel settore e di un momento di vera fiction, con la presenza di pazienti virtuali da curare. Il docufilm sul Coronavirus, promosso dall’équipe legale Consulcesi, verrà presentato al prossimo Festival di Cannes. La realizzazione del docufilm ha potuto contare sul supporto scientifico degli specialisti che fanno capo alla Società Italiana delle malattie infettive tropicali (SIMIT), con la consulenza scientifica del direttore Massimo Andreoni. Grazie alla collaborazione degli esperti del SIMIT, il lungometraggio sul Coronavirus realizzato da Consulcesi formerà i medici ed il personale sanitario, fornendo consigli su come rispondere all’emergenza sanitaria. Il docufilm di Consulcesi, poi, ha visto il supporto del professor Giorgio Nardone, psicoterapeuta dalla notorietà di carattere internazionale. Grazie alla sua consulenza, il lungometraggio offrirà un approfondimento sugli aspetti psicologici legati all’ansia del contagio. Ansia generata, nella maggior parte dei casi, da notizie di contenuto allarmante, diffuse dai social e, spesso, anche dai media. Massimo Tortorella, presidente del pool Consulcesi, non nasconde la sua soddisfazione: “Per l’alto valore formativo proposto è un progetto che rappresenta un unicum a livello mondiale, dove l’elevata qualità ed il rigore scientifico dei nostri partner istituzionali si combina ad una divulgazione ed una narrazione di forte impatto ed efficacia sociale grazie alla potenza comunicativa del cinema e al coinvolgimento di attori di fama internazionale”. L’obiettivo del team Consulcesi, come dichiara il presidente Massimo Tortorella, “è creare un modello formativo che dall’Italia possa essere esportato al resto del mondo andando a contribuire anche a quel coordinamento internazionale ritenuto necessario anche dall’OMS”. La proiezione del lungometraggio è gratuita e aperta non solo al personale medico, ma anche ai pazienti. La regia del docufilm sul Coronavirus, promosso dal team legale Consulcesi, è affidata a Christian Marazziti, che aveva già curato la produzione di “E – bola” e “Sconnessi”, mentre la sceneggiatura è stata messa in piedi da Manuela Jael Procacaccia, specializzata in film a carattere medico – scientifici. Il docufilm di Consulcesi sul Coronavirus racchiude un’alternanza tra interviste a carattere scientifico, dove a parlare saranno ricercatori e specialisti nel settore, e momenti di pura fiction, propedeutici al racconto dei fatti di cronaca. Il lungometraggio promosso da Consulcesi accenderà l’attenzione su una tematica attuale e delicata, il rapporto medico – paziente, messo a dura prova dai fatti di cronaca sulle continue aggressioni che si consumano tra le corsie dei nosocomi italiani. L’obiettivo è quello di abbattere l’eccessiva ondata di notizie fake sull’argomento ed evitare la psicosi collettiva. Attraverso la presenza di un paziente virtuale, verrà illustrata la modalità di trattamento del malato e della sua storia clinica, con le eventuali decisioni mediche da portare avanti per la cura della patologia del Coronavirus. Il docufilm, realizzato dall’équipe legale Consulcesi, affronta una tematica di interesse collettivo per la formazione permanente dei medici. Per questo motivo, la Commissione Nazionale ECM ha deciso che la frequenza a questa tipologia di corsi permetterà ai partecipanti l’acquisizione di un numero crediti/ora superiore rispetto a quelli previsti per le altre esperienze formative. 

EX SPECIALIZZANDI, CONFERMA IN CASSAZIONE PER CONSULCESI

RIMBORSI ANCHE PER GLI SPECIALISTI ANTE 1982, L’ULTIMA PAROLA ALLA SEZIONI UNITE.

Giudicata valida l’interpretazione ampia sostenuta da Consulcesi della sentenza della Corte di Giustizia Europea del 24 gennaio 2018: diritto esteso anche a chi si è iscritto alla specializzazione prima del 1982.
Massimo Tortorella (Presidente Consulcesi): «Confermate ancora una volta le nostre tesi, in attesa di soluzioni legislative al contenzioso è importante che i medici facciano valere il loro diritto avviando azioni legali e portando avanti quelle in corso».

Nuova conferma delle tesi del pool legale di Consulcesi riguardo i medici specialisti a cui lo Stato ha negato il corretto trattamento economico tra il ‘78-91 violando le direttive Ue in materia. La Cassazione ha infatti rimesso in discussione il principio temporale della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea (CGUE) del 24 gennaio 2018 rimborsi ai medici.  Per effetto dell’Ordinanza 821/2020 emessa lo scorso 16 gennaio dalla Sezione Lavoro della Cassazione la questione è stata rinviata al Primo Presidente della Cassazione affinché valuti di rimetterla alle Sezioni Unite

La decisione è scaturita da un ricorso presentato dal network legale Consulcesi in virtù dei due orientamenti creati dalla sentenza della Corte di Giustizia europea del 24 gennaio 2018 (cause riunite C-616/16 e C-617/16): uno più restrittivo che riconosceva il diritto solo in favore degli iscritti nel 1982 e l’altro più ampio favorevole anche chi si era immatricolato prima. «Dopo diverse sentenze restrittive – commenta il Presidente di Consulcesi, Massimo Tortorella – la sezione lavoro della Cassazione ci dà ragione ed ammette che effettivamente anche l’interpretazione ampia è valida. In buona sostanza anche gli iscritti prima del 1982 hanno diritto al rimborso come da noi sempre sostenuto». 

L’ORDINANZA – Le Sezioni Unite dovranno dunque valutare la portata temporale del principio in virtù del quale è stato confermato – a seguito della sentenza della CGUE del 24 gennaio –  l’obbligo risarcitorio a favore dei medici immatricolatisi a cavallo fra il 1982-1983, e dunque la sua applicabilità o meno nei confronti dei medici che abbiano iniziato il corso prima del 1982. La Cassazione ha osservato che è stata esclusa ogni ulteriore e più favorevole lettura della sentenza della CGUE del 24/1/18 solo perché invece di specificare la data del 31/12/1982 si sarebbe dovuta limitare a stabilire che il risarcimento era dovuto a tutti coloro che all’entrata in vigore della direttiva stavano svolgendo un corso di specializzazione.

IL CONTENZIOSO –  Grazie alle azioni collettive promosse da Consulcesi ad oggi sono stati riconosciuti oltre 500milioni di euro a migliaia di medici che tra il 1978 ed il 2006 si sono specializzati senza ricevere il corretto trattamento economico per la tardiva applicazione da parte dello Stato italiano alle direttive Ue in materia (75/362/CEE, del Consiglio, del 16 giugno 1975, 75/363/CEE del Consiglio, del 16 giugno 1975, e 82/76/CEE del Consiglio, del 26 gennaio 1982). Il caso interessa oltre 110mila professionisti e negli anni, proprio alla luce delle numerose sentenze favorevoli ai ricorrenti e al continuo esborso di fondi pubblici, sono state proposte soluzioni normative mirate ad un accordo transattivo tra le parti. Durante questa Legislatura è stato depositato un Disegno di Legge nel 2018 e nella Manovra finanziaria dello scorso dicembre anche due Subemendamenti, stralciati però al momento del voto, a cui era stata legata la fiducia.  

LA SOLUZIONE – «È opportuno che il Parlamento italiano si riappropri del suo ruolo – commenta il presidente di Consulcesi Massimo Tortorella – e trovi quella soluzione di legge che da anni auspichiamo e che ha sempre trovato un supporto bipartisan non solo in Italia ma anche Bruxelles, dove abbiamo aperto una nuova sede, proprio per rendere ancora più incisiva la nostra azione. Abbiamo aperto un dialogo con il Presidente David Sassoli ed il suo predecessore Antonio Tajani, il Vicepresidente Fabio Massimo Castaldo, con gli eurodeputati Antonio Rinaldi e Pietro Bartolo, medico simbolo di Lampedusa peraltro rimborsato nei mesi scorsi, e tutti hanno in più occasioni concordato sulla necessità di chiudere la vertenza. Ne gioverebbero sia lo Stato che il Sistema Salute con un concreto risparmio di fondi che potrebbero essere reinvestiti proprio nella sanità pubblica, a vantaggio di operatori e pazienti. Ad oggi, la questione continua comunque ad essere ad appannaggio dei Tribunali ed è dunque fondamentale che i medici tengano vivo il proprio diritto aderendo alle nostre azioni o portando avanti con coraggio e fiducia quelle in corso. Per ottenere le informazioni e supporto legale, è a disposizione il sito Consulcesi www.consulcesi.com oppure è possibile contattare il numero verde 800.122.777.    

APPROFONDIMENTO LEGALE ORDINANZA 821/2020 SEZIONE LAVORO CASSAZIONE

La Corte ha esposto, nella prima parte dell’ordinanza, il quadro giurisprudenziale di legittimità in merito alla questione degli ex specializzandi, sottolineando che nel tempo si sono susseguiti diversi orientamenti, qui di seguito riportati. 

ORIENTAMENTO POSITIVO 

I medici che avevano iniziato il corso di specializzazione prima del 31/12/82 avevano diritto al risarcimento perché una diversa interpretazione sarebbe stata in contrasto con il principio dell’applicazione c.d. retroattiva e completa delle misure di attuazione della norma comunitaria. Il rapporto derivante dall’iscrizione al corso di specializzazione da parte del medico è un rapporto di durata e pertanto ad esso va applicato il principio secondo cui, una legge sopravvenuta disciplina i rapporti giuridici in corso, anche se sorti anteriormente, qualora non abbiano ancora esaurito i loro effetti (Cass. 2/9/15 n. 17434; Cass. 22/5/15 n. 10612).

ORIENTAMENTO NEGATIVO

I medici che si erano iscritti al corso prima del 31 dicembre 1982 non avevano diritto ad alcun risarcimento poiché al momento dell’iscrizione, l’inadempimento non si era ancora verificato, dunque, non avrebbero potuto vantare alcun diritto. Il diverso trattamento con i colleghi immatricolatisi successivamente era evidentemente giustificato da esigenze di finanza pubblica ed interesse generale in virtù delle quali era necessaria una gradualità nell’adeguamento della disciplina delle specializzazioni (Cass. 10/7/13 n. 17067; Cass. 9/7/15 n. 14375)

CGUE DEL 24/1/18

In virtù dell’oscillazione fra i due orientamenti suindicati, la questione è stata rimessa alle Sezioni Unite della Cassazione che con l’ordinanza interlocutoria del 21/11/16 n. 23581 hanno a loro volta rimesso la questione interpretativa alla CGUE, che si è pronunciata il 24/1/18 (cause riunite C-616/16 e C-617/16). A seguito della sentenza della CGUE, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione si sono pronunciate precisando che il diritto al risarcimento del danno da inadempimento della direttiva comunitaria spettasse agli iscritti nell’anno accademico 82/83, ma solo a partire dal 1° gennaio 1983 rendendo così necessario una riduzione dell’importo relativo al primo anno. L’obbligo della remunerazione era stato collegato a specifici parametri di frequenza al corso che nel 1981 (prima del 1982) non esistevano e quindi non poteva esistere l’obbligo di prevedere anche un’adeguata remunerazione (Cass. 5509/19; Cass. 24625/19, Cass. 1548/19, 1055/19).

Riepilogando a seguito della CGUE si sono formati due orientamenti interpretativi della predetta sentenza europea:

  • ORIENTAMENTO RESTRITTIVO (prevalente terza Sezione Cassazione): Hanno diritto alla adeguata remunerazione (quindi al risarcimento del danno per la mancata attuazione degli obblighi comunitari) solo gli iscritti al corso di specializzazione dal 1982/83 in poi ed il risarcimento è riconosciuto solo in riferimento ai periodi di frequenza dal 1 gennaio 1983 in poi.
  • ORIENTAMENTO ESTENSIVO (minoritario, sezione lavoro Cassazione e Corte di Appello di Roma): 
  • Hanno diritto alla adeguata remunerazione (quindi al risarcimento del danno per la mancata attuazione degli obblighi comunitari) tutti gli iscritti ai corsi di specializzazione anche precedenti al  1982/83 in poi ed il risarcimento è riconosciuto solo in riferimento ai periodi di frequenza dal 1 gennaio 1983 in poi.

NOVITA’ DELLA ORDINANZA DI RIMESSIONE IN QUESTIONE

La Corte rileva che:

  • non può essere ignorata la circostanza che la vicenda da cui traeva origine la richiesta di chiarimenti alla CGUE riguardava solo ed esclusivamente specializzandi con immatricolazione a cavallo tra il 1982 e il 1983;
  • analizzando tutta la giurisprudenza in materia esiste un contrasto interpretativo non ancora superato, alla luce del fatto che la decisione della CGUE che avrebbe escluso dal  risarcimento i medici con immatricolazione antecedente al 1982, sarebbe in contrasto con il principio secondo il quale “la normativa sopravvenuta disciplina il rapporto giuridico in corso allorché esso, sebbene sorto anteriormente, non abbai esaurito i propri effetti e purché la norma innovatrice non sia diretta a regolare il fatto generatore del rapporto, ma il suo perdurare nel tempo”;
  • è opportuno assegnare la trattazione della questione alla Sezioni Unite, non solo al fine di ottenere un’armonizzazione delle pronunce, ma anche perché visto il cospicuo contenzioso in corso la questione riveste particolare importanza ai sensi dell’art. 374 c.p.c.;
  • tale rimessione è stata sollecitata anche dal difensore dei medici specialisti (avv. Tortorella) proprio sulla base del presupposto che non sia stata raggiunta alcuna certezza interpretativa;
  • le Sezioni Unite dovranno eventualmente valutare la portata temporale del principio in virtù del quale è stato riconosciuto l’obbligo risarcitorio a favore dei medici immatricolatisi a cavallo fra il 1892-1983, e dunque la sua applicabilità o meno nei confronti dei medici che abbiano iniziato il corso prima del 1982.  

In virtù di quanto suindicato, la Corte ha disposto il rinvio al Primo Presidente affinché valuti la rimessione della questione alle Sezioni Unite. Le Sezioni Unite potranno sanare il contrasto (versione restrittiva o estensiva) oppure rimandare nuovamente alla Corte di Giustizia Europea.

Black Friday, il giorno “nero” per chi soffre di shopping compulsivo. 5 “spie” per scoprirlo

Stefano Lagona, psicologo e psicoterapeuta specializzato nelle nuove dipendenze: 

«Il 6% della popolazione soffre di dipendenza da acquisto, 7 su 10 sono donne. Fenomeno da non sottovalutare, rientra nella categoria dei Disturbi Ossessivo-Compulsivi del DSM: fondamentale che i professionisti della sanità siano aggiornati su come intervenire»

Black Friday, black week e black hour, a pochi giorni dall’appuntamento più atteso dello shopping interplanetario, sale la febbre degli acquisti a tutti i costi. Da qualche giorno, #blackfriday è il topic di maggiore tendenza sui social e le piattaforme di e-commerce, così come i negozi su strada, sbandierano offerte e prezzi strepitosi per catturare l’attenzione (e il portafoglio) dei clienti. 

Un’iniziativa nata negli Stati Uniti, che da qualche anno spopola in Italia e che dà un impulso positivo all’economia: quest’anno il venerdì nero vedrà oltre 20,5 milioni di persone fare spese, per un giro d’affari di 2 miliardi e 380 milioni di euro (fonte eBay). Una passione collettiva che per alcuni non è nient’altro che l’occasione di togliersi un piccolo sfizio o un modo utile e conveniente per anticipare i regali natalizi. Ma non è così per tutti

La voglia di comprare può nascondere una vera e propria dipendenza dagli acquisti, che rientra nella categoria diagnostica dei Disturbi Ossessivo-Compulsivi del DSM. «Per queste persone, il Black Friday è un giorno complicato», avvisa l’esperto, il dottor Stefano Lagona, psicologo e psicoterapeuta specializzato nel trattamento delle tossicodipendenze e delle nuove dipendenze. Un tema su cui è importante sensibilizzare anche i professionisti della sanità. E in questa direzione va il corso promosso da Consulcesi Club dal titolo “Le nuove dipendenze: Internet ed il gioco d’azzardo patologico” a cura proprio del dottor Stefano Lagona.

Lo shopping compulsivo causa problemi significativi quali stress, compromissioni nella sfera relazionale e lavorativa, distruzione familiare e coniugale, gravi problemi finanziari. Chi ne è affetto, prova l’impulso irrefrenabile e immediato all’acquisto, una tensione crescente, alleviata solo comprando, finalizzata al piacere e alla gratificazione. Prima del comportamento compulsivo è frequente la presenza di stati d’ira, frustrazione, tristezza e solitudine che vengono sostituiti da una sensazione di onnipotenza ed euforia durante l’acquisto. Un problema ampiamente sottovalutato, a soffrirne, dai dati disponibili, è il 6% della popolazione, una cifra in costante crescita anche in Italia. Un fenomeno dilagante e sempre più preoccupante che necessita di continui aggiornamenti anche da parte del personale medico-sanitario

Al fine di comprendere meglio il fenomeno, e per evitare allarmismi inutili, l’esperto dà 5 indicazioni di base utili ad accendere una spia d’allarme che potrebbe prevedere l’intervento di uno specialista. I 5 punti sono tratti dai criteri diagnostici di McElroy (1994).  

  1. L’impulso a comprare è vissuto come irresistibile e insensato, non coerente con i reali bisogni o desideri.
  2. La preoccupazione, l’impulso o l’atto del comprare causano stress marcato e ansia incontrollabile seguiti un alternarsi di sentimenti di tristezza ed euforia.
  3. Gli acquisti interferiscono significativamente con il funzionamento sociale e lavorativo o determinano problemi finanziari.
  4. Gli acquisti sono in maniera continuativa al di sopra delle proprie possibilità 
  5. La spesa consiste spesso in oggetti spesso inutili, o di cui non si ha bisogno, per un periodo di tempo prolungato.

Comunicato Stampa Consulcesi


Formazione Medici, alert di Consulcesi agli operatori sanitari

«Pesano anche gli aspetti economici e sociali: i provider generano contributi di 16milioni annui al sistema formazione e l’indotto supera i 100mila dipendenti diretti e indiretti 

Roma, 29 novembre 2019 – Il tema dell’aggiornamento ECM è di stretta attualità in queste ultime ore, alimentato non solo dalle dichiarazioni dei vertici della sanità italiana ma anche dal mondo dei cittadini e dei pazienti che chiedono riscontro della formazione dei professionisti a cui dovranno affidare la loro salute. In particolare, l’Adiconsum, rivolgendosi direttamente al ministro Speranza, ha parlato di «buona formazione» come antidoto all’escalation di contenziosi dei pazienti nei confronti dei medici, aggiungendo che «è statisticamente provato che un professionista aggiornato è soggetto a minori richieste di risarcimento». Il 31 dicembre 2019, infatti scade l’obbligo formativo per medici e odontoiatri che prevede 150 crediti per l’aggiornamento professionale (Ecm o educazione continua in medicina) per il triennio 2017-2019. Per chi non dovesse mettersi in regola, entro la scadenza del 31 dicembre di quest’anno, potrebbero scattare le sanzioni degli Ordini.

Consulcesi, network legale e di formazione medica, scende in campo al fianco degli operatori sanitari, evidenziando da un lato che «la corposa minoranza che non assolve l’obbligo di legge rischia di screditare l’eccellenza del sistema salute italiano» e dall’altra sposando gli appelli che stanno giungendo da numerosi Presidenti di Ordini a regolare la propria posizione. Da ultimo, tra questi, il Presidente dell’OMCeO Palermo Toti Amato che, rivolgendosi ai colleghi, ha scritto: «alla luce delle sollecitazioni del presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, e delle ultime attenzioni sul tema diffuse attraverso la stampa dalle associazioni, in difesa dei pazienti, invito chi non fosse riuscito a completare il percorso formativo necessario, a prendere le necessarie misure, approfittando anche dei sistemi di Formazione a distanza, in modo da evitare le relative sanzioni previste dalla legge e preannunciate dalla stessa Federazione». Un richiamo che giunge dopo quello dei mesi scorsi del Presidente dell’OMCeO Roma, Antonio Magi e alle dichiarazioni registrate al “Forum Risk di Firenze” sia del ministro alla Salute Roberto Speranza («do un grande peso alla formazione continua in medicina e mi impegnerò da ministro a seguire un progetto di riforma di questo settore») sia dello stesso presidente FNOMCeo, Filippo Anelli.

«Ad un mese dalla scadenza del triennio – commenta il Presidente di Consulcesi, Massimo Tortorella – è giustificata la forte attenzione su un tema che ha un grande valore etico, sociale ed anche economico come sa benissimo il ministro Speranza il cui ruolo è di garanzia e rappresentanza non solo degli operatori sanitari ma anche dei cittadini/pazienti e dei provider. Questi ultimi, insieme ai preziosi contenuti per tenere aggiornati i professionisti della sanità, producono anche un contributo al sistema formazione quantificato in almeno 16milioni di euro all’anno con un indotto di oltre 100mila lavoratori diretti e diverse migliaia indiretti». Tortorella evidenzia che la stragrande maggioranza dei medici rappresentati legalmente da Consulcesi, un terzo di quelli italiani, attribuisce un forte valore alla formazione continua ed è soprattutto nei loro confronti che il Sistema ECM deve dare prova di efficienza e virtuosità. 

«Dopo la sospensione del medico di Aosta – prosegue Tortorella – l’aggiornamento professionale dei medici è diventato un tema centrale, i rischi della mancata formazione sono alti e arrivano fino  alla sospensione e alla radiazione dall’Albo. Come di recente affermato dal Presidente Cogeaps Sergio Bovenga sono già partite lettere di richiamo di strutture nei confronti di personale non in regola, istanze di accesso agli atti all’interno di contenziosi e penalizzazioni nei concorsi sempre legate al mancato aggiornamento professionale». 

Per questo Consulcesi lancia un appello agli operatori sanitari a mettersi in regola sfruttando, visti anche i tempi stretti, le potenzialità tecnologiche della Formazione a distanza per evitare di incorrere in provvedimenti che penalizzerebbero la carriera professionale e li screditerebbero nei confronti di pazienti sempre più attenti ed esigenti sul tema.